Dentro alla collaborazione tra Fedorov e Palantir per capire come si trasforma un paese

Dal bunker di Kyiv nel 2022 alla telefonata di Karp dopo il licenziamento: Palantir gli offre un lavoro. Storia dell'alleanza che ha trasformato l'Ucraina nella prima "guerra dell'AI", tra droni, gamification e stato digitale

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Zelensky e Karp (Getty)

Quando Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino fresco di licenziamento, guarda il display del suo smartphone riconosce subito il numero di chi lo sta chiamando. E’ Alex Karp, il ceo di Palantir. Non sarà l’unico gigante del tech americano a mettersi in contatto con il brillante politico ucraino, che ha rivoluzionato l’amministrazione civile, prima, e il conflitto, poi, grazie all’innovazione tecnologica. Lo cercano, gli comunicano la loro sorpresa e il loro rincrescimento per una delle scelte più discutibili del presidente Volodymyr Zelensky. Gli offrono un lavoro. Proprio come Karp, che lo vorrebbe a bordo di Palantir per un progetto comune. 
Non deve stupire che Fedorov, fresco di lungo briefing trasformato in uno show cross-mediale tecnopolitico, con alle spalle scintillanti immagini da Silicon Valley sulla “tecnologia ucraina dei droni testata in battaglia”, tra tutti i big del tech che gli hanno telefonato faccia il solo nome di Karp. Quando nel giugno del 2022, mentre migliaia di profughi disperati cercavano di sfuggire all’avanzata delle truppe russe, Alex Karp è stato il primo amministratore delegato occidentale a fare il viaggio inverso, attraversando il confine con la Polonia e raggiungendo il bunker presidenziale ucraino. Qui, ad attenderlo, Zelensky, tutto il suo ufficio di gabinetto e appunto Fedorov. All’epoca Fedorov è il ministro per la Trasformazione digitale, un compito che prende molto sul serio. Con Karp è subito sintonia. Conosce e stima Palantir, ma anche umanamente trova in Karp un percorso simile. Il ceo di Palantir è un umanista prestato all’alta tecnologia, dottorato in critica sociale a Francoforte e con una grande passione per la filosofia politica e la sociologia. Fedorov arriva da una laurea in sociologia e management, vocata poi dal 2013 all’innovazione tecnologica. Karp mette a disposizione della martoriata Ucraina due tra le più potenti piattaforme della società co-fondata con Peter Thiel: MetaConstellation e Prisma, ed entrambe influiranno massicciamente sulla ridefinizione dell’uso dell’AI nel conflitto e nell’uso dei droni. Sarà la creazione di quella che Fedorov definirà la “matematica del conflitto”. 
L’ex ministro ha sin da subito ben chiaro che un paese in guerra non può permettersi lentezze da eccesso di burocrazia né scissione netta tra apparato bellico e amministrazione civile. Lancia la creazione dello “stato digitale”, in senso effettivo. Ciò che da noi è slogan o astrazione teorica da accademia, in Ucraina diviene l’ecosistema Diia, uno stato-piattaforma attraverso cui passa tutta la vita burocratica dei cittadini ucraini, dai passaporti ai certificati anagrafici alla erogazione di servizi essenziali. Palantir intanto ha aperto una propria sede operativa nella capitale ucraina, in un albergo. Qui confluiscono ingegneri inglesi e americani e soprattutto viene lanciata una campagna di assunzione di ingegneri ucraini. Il paese diventa una Start up Nation, in cui centinaia e centinaia di piccole start up tecnologiche vengono immesse nei dispositivi bellici e civili per sviluppare, testare e modificare sistemi e modelli operativi. Palantir non è l’unica realtà americana operativa, naturalmente. Sono presenti anche Microsoft, la essenziale Starlink di Elon Musk, ma è Palantir, come riconosce il Time nella sua ormai famosa copertina del febbraio 2024, a trasformare la guerra nella prima “guerra dell’AI”. Lo stesso impiego dei droni muta radicalmente, grazie alle intuizioni della società di Karp e dell’ex ministro Fedorov. Lo sviluppo degli interceptor, che consentono, essendo guidati da sistemi unmanned, maggiore precisione e minore esposizione al rischio degli operatori, diventerà un fattore talmente rivoluzionario che il vicecomandante dell’aviazione ucraina Pavlo Yelizarov ha annunciato le sue dimissioni in seguito alla rimozione di Fedorov. 
Nemico giurato della burocrazia, Fedorov, da perfetto nerd applicato alla politica, ha anche escogitato un fantasioso sistema di gamification dell’uso dei droni: una classifica a punti tra operatori, divisa per obiettivi raggiunti e che massimizza non tanto la letalità quanto l’impiego strategico. I punteggi più alti infatti non sono assegnati alle uccisioni ma alla cattura o alla distruzione di apparecchiature nemiche essenziali. In palio, oltre alla gratificazione individuale nuovi rifornimenti di droni. In pratica una supply-chain che disarticola la farraginosa burocrazia della guerra. Fedorov ha ringraziato Karp per l’offerta ma, per ora, ha declinato. Ha promesso però che continueranno a collaborare.