Le sanzionette dell'Ue, che tanto è severa con Zelensky, tanto si disunisce con Putin

L'armatore Prokopiou ottiene dall’Ue un’esenzione decisiva sul gas russo mentre le sue navi vengono colpite nello Stretto di Hormuz: il 21° pacchetto di sanzioni nasce già annacquato, frenato da veti nazionali che incrinano l’unità europea e indeboliscono la tenuta ucraina

24 LUG 26
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George Prokopiou, armatore greco miliardario, continua ad avere problemi con le sue petroliere nello Stretto di Hormuz – a volte riescono a transitare e a volte, come domenica scorsa vengono colpite dal regime iraniano: è scoppiato un incendio a bordo, l’equipaggio è stato evacuato – ma è riuscito a ottenere un’esenzione dall’Unione europea, che approvando faticosamente l’annacquatissimo 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia ha concesso a Dynagas, ancora per un anno almeno, di vendere a paesi terzi il gas liquefatto russo. Secondo il portale marittimo Equasis, un terzo delle 27 navi cisterna della flotta dell’azienda di proprietà di Prokopiou è costruito in modo da poter navigare nelle acque ghiacciate dell’Artico attorno a Yamal, impianto russo di gas liquefatto. Secondo il Financial Times, le compagnie navali greche hanno guadagnato almeno 3,8 miliardi di dollari negli ultimi tre anni trasportando gas e petrolio russi, e in cima alla classifica c’è Dynacom, da cui dipende Dynagas, che dal giugno del 2023 al giugno scorso ha trasportato più di cento milioni di barili di risorse russe con un guadagno pari a 900 milioni di dollari. E’ dal 2023 che gli ucraini chiedono di inserire queste società nella lista delle sanzioni come “sponsor internazionali della guerra” putiniana, ma il governo greco lo ha sempre evitato. Lo ha fatto anche ieri, dopo aver tenuto in sospeso il negoziato europeo sul 21esimo pacchetto per più di una settimana, acconsentendo in cambio all’estensione del price cap a 44,10 dollari al barile per i prossimi dodici mesi – senza accordo, il prezzo ieri sarebbe salito automaticamente a 58 dollari al barile, che è ben più basso del prezzo effettivo di questi giorni ma è comunque un maggiore incasso che alimenta la furiosa macchina da guerra di Vladimir Putin. 
Nel pacchetto di sanzioni sono anche state introdotte altre navi della flotta ombra della Russia (che ovviamente non rispetta il price cap e che a volte fa i cosiddetti “attacchi ibridi” o di avvertimento, come è accaduto di recente nelle acque britanniche), così sono circa 600 le navi che non possono attraccare nei porti europei. In più sono presenti banche russe, piattaforme per le criptovalute e di commercio di petrolio, metalli e 250 persone e aziende che sostengono la guerra contro l’Ucraina, che fanno propaganda o che aiutano a ovviare alle sanzioni.
Ma l’effetto complessivo di questo negoziato è invero preoccupante: finché c’è stato l’ex premier ungherese Viktor Orbán a fare la parte del gradasso anti ucraino, gli interessi nazionali contrastanti degli altri paesi dell’Ue si camuffavano. Ora non lo fanno più e l’unità europea si ammacca di continuo. La pressione greca è certamente stata la più visibile, ma non è l’unica, e l’ambizione che c’era soltanto un mese fa, all’inizio del negoziato per il 21esimo pacchetto, quando anche i toni trumpiani anti ucraini si erano un po’ smorzati e quando le “sanzioni che funzionano” degli ucraini, cioè gli attacchi nel territorio russo contro raffinerie e impianti, stavano dando quel colpo all’economia russa che dovrebbe spingere Putin al cessate il fuoco, è stata affossata. L’Estonia aveva proposto già a marzo di introdurre il divieto di ingresso nell’Ue per i combattenti ed ex combattenti russi in Ucraina, e la Svezia ha ripreso l’idea, visto che dal 2022 al 2025 i visti per i russi sono tornati a salire: in Francia più di 170 mila, in Italia quasi 160 mila, in Spagna quasi 100 mila. Ma Francia e Italia, che non vogliono rinunciare all’indotto del turismo, sono riuscite a svuotare questa proposta, contestandone la base giuridica: come si definisce un combattente, e chi ha l’onere della prova, gli uffici consolari? E se sbagliano, chi gestisce i ricorsi? Così la Commissione ha deciso di lasciare a ogni stato grande flessibilità nella concessione dei visti.
La stessa cosa è accaduta con le restrizioni alle importazioni di alcuni prodotti ittici dalla Russia, compreso il divieto per il merluzzo e per il pollock d’Alaska che gli assomiglia molto. Nel 2025, l’Ue ha importato circa 750 milioni di euro di questi prodotti dalla Russia, che per quel che riguarda il merluzzo, rappresenta circa un quarto delle importazioni totali dell’Ue. Ma il pollock è alla base dei bastoncini di pesce surgelati, così la Germania e altri paesi si sono opposti al bando; e il merluzzo è praticamente piatto nazionale in Portogallo, quindi anche Lisbona si è opposta. La Commissione ha proposto di passare dal divieto a un sistema di quote, ma non è stato abbastanza: il merluzzo e il pollock non sono più nel pacchetto (rappresentano il 2,7 per cento delle importazioni totali dell’Ue dalla Russia).
Ci sono state altre vittorie nazionali, come quella della Bulgaria che si è opposta alla presenza sulla lista delle sanzioni individuali del patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill e del fondatore miliardario di Lukoil, Vagit Alekperov: nessuno dei due compare nel 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia. E se ci voltiamo indietro a guardare quest’ultima settimana, troviamo funzionari ed esperti europei estremamente preoccupati per il rimpasto di governo a Kyiv – ognuno con la propria teoria su Volodymyr Zelensky, il più calcolatore, sul suo ministro-star Mykhailo Fedorov, il più amato, e sul generale Oleksandr Syrsky, il più maltrattato – e anzi un po’ scocciati con il presidente ucraino, che si permette di mettere mano al proprio governo con tutti i soldi che gli europei gli danno, mentre gli strumenti che l’Ue ha per davvero, e che se usati bene funzionano eccome, andavano in mille pezzi. E’ così che l’Ue mette a repentaglio la tenuta ucraina, mentre pontifica su chi sia il ministro della Difesa o il generale migliore per Kyiv, e sul campo vivono e muoiono soltanto gli ucraini.