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Mai più elezioni in Nicaragua. La promessa di Daniel Ortega
Durante il 47esimo anniversario della rivoluzione sandinista, il presidente de facto spiega che impedire all'opposizione di tornare al potere è necessario per proteggere il paese dai “golpisti”

Foto Ap, via LaPresse
Aveva appena rotto le relazioni diplomatiche con l'Italia per la richiesta di Antonio Tajani di estradare Alessio Casimirri, il brigatista assassino di Aldo Moro. Ma adesso Daniel Ortega va oltre, annunciando che in Nicaragua non ci saranno più elezioni.
L'ottantenne presidente, in carica dal 2007, ha parlato domenica, tornando ad apparire in pubblico dopo 61 giorni, durante la cerimonia per il 47esimo anniversario della rivoluzione sandinista. Ad alcune migliaia di dipendenti statali precettati ha detto che “non ci saranno più elezioni qui, così che [i partiti di opposizione] possano tentare di impadronirsi del governo”. “Lavoreremo con l'Assemblea Nazionale e le istituzioni competenti sulle leggi, perché abbiamo bisogno di leggi che costruiscano un muro, una barriera, contro i golpisti e i traditori che svendono il loro paese”.
L'anno scorso, Ortega ha portato avanti una serie di riforme costituzionali che includevano l'estensione del mandato presidenziale da cinque a sei anni e la promozione di sua moglie Rosario Murillo, allora vicepresidente, alla carica di “copresidente”. Durante il suo discorso Ortega ha fatto riferimento al raid del 3 gennaio in Venezuela. “Con tutta la loro forza, hanno preso d'assalto il palazzo presidenziale, dove si trovavano Nicolás e sua moglie, Cilia. Hanno ucciso l'intero servizio di sicurezza presente – la maggior parte dei quali cubani – e li hanno portati via per imprigionarli negli Stati Uniti. È mostruoso”. Ha dunque spiegato che impedire all'opposizione di tornare al potere sarebbe necessario per proteggere il paese dai “golpisti” che, a suo dire, erano dietro le proteste nazionali del 2018, quando secondo l'Onu, il suo regime mise in atto una violenta repressione che causò la morte di oltre 350 persone, il ferimento di centinaia, l'incarcerazione di migliaia e l'esilio di quasi un milione di nicaraguensi.
Di nuovo l'Onu ha accusato direttamente Ortega e Murillo per la morte del 73enne leader indigeno e deputato Brooklyn Rivera, che ha trascorso quasi tre anni imprigionato senza comunicazione, per essersi opposto alla consegna di terre degli indigeni a interessi cinesi (il regime ha consegnato ai cinesi il 10 per cento del territorio nazionale). La Commissione Interamericana sui Diritti Umani ha appena richiesto informazioni alla dittatura di Ortega in merito alla sorte del vescovo Juan Abelardo Mata Guevara, scomparso da oltre due settimane. Secondo organizzazioni come Human Rights Watch, in Nicaragua c'è una cinquantina di prigionieri politici. Il regime ha privato della cittadinanza 546 persone e chiuso oltre 5.600 organizzazioni non governative, 29 università e 58 organi di informazione. Ortega è inoltre accusato di torture, sparizioni, uccisioni di oppositori all'estero, repressione dell'attività religiosa.
La rottura con l'Italia era arrivata dopo che Tajani al summit del Ppe a Madrid ha detto che il Nicaragua “dà protezione a pericolosi terroristi delle Brigate Rosse, come Alessio Casimirri”. L'assassino di Moro è in Nicaragua da 43 anni, ne è cittadino dal 1988 ed ha un impero della ristorazione. Ma Ortega ha anche al suo servizio il figlio e il nipote di Licio Gelli. Maurizio Gelli è stato ambasciatore in Uruguay dal 2013 al 2017, quando il suo posto è stato preso dal figlio Licio. È allora andato in Canada e poi nel 2023 in Spagna, da cui è stato espulso il 25 gennaio in ritorsione per l’espulsione del rappresentante spagnolo a Managua.