Né Casablanca né Vienna, è Monte Carlo il principato delle spie

Non solo l'attentato all'oligarca di origine ucraina Vadim Ermolaev, ma anche le vicende di Edmond Safra e della famiglia Pastor. Benvenuti nel regno dell’intrigo e dei soldi (tanti soldi)

30 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 19:00
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Foto LaPresse

Non è la Casablanca del Café Américain di Humphrey Bogart, né la Vienna del “Terzo uomo” di Graham Greene e Carol Reed, ma gli intrighi a Monte Carlo non sono mai mancati fuori e dentro al casinò dove Vittorio De Sica gettava i guadagni dei suoi capolavori. Se ne sentono di tutte e di più dopo l’attentato all’oligarca ucraino Vadim Ermolaev, che ha colpito lui e la sua famiglia. Sono stati i servizi russi o quelli ucraini a volerlo uccidere? Certo è che fa parte del “battaglione Monaco” insieme ai ricchi e potenti fuggiti quando Vladimir Putin invase l’Ucraina, rifugiati di lusso, anzi veri disertori accusati apertamente da Volodymyr Zelensky. Ne sono stati scovati ben 84, compresi deputati (ad esempio Ihor Abramovich e Serhiy Vyazmikin boss della polizia), e uomini di affari più o meno loschi come Ermolaev, Kostyantyn Zhivago, Ihor Surkis (proprietario della Dynamo Kyiv).
I beni dei magnati russi erano stati congelati anche dal principato nel 2022; su quelli degli ucraini sono aperte inchieste. La reputazione di Monaco come “nido di spie” è un solido tropo narrativo. Opere come “Mr. Grex of Monte Carlo” scritto nel 1915 dal prolifico inglese Edward Phillips Oppenheim, pioniere del genere spionistico, hanno dipinto la casa da gioco e gli hotel di lusso come luoghi ideali per lo scambio di segreti di stato. Ambientata alla vigilia della Grande guerra, la storia segue le vicende di Sir Henry Huntersley, un agente segreto britannico invischiato in un’aggrovigliata trama internazionale allo scopo di sventare il piano ordito da una spia tedesca e dal granduca russo Augustus Peter (alias di “Mr. Grex”) per distruggere la flotta di Sua Maestà. Sullo schermo arrivò quasi subito e fu un successo del cinema muto. Quando nel 2005 prese il potere dopo la morte del padre Ranieri III Grimaldi, Alberto II assunse quasi subito Robert Eringer per aiutarlo a ripulire il suo dominio, fondando il Mis, Monaco Intelligence Service. Spia, romanziere, mestatore grazie ai suoi legami con la Cia e l’Fbi, Eringer aveva messo su un fiorente business di controspionaggio freelance che aveva attirato il principe desideroso di imprimere una svolta non solo all’immagine, ma alla sostanza della sua città stato. Finì male nel 2009, con una vicenda di lavori non pagati e tentativi di ritorsione e ricatto.
Le trame oscure erano già molte negli annali del principato, la più clamorosa ruotava attorno alla morte di Edmond Safra ucciso il 3 dicembre 1999 per inalazioni di fumo dopo che un incendio aveva devastato il suo attico. Il fondatore della Republic National Bank, affetto dal morbo di Parkinson e bisognoso di assistenza continua, aveva in casa un team di sostegno, in particolare Ted Maher e l’infermiera Vivian Torrente. Nelle prime ore del mattino, Maher era solo al posto di guardia quando avvisò il personale che alcuni intrusi erano entrati nell’appartamento. Ferito e insanguinato, ordinò a Safra e Torrente di barricarsi in bagno, ma quando arrivarono polizia e vigili del fuoco i due erano già morti. Maher dichiarò di essere stato maltrattato e temeva di perdere il posto, molto ben retribuito. Nel tentativo di ingraziarsi il datore di lavoro, aveva appiccato il fuoco per poi salvare Safra e fare l’eroe. Nel dicembre 2002 fu condannato a dieci anni per incendio doloso con esito mortale. Eppure scattò subito la teoria del complotto. La tesi più popolare chiamava in causa la mafia russa. Poco prima della morte, Safra aveva collaborato con l’Fbi per smascherare riciclaggio di denaro russo attraverso la sua banca. Da anni temeva per la propria sicurezza. Altre voci parlarono di cartelli della droga e terroristi anti israeliani, senza prove concrete. Il quotidiano Libération era stato il primo a scrivere di “una morte oscura”, nel 2025 su Netflix è uscito un film intitolato “Murder in Monaco”.
Edmond Jacob Safra, nato a Beirut, cittadino brasiliano, residente a Monte Carlo dopo una vita a Ginevra, è stato non solo uno dei maggiori eredi dei banchieri ebrei siriani che un tempo finanziavano le carovane di cammelli, ma un grande filantropo e sostenitore della causa di Israele. Nel 1949 si era trasferito con la famiglia a Milano prima di partire per Rio di Janeiro e non dimenticherà mai la città, tanto da finanziare il memoriale milanese della Shoah. Ha costruito sinagoghe e ospedali, ha salvato intere biblioteche e opere d’arte. È morto per un terribile quanto banale incidente provocato dall’avidità maldestra del suo infermiere, ma il suo profilo alimenta ogni complotto. Una brutta storia di assassinio era scoppiata nel 2014 e aveva coinvolto le eredi della famiglia Pastor, la dinastia più potente, fondata da Jean-Baptiste, un ex muratore che fin dagli anni 30 ha cambiato il volto (stravolto la parola usata dai suoi critici) del principato. Patrice, terza generazione, viene chiamato ancor oggi “il re di Montecarlo”. Sua zia Hélène venne uccisa da Wojciech Janowski, il marito della figlia Sylvia, un ex croupier diventato console polacco. Temeva di restare fuori dall’asse ereditario. Denaro, politica, intrighi. Persino guerre che sembrano da operetta come quando Charles De Gaulle assediò il principato.
Era il 1962 il mondo tratteneva il fiato per i missili a Cuba e il generale se la prendeva con la fuga dei capitali francesi nella Monaco di Ranieri e Grace Kelly. Ma la miccia fu la tv: Radio Monte Carlo aveva filiato Télé Monte Carlo, entrambe trasmettevano dal territorio francese del Monte Agel. A quel punto il presidente de Gaulle decise che radio e tv dovevano essere tricolore così come le tasse da imporre sui capitali dei cittadini francesi. Il principe minacciò ritorsioni contro le migliaia di pendolari, il generale schierò i doganieri per bloccare il confine. Fu la grazia di Grace a stemperare gli eroici furori. Finì con un accordo. Ranieri accettò di far pagare le imposte, ma il contenzioso fiscale continuò tanto che toccò a Pierre Moscovici, ministro delle Finanze nella presidenza Hollande, negoziare un nuovo accordo nel 2016. Grazie a esso il principe Alberto ora dichiara che Monaco non è un rifugio esentasse. Dovremmo chiedere a Jannik Sinner o a Miki Antonelli se risiedono lì solo per il mare e il sole. Certo è che a questo punto il paradiso può attendere.