Esteri
la busta e la valigia •
La presidente del Venezuela querela il grande pentito dei processi ai socialisti spagnoli
Con le sue ultime dichiarazioni, l'imprenditore Victor de Aldama ha collegato Rodriguez al "caso degli idrocarburi": 180 milioni di euro di evasione fiscale e una compravendita di petrolio venezuelano sotto embargo
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Foto Getty
Lisbona. Nel pieno dell’emergenza sismica, con migliaia di morti da dissotterrare dalle macerie o in attesa di essere degnamente sotterrati, la presidente interina del Venezuela, Delcy Rodríguez, già braccio destro e superministra di Nicolás Maduro prima di succedergli sullo scranno presidenziale, ha trovato il tempo di querelare l’imprenditore spagnolo Víctor de Aldama.
Aldama è un testimone chiave in diversi processi per corruzione che hanno colpito figure illustri della politica spagnola, tutte molto vicine al governo di Pedro Sánchez. E’ uno degli uomini citati nella sentenza della Corte suprema che, un paio di settimane fa, ha condannato l’ex ministro e segretario organizzativo socialista, José Luis Ábalos, insieme al suo assistente Koldo García. Ábalos ha preso 24 anni di carcere, Koldo 19 e Aldama quattro, con pena sospesa, data la sua collaborazione con le autorità giudiziarie che, proprio grazie alle sue dichiarazioni, hanno potuto condurre diverse altre indagini. Ciò che ha fatto infuriare Delcy Rodríguez è che Aldama l’accusa di avergli consegnato una busta con tanto di timbro della Pdvsa, la compagnia petrolifera statale venezuelana, il cui contenuto sarebbe collegato al presunto finanziamento illecito del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe). L’esistenza di questa busta è stata accertata dagli inquirenti che indagano sul cosiddetto “caso degli idrocarburi”, un’inchiesta che potrebbe risultare ben più grave rispetto alla truffa sulle mascherine sanitarie per cui sono scattate le prime condanne.
Attraverso le triangolazioni internazionali – tecnica fraudolenta nota a chiunque si occupi di evasione fiscale, in particolare sull’Iva – un gruppo di società legate ad Aldama avrebbe non solo defraudato le finanze spagnole di almeno 180 milioni di euro, ma anche immesso nel mercato internazionale, dissimulandone l’origine, il petrolio venezuelano sottoposto a embargo da parte sia degli Stati Uniti sia dell’Unione europea.
Gli inquirenti devono provare che l’ex ministro dei Trasporti ha ottenuto vantaggi materiali in cambio dell’autorizzazione a operare nel settore petrolifero per un imprenditore la cui massima notorietà era tutt’al più dovuta alla presidenza della piccola squadra di calcio di Zamora. Uno dei punti forse più difficili da dimostrare – ma fra i più delicati, perché potrebbe sfociare in un’incriminazione del Psoe in quanto persona giuridica – riguarda il finanziamento occulto che il partito avrebbe ricevuto dai membri della rete illegale. Tutto rigorosamente in contanti. Il motto follow the money qui impone di seguire anche valigie diplomatiche e borse da signora.
Quando, a gennaio del 2020, Delcy atterrò a Madrid di nascosto, perché soggetta a sanzioni dell’Ue, oltre a incontrare il ministro Ábalos a bordo del suo aereo, dalla pancia del velivolo fece scaricare molte valigie dal contenuto tuttora ignoto, mentre un’altra testimone chiave nell’inchiesta è la madre di un’ex fidanzata di Aldama, Carmen Pano, la quale afferma di aver consegnato personalmente alla sede centrale del Psoe due borse con 90 mila euro in banconote. Superando i limiti del suo mandato professionale, Leticia de la Hoz, avvocata di Koldo García, avrebbe chiesto alla signora Pano di ritrattare in cambio di 250 mila euro. Per questo l’avvocata è ora indagata nell’altra grave inchiesta sul presunto nucleo del Psoe che si sarebbe servito di finanziamenti occulti per ostacolare le indagini che disturbavano parenti e collaboratori di Sánchez.
Se tali sospetti fossero confermati si evidenzierebbe una preoccupante continuità bipartisan di pratiche volte a minare le istituzioni statali spagnole, visto che una trama occulta del genere era stata scoperta ai tempi in cui conveniva ostacolare le indagini sulla corruzione all’interno del Partito popolare e dei governi di Mariano Rajoy. Un giudice molto agguerrito in quell’inchiesta era il famoso Baltazar Garzón. Neanche lui esitò a violare le regole della professione, stavolta a favore dell’accanimento investigativo. Si rese responsabile di intercettazioni illecite e prevaricazioni che alla fine motivarono un’azione disciplinare nei suoi confronti e la conseguente espulsione dalla magistratura.
Oggi Garzón fa l’avvocato e risulta avere buoni rapporti personali e professionali con la cupola della dittatura venezuelana. Non a caso Delcy Rodríguez ha scelto lui per difendere il suo buon nome presso la giustizia spagnola. Aldama è convocato per il prossimo 16 luglio, potrà conciliare o battersi con la potente Delcy.