George Prokopiou, armatore greco miliardario, continua ad avere problemi con le sue petroliere nello Stretto di Hormuz – a volte riescono a transitare e a volte, come domenica scorsa vengono colpite dal regime iraniano: è scoppiato un incendio a bordo, l’equipaggio è stato evacuato – ma è riuscito a ottenere un’e
senzione dall’Unione europea, che approvando faticosamente l’annacquatissimo 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia ha concesso a Dynagas, ancora per un anno almeno,
di vendere a paesi terzi il gas liquefatto russo. Secondo il portale marittimo Equasis, un terzo delle 27 navi cisterna della flotta dell’azienda di proprietà di Prokopiou è costruito in modo da poter navigare nelle acque ghiacciate dell’Artico attorno a Yamal, impianto russo di gas liquefatto. Secondo il Financial Times, le compagnie navali greche hanno guadagnato almeno 3,8 miliardi di dollari negli ultimi tre anni trasportando gas e petrolio russi, e in cima alla classifica c’è Dynacom, da cui dipende Dynagas, che dal giugno del 2023 al giugno scorso ha trasportato più di cento milioni di barili di risorse russe con un guadagno pari a 900 milioni di dollari. E’ dal 2023 che gli ucraini chiedono di inserire queste società nella lista delle sanzioni come “sponsor internazionali della guerra” putiniana, ma il governo greco lo ha sempre evitato. Lo ha fatto anche ieri,
dopo aver tenuto in sospeso il negoziato europeo sul 21esimo pacchetto per più di una settimana, acconsentendo in cambio all’estensione del
price cap a 44,10 dollari al barile per i prossimi dodici mesi – senza accordo, il prezzo ieri sarebbe salito automaticamente a 58 dollari al barile, che è ben più basso del prezzo effettivo di questi giorni ma è comunque un maggiore incasso che alimenta la furiosa macchina da guerra di Vladimir Putin.