Le formidabili lezioni di Kyiv al pacifismo che fa il gioco del putinismo

Offensive, sanzioni, armi. La resistenza eroica dell’Ucraina ha contribuito a indebolire la campagna putiniana ma anche a smontare le balle del partito della bandiera bianca. Guida minima per riconoscere gli utili idioti di Putin

30 GIU 26
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Foto Ansa

Nel racconto quotidiano offerto ai lettori dal pacifista collettivo – pacifista collettivo che in questi mesi ha spesso dimostrato di essere qualcosa di molto simile al propagandista putiniano –, da anni vivono alcuni falsi miti che la resistenza eroica dell’Ucraina, da mesi, ha cominciato a sfatare, punto per punto. Il pacifista collettivo, da tempo, più o meno dal giorno successivo all’invasione criminale dell’Ucraina, ha sostenuto, con disinvoltura, una serie di false verità che di giorno in giorno si stanno meravigliosamente sgretolando. Il pacifista collettivo, che prima dell’invasione della Russia sosteneva che fosse solo uno spin dell’occidente l’idea che Putin potesse invadere l’Ucraina, era convinto che armare l’Ucraina per difendersi dalla Russia sarebbe stato inutile, dannoso, perché Putin la guerra l’avrebbe comunque vinta, e ritardare quello scenario, dunque, avrebbe contribuito solo a far morire civili. Il pacifista collettivo, così convinto della bontà delle proprie tesi da essere portato a esultare di fronte a ogni avanzata russa, vedete che avevamo ragione noi, sosteneva che le sanzioni contro la Russia sarebbero state inutili, dannose, autolesioniste, e per questo diceva che l’Europa avrebbe dovuto lavorare solo per la pace, mettendo da parte ogni intento punitivo nei confronti della Russia. Il pacifista collettivo, poi, nei mesi, ha raccontato altre false verità diventate molto virali, specie tra gli utili idioti del putinismo, secondo le quali ogni tentativo di autorizzare l’Ucraina a usare le armi concesse dall’occidente per colpire obiettivi militari in territorio russo sarebbe stato solo un inutile e pericoloso intento di portare avanti una scellerata escalation e non una strategia per indebolire l’invasore criminale e costringerlo a negoziare in futuro da una posizione di maggiore debolezza. Il pacifista collettivo, usando a volte le stesse parole che avrebbe utilizzato il putinista collettivo, ha ricordato chissà quante volte che rinunciare al gas russo, per difendere l’Ucraina, non avrebbe fatto altro che rendere l’Europa più vulnerabile, perché senza il gas russo l’Europa avrebbe bruciato posti di lavoro, costretto le fabbriche al collasso, impoverito un continente.
Il pacifista collettivo, infine, aveva anche sostenuto verità alternative ancora più assolute, arrivando a dire che i territori che Putin asseriva di aver conquistato non valessero più la pena di difenderli e che anche la Crimea invasa in modo criminale nel 2014 andava ormai considerata come persa e qualsiasi tentativo di riportare la legalità in quel territorio sottratto dalla Russia con la violenza della guerra, della propaganda e dei referendum illegali sarebbe stato una semplice perdita di tempo. Il filo conduttore messo in campo in questi mesi, in questi anni, dal pacifista collettivo in fondo era sempre lo stesso e continua a essere sempre lo stesso. L’occidente è troppo debole per competere con eserciti così organizzati e così forti come quello russo e qualsiasi strategia di resistenza di fronte a un destino inevitabile significa semplicemente alimentare illusioni, allungare la guerra e provocare Putin, rendendolo ancora più violento, dolce cucciolo, rispetto a quello che è. Il miracolo compiuto dall’Ucraina negli ultimi mesi, mesi durante i quali Kyiv ha compattato l’Europa attorno alla sua resistenza, mesi durante i quali Kyiv ha trasformato la sua industria di produzione di droni in una eccellenza mondiale, mesi durante i quali Zelensky è riuscito a barattare il disimpegno americano in Ucraina con un sostanziale semaforo verde offerto anche dagli Stati Uniti per colpire in Russia, non è stato solo quello di aver raggiunto risultati importanti dal punto di vista militare. Ma è stato anche quello di aver fatto a pezzi, punto per punto, la propaganda pacifista finalizzata volontariamente o involontariamente a riempire il serbatoio della propaganda putiniana.
L’Ucraina ha dimostrato che difendersi dalla Russia non è stato inutile ma ha impedito a Putin di ottenere il suo obiettivo primario: voleva conquistare l’Ucraina in quattro giorni, dopo quattro anni non ha raggiunto nessuno degli obiettivi prefissati. L’Ucraina ha dimostrato che difendersi dalla Russia con l’aiuto dell’occidente non ha indebolito l’occidente ma ha indebolito la Russia, che nello scenario internazionale non tocca più palla in nessuno dei territori dove esercitava egemonia, dalla Siria al Venezuela passando per l’Iran, e al contempo ha rafforzato l’Europa, che nei quattro anni di difesa dell’Ucraina si è compattata attorno a Kyiv indebolendo alcuni cavalli di Troia del putinismo, Orbán ha fatto la fine che ha fatto, e avvicinando mondi che su molti altri temi faticano a capirsi, pensate a Meloni e Macron. L’Ucraina, in questi mesi, ha dimostrato che colpire in Russia, provando a tagliare la linea dei rifornimenti dell’esercito di Putin, non è stato un modo per allungare la guerra, ma è stato un modo per indebolire ancora di più la Russia, condizione necessaria per provare ad arrivare a un tavolo di pace in condizioni di forza e non di debolezza. E dal punto di vista economico, l’idea che le sanzioni contro la Russia avrebbero fatto male più all’Europa che alla Russia è smentita dai fatti. L’Europa, in questi anni, è passata senza drammi eccessivi a ridurre la sua dipendenza dal gas russo (secondo la Commissione europea, la quota di gas russo, pipeline più Gnl, sulle importazioni Ue è scesa dal 45 per cento nel 2021 al 12 per cento nel 2025), l’economia europea in questi anni di guerra ha continuato a crescere (il pil reale dell’Unione europea è aumentato del 3,4 per cento nel 2022, dello 0,4 per cento nel 2023, dell’1 per cento nel 2024, dell’1,5 per cento nel 2025 e, secondo le previsioni della Commissione europea, crescerà ancora dell’1,1 per cento nel 2026), l’occupazione ha continuato a migliorare (nel 2025 il tasso di occupazione Ue nella fascia 20-64 anni ha raggiunto il 76,1 per cento, il livello più alto dall’inizio delle serie, con 197,7 milioni di occupati).
E contestualmente, in questi quattro anni, gli asset liquidi del fondo sovrano russo sono scesi dal 6,5 per cento del pil all’inizio della guerra all’1,8 per cento nell’aprile 2026, il deficit federale ha superato nei primi tre mesi del 2026 l’obiettivo previsto per l’intero anno, i ricavi da petrolio e gas sono crollati del 45 per cento su base annua nel primo trimestre 2026 e persino Putin due giorni fa ha dovuto ammettere che la Russia potrebbe essere costretta a sospendere una quota di export di petrolio per soddisfare il fabbisogno della domanda interna. Dal punto di vista militare, come ha scritto giorni fa il Wall Street Journal, per la prima volta dal 2023, l’Ucraina ha iniziato a liberare più territorio di quanto ne stia perdendo, e per la prima volta dall’inizio della guerra la Russia è alle prese con gravi perdite dovute alla resistenza dell’Ucraina, con il presidente finlandese Alexander Stubb che ha dichiarato al quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung che ora ci sono otto vittime russe per ogni ucraino ucciso o ferito, rispetto alle tre di dicembre, e con la Russia che ha subìto circa 35.000 perdite al mese nel 2026, reclutando solo 27.000 uomini.
La storia della resistenza eroica dell’Ucraina ci ricorda che l’occidente è più forte di come lo raccontiamo, che i regimi, quando sfidati sul campo, sono più deboli di come li descriviamo, che la difesa della libertà è compatibile con la difesa del nostro benessere, che l’occidente mostra i suoi limiti quando smette di difendersi, non quando sceglie di contrattaccare. E non sappiamo se tutto questo spingerà l’Europa e Zelensky a convincere Trump a difendere l’Ucraina fino in fondo, considerando che il rapporto fra Trump e Putin dà spesso l’impressione di essere fondato sulla difesa di un rapporto personale più che sulla difesa di un principio universale, ma quello che sappiamo è che per convincere Trump a non abbandonare l’Ucraina c’è solo un modo ed è dimostrargli che l’Ucraina non è un paese perdente. Il pacifista collettivo ha fatto di tutto in questi mesi per offrire alla propaganda putiniana ragioni per affermarsi. L’Ucraina ci ricorda che per difendere la pace, far arretrare i nemici della libertà e difendere l’occidente servono molti ingredienti. Il più importante dei quali è capire perché combattere la demagogia del pacifista collettivo è l’unico modo per proteggere la pace dall’aggressione dei propagandisti putiniani. God bless Ukraine.