Per la Cdu è troppo rischioso far decidere ai giudici se l'AfD è antidemocratica o no

La Germania ha gli strumenti per mettere al bando il partito di Alice Weidel e Tino Chrupalla, ritenuto anticostituzionale. Ma la Cdu teme il verdetto delle toghe: un processo contro l’AfD potrebbe trasformarsi in un regalo politico alla destra radicale

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Foto Ansa

Berlino. E se ci pensassero i giudici? D'altronde il problema esiste, è pressante, e la classe politica tedesca appare poco attrezzata a dare risposte adeguate. Parliamo della crescita senza freni dell'AfD, il partito sovranista tedesco guidato dagli appena riconfermati Alice Weidel e Tino Chrupalla. Mentre la Cdu del cancelliere Friederich Merz è in netto calo e la Spd del vicecancelliere Lars Klingbeil è l'ombra di se stessa, la formazione nazionalista, xenofoba e filorussa è ampiamente prima nei sondaggi: se si votasse oggi conquisterebbe la maggioranza relativa da una Francoforte (sul Meno) all'altra (sull'Oder).
Lo smottamento elettorale dei partiti politici tradizionali a favore di formazioni più o meno nuove e più o meno venate di populismo (i Cinquestelle in Italia o il Rassemblement national in Francia) non è una prerogativa tedesca: quello che preoccupa dell'AfD è la sua direzione politica. Là dove la destra nazionalista francese che oggi si riconosce nel Rn ha avviato un processo di dédiabolisation per allontanarsi dall'eredità neofascista del Front national di Jean-Marie Le Pen, il percorso dell'AfD è opposto. La formazione accreditata del 29 per cento da YouGov (che alla Cdu attribuisce il 20) è stata fondata nel 2013 dal docente di economia dell'Università di Amburgo Bernd Lucke, dall'ex capo della Confindustria tedesca (Bdi) Hans-Olaf Henkel e da Alexandxer Gauland, già vecchio arnese della Cdu. Il loro programma prevedeva una politica migratoria più rigorosa e iniettava, questa la pietra dello scandalo, una robusta dose di euroscetticismo nel sistema politico. Dubitare dell'Europa che Helmut Kohl il Riunificatore aveva voluto a immagine e somiglianza della Repubblica federale era come bestemmiare in tivù, e tutti gli altri partiti si stracciarono le vesti.
Oggi però quell'AfD non esiste più. Rimasto solo Gauland, prima hanno lasciato Lucke ed Henkel, poi il partito è passato nelle mani di Frauke Petry, anche lei durata poco perché, al pari dei suoi predecessori, è stata superata a destra in un vortice di nazionalismo, revanscismo, sentimenti anti Europa, anti Nato, anti stranieri, anti vaccini, anti Ucraina, anti eolico, anti tutto, mentre molti dirigenti (soprattutto all'est) strizzavano un occhio o due alla destra radicale eversiva, allarmando a più riprese i servizi di intelligence. Per la cronaca: al recente congresso del partito celebrato nell'orientale Erfurt circolavano tra i delegati dei volantini con biondissimi giovani dei due sessi che spiegavano quanto la remigrazione sia "sexy".
La Germania non è però disarmata contro l'estremismo: l'articolo 21 della Legge fondamentale conferisce alla Corte di Karlsruhe, se adita dal governo o dal Parlamento, la facoltà di dichiarare anticostituzionale un partito e metterlo fuorilegge. Eppure, la politica tedesca non procede in questa direzione: perché la procedura è esperibile ma il suo esito nient'affatto scontato. Basti ricordare che la stessa Corte ha respinto la richiesta di mettere al bando il partito neonazista Npd nel 2003 e di nuovo nel 2017, limitandosi a impedirgli l'accesso al finanziamento pubblico. Se un domani l'AfD fosse dichiarata non anticostituzionale, verrebbe meno la ragione del cordone sanitario stesole attorno dagli altri partiti. Perché non si dovrebbe collaborare con un partito democratico al quale oggi si negano anche le presidenze delle commissioni parlamentari di controllo? Finora ha prevalso la logica del "meglio tenere l'AfD in un limbo giuridico e continuare ad accusarla di essere una formazione anticostituzionale". Alimentare il sospetto senza cercare il giudizio. Un isolamento che favorisce la radicalizzazione di un partito sempre più velleitario mentre i suoi dirigenti, anche i più radicali, sono liberi di dipingersi come vittime di un sistema antidemocratico.
La Cdu e gli altri partiti hanno accuratamente evitato di ricorrere alle toghe, consapevoli che accusare un partito di essere eversivo è più facile che dimostrarlo. Cosa succederebbe se, per ipotesi, i giudici costituzionali dessero ragione a chi vede nell'AfD una minaccia per l'ordine costituito? Le proteste sovraniste contro i togati nominati dalla politica non mancherebbero. Per tre tedeschi su dieci vedere i propri beniamini messi al bando sarebbe un trauma ma in politica i vuoti vengono riempiti in fretta. Forse nascerebbe una formazione a destra della Cdu. Un partito che garantirebbe a chi lo vota di non essere parcheggiato fuori dall'arco costituzionale, in un quadro più trasparente e forse meno avvelenato.