Esteri
L’identità francese •
La Nazionale e un film su De Gaulle raccontano una Francia ben diversa da quella di Le Pen
La nuova candidatura di Marine Le Pen riapre la frattura tra protesta e istituzioni, mentre cultura e sport raccontano un’altra Francia: quella gollista, meticcia e antirazzista, che dal cinema alla nazionale di Mbappé sfida l’identità chiusa rivendicata dal Rassemblement national
9 LUG 26

Foto Epa, via Ansa
Figeac (Francia). La decisione di Marine Le Pen di candidarsi nuovamente alla presidenza della Repubblica francese non solo intende creare un confronto tra il popolo e la giustizia, ma segna anche il rifiuto di passare il testimone al suo delfino, Jordan Bardella, che sembrava in grado di allargare il consenso per un’unione delle destre. Marine Le Pen, infatti, vuole incarnare la parte protestataria del suo elettorato, dando voce a chi non si sente rappresentato dalle istituzioni e dai partiti di governo. Questa scelta sottolinea anche la volontà di continuità della struttura dirigenziale del Rassemblement national, che rimane saldamente legato al marchio “Le Pen”. Si tratta di un’operazione rischiosa, che potrebbe chiudere il partito nel proprio bacino elettorale, impedendogli di allargare il consenso necessario per conquistare il potere. In questo modo, riemerge l’identità storica del partito fondato dal padre Jean-Marie, che si inseriva nella continuità di un’estrema destra francese contraddistinta da una vena antirepubblicana, opposta a De Gaulle, e da posizioni favorevoli all’Algeria francese e contrarie alla decolonizzazione.
Ma l’attualità politica francese si intreccia anche con le tendenze culturali e sociali. In Francia, il film del momento è senza dubbio “La Bataille de Gaulle”, diretto da Antonin Baudry. Questa saga storica ripercorre l’epopea della Francia Libera durante la Seconda guerra mondiale, partendo dall’appello alla resistenza di Charles de Gaulle fino alla liberazione di Parigi. Il film rimette in luce i temi della difesa della Repubblica, non solo celebrando figure eroiche come il generale Leclerc o il coordinatore della resistenza Jean Moulin, ma mostrando anche come la riconquista della Francia si sia basata, almeno in una fase iniziale, sull’apporto delle truppe coloniali dell’epoca: africane, maghrebine e persino combattenti antinazisti come la mitica Nueve, la nona compagnia del reggimento di fanteria del Ciad, composta quasi interamente da ex repubblicani spagnoli. Il film si configura così come una difesa dell’eredità gollista. Il messaggio è chiaro: la democrazia francese non sarebbe tornata senza l’aiuto dei colonizzati dell’epoca, un dato storico che risuona con forza nel dibattito odierno, dove la destra nazionalista propone spesso una visione essenzialista e razzista dell’identità nazionale, insistendo su una presunta continuità “bianca”. Se nel dibattito culturale “La Bataille de Gaulle” suscita grande attenzione, un altro fenomeno che segna la quotidianità francese è il tifo per la nazionale di calcio. Al di là del risultato finale, il percorso di Kylian Mbappé e dei suoi compagni nel mondiale appare esemplare sotto diversi aspetti. Dal punto di vista sportivo, non vi è solo un accumulo di talenti individuali, ma anche una dinamica collettiva che offre un’immagine particolarmente positiva della Francia del 2026. Inoltre, l’episodio degli insulti razzisti rivolti a Mbappé dalla senatrice paraguaiana Celeste Amarilla ha visto il capitano della squadra reagire con compostezza e fermezza, suscitando il plauso del presidente Macron.
La Nazionale francese, talentuosa e responsabile, esprime quindi una concreta e decisa opposizione al razzismo, offrendo l’immagine di una Francia che rivendica le proprie radici nella colonizzazione e nell’immigrazione. Anche da questo punto di vista, si tratta di una manifestazione identitaria che smentisce le rivendicazioni del Rassemblement national e di tutte le formazioni che fanno del rigetto dei migranti un loro punto centrale. Possiamo quindi osservare come sia in atto una dinamica intorno all’identità francese. Se il partito dei Le Pen, da anni, ha come chiodo fisso la difesa di un’identità francese che rigetta la componente migratoria e post coloniale, la Francia esprime anche dinamiche contrarie, in cui la dimensione di una storia extra-europea viene valorizzata. Ciò offre il grande vantaggio di rinnovare un dibattito sull’identità a lungo monopolizzato dagli ultranazionalisti. La visione vetero-nazionalista dell’identità francese, quella sempre difesa dai Le Pen, non è quindi egemone nel contesto francese. Anzi, si può ragionevolmente sostenere che sia relativamente minoritaria in un paese trascinato dal calcio. Questo rappresenta un’indicazione ideologica rilevante nel contesto delle presidenziali, lasciando intravvedere anche i rischi corsi da un Rassemblement national che rimane inesauribilmente incarnato da una figura datata come quella di Marine Le Pen.