L'America maltratta gli alleati ma, se poi questi si attrezzano per gestire l’abbandono, s’offende

Colby smonta l’idea delle “medie potenze”: per il Pentagono non è un’alternativa, ma un rischio di distrazione. Trump pretende alleati più armati e più subordinati, mentre indebolisce la fiducia nella difesa collettiva che dice di voler guidare

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Elbridge Colby è il sottosegretario-ideologo del Pentagono che dà una forma strategica alle dichiarazioni del capo del dipartimento della Difesa, l’aggressivo Pete Hegseth, e a quelle del caotico presidente Donald Trump. In una serie di post su X, Colby ha fornito la sua analisi del “chiasso” riguardo alla cosiddetta “strategia delle medie potenze”, che è stata introdotta nel dibattito sulla difesa dell’occidente dal premier canadese Mark Carney e che è la risposta al progressivo abbandono da parte degli Stati Uniti dell’impegno nella difesa collettiva in particolare all’interno della Nato e che promuove una maggiore unità e collaborazione contro l’espansionismo e la rapacità delle superpotenze.
Colby dice: al dipartimento della Difesa non siamo preoccupati che un’alleanza delle medie potenze sia una “possibilità seria”, più che altro ci preoccupa il fatto che gli alleati “pensino che lo sia”, un’alternativa seria, facendoci perdere tempo e soldi. Siamo “realisti flessibili”, continua il sottosegretario, e questa faccenda delle medie potenze non prevede “un allineamento concreto”, per di più che sperimentiamo un desiderio più grande, non più piccolo, da parte degli alleati di un nostro coinvolgimento nella difesa collettiva, per il semplice fatto che “nessun paese alternativo può competere con la base industriale della difesa americana”. Quindi gli alleati dovrebbero smetterla di “tentare invano di replicare o soppiantare” il ruolo dell’America, ma al contrario dovrebbero diventare più collaborativi, mentre investono nella loro base industriale, perché comunque i loro investimenti servono. Colby in sintesi dice: abbiamo maltrattato i nostri alleati, abbiamo minacciato di ritirarci dalla Nato, abbiamo annunciato ritiri di truppe dal continente europeo, abbiamo manifestato la volontà di annetterci territori dell’Alleanza, dal Canada stesso alla Groenlandia, abbiamo preteso di essere risarciti delle forniture gratuite di armi date all’Ucraina attaccata dalla Russia, abbiamo ottenuto un maggior investimento nella Nato da parte degli europei, ma le richieste non sono finite, no, vogliamo che gli europei ci riconoscano il privilegio di essere nostri alleati e che si rimangino il piagnisteo sull’abbandono americano, anche se in effetti possiamo abbandonarli quando vogliamo, siamo pur sempre l’America.
Le reazioni degli esperti alle parole di Colby sono state le più varie, c’è chi dice che il sottosegretario ammette di fatto che le medie potenze hanno un potenziale di unità controproducente per l’America, e corre ai ripari con il consueto bullismo e chi dice che si può allo stesso tempo chiedere un maggior coinvolgimento degli Stati Uniti e prepararsi a fare senza, il realismo flessibile non è un’esclusiva americana. L’Amministrazione Trump vuole esercitare il proprio ruolo di superpotenza ma senza assumersene le responsabilità e così spezza il rapporto di fiducia con gli alleati, ma pretende subordinazione, dice: riarmatevi, ma vuole mantenere il suo parco clienti. Per quanto si muova a strattonate, una superpotenza non è super se non ha alleati, basi militari in giro, ripiegata su sé stessa.