L’Ucraina scende in piazza e grida: Fedorov non si tocca

L’ex ministro della Difesa rivendica tutti i suoi successi al fronte e mostra gli errori del generale Syrsky. Cronaca da Kyiv concitata

16 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 17:38

Proteste a Kyiv contro la rimozione di Fedorov

Kyiv. Dopo essere tornato da Parigi la mattina del 15 luglio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tenuto numerosi incontri con leader stranieri e partecipato a diversi eventi per celebrare la Giornata della statualità ucraina. Solo nel tardo pomeriggio è tornato a occuparsi di questioni di politica interna. Dopo aver avviato un rimpasto di governo il 12 luglio e dopo che il 14 il Parlamento aveva confermato le dimissioni della premier Yulia Svyrydenko, non era ancora chiaro se il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov sarebbe entrato a far parte del nuovo governo. Da tre giorni circolavano voci allarmanti sulle sue dimissioni. Molti speravano però che il presidente, dopo aver visto la reazione del pubblico sui social media, dove molti influencer criticavano le possibili dimissioni di Fedorov, avrebbe cambiato idea.
Era ieri sera quando Zelensky e Fedorov si sono finalmente incontrati. Alle 21.15, il ministro ha pubblicato un post su Facebook: “E’ stato un grande onore servire il popolo ucraino come ministro della Difesa”, ha scritto, elencando nel post 20 obiettivi raggiunti e concludendo: “Ma dovevamo essere ancora più decisi nel licenziare coloro che ostacolavano il cambiamento”. Mezz’ora dopo, il veterano Dmytro Kozyatynsky ha indetto un raduno vicino al Teatro Ivan Franko a Kyiv per la mattina seguente: “Non possiamo sconfiggere la Russia finché la totale inerzia e la corruzione regnano nel nostro esercito e nei nostri ministeri”. La risposta è stata immediata, alle 8.45 di stamattina, le persone si sono dirette lentamente verso il teatro lungo via Gorodetsky. Questa volta non c’era bisogno di inventare nulla di nuovo; l’esperienza delle proteste dell’anno scorso si è rivelata utile e i manifestanti portavano già con loro scatole di cartone, pacchi postali strappati e una volta arrivati in Piazza del Teatro, vi hanno scritto sopra: “Rivogliamo Fedorov”, “Anche i droni si dimettono?”, “Al nemico questo è piaciuto”, “Adoro Deepstrike” (riferendosi alla campagna di bombardamenti nel territorio russo).
Tetyana Serhieva, 43 anni, racconta al Foglio che nel 2022 lei e suo marito sono tornati in Ucraina dalla Cina, dove lavoravano, per arruolarsi nell’esercito ucraino e difendere il paese, ma sono stati respinti. “E ora danno la colpa a Fedorov per tutti i problemi della mobilitazione”, si lamenta. Suo marito poi è andato a combattere, mentre lei è rimasta a gestire un’attività a Kyiv. La sua città natale, Melitopol, è occupata dalle truppe russe dal 2022. “Voglio che Fedorov resti e che Syrsky se ne vada”, spiega, motivando così la sua partecipazione alla protesta. Oleksandr Syrsky è il comandante in capo dell’esercito ucraino, ha 60 anni e ha assunto l’incarico dopo le dimissioni di Valeri Zaluzhny. Nel 2022 ha guidato l’operazione per liberare le regioni di Kharkiv e Kherson. Ma da allora la guerra è cambiata radicalmente e nel 2026 si presenta completamente diversa.
Alle 11.30, Fedorov ha riunito i giornalisti nel seminterrato di un hotel di Kyiv per fare il punto sul suo mandato come ministro della Difesa. All’incontro hanno partecipato anche molti parlamentari di diversi partiti politici. Tra questi, Mykyta Poturaev, membro del partito del presidente, Servitore del Popolo, che ha deciso di dimettersi dal suo mandato per protestare contro la rimozione del ministro. I deputati si sono presentati al briefing subito dopo che la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, ha votato con 289 voti a favore della nomina a primo ministro di Serhiy Koretsky, un tecnocrate con una comprovata esperienza nel settore privato e nelle aziende statali, a capo di Naftogaz. Koretsky dovrà ora preparare l’Ucraina a un inverno difficile. Mykhailo Fedorov ha parlato con una franchezza senza precedenti durante il briefing. Ha affermato di essere stato un fedele alleato del presidente per sette anni, membro della sua squadra, e di non aver mai perseguito una carriera politica. Il ministro della Difesa attribuisce le sue dimissioni al fatto che Syrsky abbia posto un ultimatum al presidente, chiedendone la rimozione. Il loro rapporto è stato teso fin dall’inizio e il ministro lo accusa di aver bloccato molte delle sue iniziative. “Invece di capire come sconfiggere la Russia con attacchi asimmetrici, che è il compito del comandante in capo, ha capito come dividere il paese, ed è per questo che ci troviamo qui oggi”, ha affermato. Il ministro è convinto che l’Ucraina debba continuare a sviluppare la tecnologia, i droni e intensificare gli attacchi contro la Russia.
Syrsky però non era l’unico a volere le dimissioni di Fedorov. Il ministro della Difesa ha combattuto attivamente la corruzione all’interno del ministero e nel sistema degli appalti pubblici, attraverso il quale vengono acquistati i droni. Voleva passare a gare d’appalto eque e non è piaciuto a molte aziende che ne traevano profitti eccessivi. In seguito agli sforzi di Fedorov, il canale telegram anonimo Trukha, con oltre 3 milioni di iscritti, ha iniziato ad attaccare il ministro. Inoltre, una fonte vicina al ministro ha riferito al Foglio che anche David Arakhamia, capo di Servitore del Popolo, ha consigliato al presidente di rimuovere Fedorov dal suo incarico. “Mi ha detto di essere fuori dalla questione”, ha affermato l’ex ministro davanti ai giornalisti. Le proteste pubbliche e le manifestazioni di piazza hanno impedito alla Verkhovna Rada di votare per la nomina del sostituto di Fedorov. Zelensky, nel frattempo, ha dichiarato che continuerà a valutare i possibili candidati, ma il Parlamento è entrato nella sua pausa estiva che durerà fino al 18 agosto e fino ad allora sarà il generale Yevhenii Khmara a ricoprire la carica di ministro della Difesa.