Esteri
assolutismo dichiarato •
Il Nicaragua prende la strada del partito unico
La svolta di Ortega riapre un tema sopravvissuto quasi solo nei regimi comunisti. Preoccupano le possibili conseguenze nel caso altri paesi illiberali volessero seguirne l’esempio
23 LUG 26

Foto ANSA
Roma. Dopo il clamoroso annuncio di Daniel Ortega che in Nicaragua non si terranno più elezioni, per impedire a un’opposizione da lui definita “traditrice” di tornare al potere, fonti dell’Assemblea nazionale di Managua confermano che l’organismo si appresta effettivamente ad avviare le riforme necessarie. La stessa Assemblea nazionale, nella sua forma attuale, verrebbe abolita e sostituita da assemblee popolari sul modello cubano.
Le reazioni sono state immediate, a partire dai paesi vicini. Il governo di Panama ha richiamato il proprio ambasciatore per consultazioni, mentre quello del Costa Rica ha ribadito il proprio sostegno alla democrazia. Non solo: pur trattandosi di un governo di destra, anche il Frente Amplio, principale forza dell’opposizione di estrema sinistra costaricana, ha assunto una posizione durissima contro Ortega, che ha replicato con gli insulti che ormai caratterizzano il suo stile. “Questi recenti sviluppi evidenziano ulteriormente le gravi restrizioni alle libertà fondamentali, lo smantellamento dello spazio civico e la costante erosione dello stato di diritto”, ha denunciato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, chiedendo al regime di Managua di “riaprire lo spazio civico e ripristinare lo stato di diritto”.
“Ortega si è tolto un’altra maschera”, ha commentato l’oppositore in esilio Juan Sebastián Chamorro, sostenendo che il presidente nicaraguense punta ormai apertamente a una dittatura a partito unico sul modello di Cina, Cuba o Corea del nord. “Non può farlo”, ha ammonito il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani, Albert Ramdin. “Elezioni libere, eque e periodiche non sono un’opzione”. Il Nicaragua, ha aggiunto, “ha l’obbligo di ripristinare la democrazia, garantendo il pluralismo politico, i diritti politici e lo svolgimento di elezioni libere, periodiche ed eque”. L’Economist ha colto la portata della svolta parlando del momento “in cui un presidente smette di fingere che i voti contino”. Eletto democraticamente nel 2006, Ortega è stato protagonista di una progressiva e sempre più marcata involuzione autoritaria, senza però rinunciare fino a oggi alla parvenza di una democrazia pluralista. Del resto, dopo il 1989 il modello del partito unico è stato ampiamente screditato, sopravvivendo soltanto in una manciata di regimi comunisti.
Questo non significa che l’autoritarismo sia scomparso. Al contrario, negli ultimi anni la qualità della democrazia è peggiorata in gran parte del mondo. Eppure, da Putin agli ayatollah iraniani, dai generali birmani a Maduro e Lukashenko, nessuno – a eccezione dei talebani – aveva finora rinunciato del tutto al rituale delle elezioni con candidati contrapposti. L’Economist richiama la celebre massima di François de La Rochefoucauld, “l’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù”, per osservare che “gli autocrati spesso organizzano elezioni di facciata. Possono essere fraudolente, come in Russia o in Iran, ma consentono ai governanti di sostenere di governare con il consenso popolare, conferendo loro una parvenza di legittimità sia all’interno sia sulla scena internazionale”. Anche l’America latina è stata investita da questo arretramento democratico, che ha riguardato governi di diverso orientamento politico, compresi alcuni di destra. Le derive più profonde, tuttavia, si sono registrate nei governi di sinistra di Nicaragua e Venezuela, mentre Cuba continua a rappresentare uno degli ultimi esempi di monopartitismo dichiarato. Se Ortega infrange ora anche questo tabù, osserva ancora l’Economist, “se il Nicaragua diventerà formalmente uno stato a partito unico senza subire conseguenze diplomatiche, come appare probabile, altri paesi potrebbero seguirne l’esempio”.
Più che una dimostrazione di forza, tuttavia, la scelta dell’ottantenne Ortega potrebbe rappresentare una confessione di debolezza: l’ammissione di non essere più in grado di vincere nemmeno elezioni manipolate. E’ un’interpretazione condivisa anche dal segretario di stato americano Marco Rubio, che su X ha scritto: “Abolire le elezioni dimostra la codardia di Daniel Ortega e la sua paura della volontà del popolo nicaraguense”. Rubio promette che Donald Trump e la comunità internazionale “non resteranno a guardare mentre la dittatura intensifica la repressione e crea instabilità che minaccia la sicurezza nazionale”.