“L’accordo con l’Iran è un disastro”. Intervista a Benny Morris

“Per Israele è terribile. Trump è un bullo debole e Teheran cercherà di arrivare alla bomba il più velocemente possibile. Gli iraniani massacrati sono stati traditi”, dice lo storico e intellettuale israeliano

16 GIU 26
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Benny Morris (foto Getty Images)

“Non sappiamo ancora cosa contenga questo accordo, ma se tutta la questione dell’uranio e del programma nucleare iraniano sarà stata accantonata per i sessanta giorni del cessate il fuoco e oltre, questo è un problema enorme, perché Israele e gli Stati Uniti sono entrati in guerra per fermare il programma nucleare”.
Benny Morris, storico e intellettuale israeliano, commenta così al Foglio l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran. Lo commenta con lo scetticismo proprio di chi perora il regime change da vent’anni. “Sembra che l’America sia disposta a concedere molte cose: l’arricchimento dell’uranio resterà in Iran, il materiale fissile già prodotto rimarrà in Iran e così via. Dal punto di vista israeliano, l’accordo è un disastro totale. L’Iran al momento non minaccia l’esistenza degli Stati Uniti, ma minaccia l’esistenza di Israele e dichiara apertamente di volerlo distruggere. Per Netanyahu è una sconfitta terribile, ma a me non interessa Netanyahu: a me interessa Israele. E per Israele questa è una situazione molto grave. Inoltre nessuno parla del programma di missili balistici iraniani, che abbiamo visto essere un pericolo concreto nei recenti scontri, lanciati non solo su obiettivi militari ma anche civili. Trump ha fatto marcia indietro. L’idea iniziale, di Trump e Netanyahu, era di rovesciare il regime. Pensavano che i colpi inferti fossero sufficienti a farlo cadere. Non ha funzionato”. 
Secondo Morris, l’America non vive solo ancora all’ombra di Iraq e Afghanistan. “L’altro problema è che Trump è un bullo e allo stesso tempo un debole. Sbraita, è aggressivo, ma si ritira non appena incontra opposizione. Ed è quello che fanno i bulli. E questo è successo anche con l’Iran: retorica, attacchi aerei e poi, quando gli iraniani hanno dimostrato di essere disposti a resistere, ha fatto marcia indietro. Quello che avrebbe dovuto fare – e che Netanyahu, almeno in privato, cercasse di spingerlo a fare – era bombardare gli impianti petroliferi, elettrici e tutto ciò che avrebbe potuto mettere in ginocchio l’Iran. Ma non è stato disposto a farlo perché avrebbe significato un’ulteriore devastazione dell’economia. Questo è stato l’errore. Se vai in guerra, devi andare per vincere, non per ritirarti. In tutta questa vicenda Netanyahu ha avuto ragione, anche se è un primo ministro terribile, ma sul tema iraniano ha capito il problema fin dall’inizio. Purtroppo si è trovato accoppiato a un presidente debole e subordinato agli americani, perché Israele ha bisogno di munizioni e di copertura politica.
Cosa succederà in futuro non lo so, ma di sicuro ci saranno altri round di guerra tra Israele e Iran. Gli iraniani cercheranno di arrivare alla bomba il più velocemente possibile, perché hanno capito che solo con l’arma nucleare avranno una qualche protezione da ulteriori attacchi americani o israeliani. Mentiranno, imbroglieranno, faranno di tutto per progredire verso la bomba. E Netanyahu (o chi lo sostituirà) dovrà fare qualcosa”. Gli iraniani scesi per strada sono stati traditi. “Trump aveva promesso che sarebbe venuto in aiuto degli iraniani e ha fallito” dice Morris. “Gli alleati sunniti dell’America nella regione pensavano che gli Stati Uniti li avrebbero protetti e vinto la guerra. Il ritiro americano mostra loro che devono trovare un accomodamento con l’Iran, anche a costo di indebolire l’alleanza con Washington”. Morris ne ha per gli europei. “Trump su una cosa ha ragione: gli europei non hanno investito nelle forze armate, incapaci di fare alcunché anche se volessero, e non vogliono. I britannici lo hanno dimostrato non riuscendo nemmeno a fornire le navi che avevano promesso. E, come dico, manca la volontà. Preferiscono che sia l’America a proteggerli. Sanno che l’Iran rappresenta un pericolo anche per loro, ma non sono disposti a fare nulla. Preferiscono continuare la loro vita comoda sperando che né Putin né gli iraniani li attacchino”. Morris conclude dicendo che l’islam politico ne esce rafforzato. “Gli islamisti sono stati rafforzati da quanto accaduto negli ultimi tre anni. Hanno preso botte pesanti, ma dicono: ‘Con l’aiuto di Allah possiamo sopravvivere a tutto questo’”.