La Westalgie, la nostalgia dell’occidente che fu, rende l’Europa infantile

Rifiuto di accettare che il mondo è andato avanti, tendenza a vivere sulle spalle degli altri e un facile sconfinamento nel ridicolo. Dopo la guerra fredda, è successo di nuovo ad Ankara

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I leader europei hanno tirato un sospiro di sollievo quando il presidente americano Donald Trump ha lasciato il summit della Nato ad Ankara, in Turchia, all’inizio di luglio. Nonostante alcuni momenti poco edificanti, come quando Trump ha ribadito la volontà di annettersi la Groenlandia e quando ha ordinato, senza alcuna logica, di bloccare ogni scambio commerciale con la Spagna, l’incontro si è concluso senza gravi disastri. Soprattutto, Trump non ha annunciato rilevanti ritiri di truppe dall’Europa né mosse per lasciare l’Alleanza atlantica. Ha persino avuto parole calorose per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e si è impegnato a concedere all’Ucraina una licenza per produrre in autonomia i missili Patriot. Alla fine, lo stesso Trump ha dichiarato che nell’aria si respirava “amore”.
Al di là delle apparenze però il summit è stato un esercizio bizzarro. I leader della Nato si sono compiaciuti del proprio impegno ad alzare la spesa per la difesa al 5 per cento del pil, anche se tutti sanno che questa cifra arbitraria non significa nulla senza una deterrenza più profonda riguardo alle reali capacità militari. Il numero era stato tirato fuori dal nulla l’anno scorso per accontentare Trump. Nei mesi precedenti al summit, gli stessi leader temevano che Trump potesse ritirare gli Stati Uniti dall’Alleanza o ridurre drasticamente la propria presenza in Europa, lasciandola così alla mercé della Russia di Vladimir Putin. Ecco perché i leader della Nato hanno speso tante energie per preparare un summit che non prevedesse momenti non pianificati. Il timore che l’imprevedibile presidente americano potesse usare l’occasione per minare l’Alleanza era palpabile. Quando è arrivato il momento, i leader europei si sono prodigati per elogiare Trump, con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, alla guida di questa gara di adulazione. Alcuni commentatori ritengono che salvare la Nato e tenere in vita l’alleanza occidentale valga qualche umiliazione. Ma inchinandosi a Trump e rimpiangendo con indulgenza i bei tempi andati del rapporto transatlantico, i leader europei rischiano qualcosa di più della propria dignità.
Si pensi al periodo successivo alla caduta del Muro di Berlino. Dopo l’euforia iniziale, molte zone dell’ex Repubblica democratica tedesca (Germania dell’est) si sono svuotate, con la popolazione in fuga, mentre i prezzi immobiliari erano spinti verso l’alto dall’afflusso di tedeschi occidentali più benestanti. Il risultato è stata un’ondata di nostalgia per un mondo perduto, espressa in film come “Good bye, Lenin!”. Il termine coniato per descrivere questo sentimento era Ostalgie, nostalgia dell’est, e da quasi quarant’anni plasma la politica e la cultura tedesca. Sebbene molti autori della Germania dell’est abbiano criticato questo sentimentalismo per il modo in cui banalizza decenni di repressione, c’è chi lo considera la chiave per comprendere ciò che affligge oggi le regioni orientali della Germania: un diffuso rifiuto di ammettere che il mondo è cambiato, l’abitudine a vivere sulle spalle altrui, e una tendenza – occasionale – a ricoprirsi di ridicolo, come quando i tedeschi dell’est ripetono a pappagallo le argomentazioni russe sull’Ucraina.
Paradossalmente, il problema dell’Europa oggi non è solo che l’Ostalgie ha frenato la Germania orientale: è che si è affermato un nuovo malessere, la Westalgie, che si è manifestato in tutta la sua evidenza ad Ankara.
La Westalgie presenta diverse caratteristiche principali. La prima è il rifiuto di ammettere che il mondo è andato avanti. Comportandosi come se le garanzie di sicurezza americane fossero ancora solide come ai tempi delle Amministrazioni di Ronald Reagan e George H.W. Bush, e continuando ad acquistare armi statunitensi, gli europei sperano di fermare le lancette dell’orologio. Ma una strategia migliore dovrebbe riconoscere che l’America è cambiata in modo profondo. Anche se un democratico dovesse entrare alla Casa Bianca nel gennaio del 2029, il ripiegamento americano continuerà. Chi vuole tornare indietro nel tempo vede naturalmente il passato attraverso lenti rosee, anche se alcuni elementi dell’assetto post Guerra fredda non erano affatto vantaggiosi per l’Europa. In particolare, l’iperdipendenza europea dal potere americano ha avuto un evidente effetto infantilizzante. Anche stretti tra una Russia predatrice, un’America volubile e una Cina coercitiva, gli europei continuano a sottovalutare e a minimizzare il proprio potere e la propria influenza.
La seconda caratteristica della Westalgie è la tendenza a vivere sulle spalle altrui. Proprio come i tedeschi dell’est si sono abituati ai trasferimenti di risorse e ai sussidi (il famigerato Solidaritätszuschlag, la tassa di solidarietà) fluiti verso est dopo la riunificazione, così gli europei si sono abituati a far pagare all’America il conto della propria sicurezza. Di conseguenza, gli europei hanno sottoinvestito non solo nella difesa, ma anche nella propria base industriale, nella sovranità tecnologica e nell’indipendenza energetica. Invece di lamentarsi del fatto che i cittadini americani non vogliono più farsi carico della difesa dell’Europa, e invece di spendere miliardi di dollari per soddisfare la vanità di Trump, gli europei farebbero meglio ad avere una conversazione seria su come potrebbero, se necessario, affrontare da soli un conflitto ad alta intensità. Invece di destinare alla difesa una quota arbitraria del proprio pil, dovrebbero valutare criticamente le proprie lacune in termini di capacità militari e adeguare la spesa alle reali necessità. Le casse sono poco ricche ovunque, ma sarà più facile giustificare le spese in armamenti se appariranno meno orientate a lusingare Trump.
In terzo luogo, gli europei spesso non riescono a nascondere bene la propria subordinazione al presidente americano, il che impedisce loro di essere presi sul serio – che si tratti di Trump, di Putin o del presidente cinese Xi Jinping. Se c’è un uomo che probabilmente ha meno rispetto per Rutte di quanto ne abbia lo stesso Rutte per sé, quello è Trump. L’Europa conquisterà il rispetto del mondo solo quando saprà difendere sé stessa.
Mentre l’Ostalgie era un fenomeno dal basso, la Westalgie è guidata dalle élite. Naturalmente, i politici europei devono placare le paure di elettorati sempre più nervosi. Ma se vogliono avere successo nel Ventunesimo secolo, devono smettere di vendere nostalgia e cominciare a guardare al futuro.
Mark Leonard
direttore dell’European Council on Foreign Relations. Ha appena pubblicato “Surviving Chaos: Geopolitics When the Rules Fail” (Polity Press, 2026)
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