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la "nego box" •
La presidenza cipriota dà numeri da Ventesimo secolo per il bilancio Ue
I “frugali” vogliono un taglio più consistente, e l’obiettivo di trovare un accordo entro dicembre è a rischio. I negoziati tra i governi sono iniziati nel peggiore dei modi possibili
12 GIU 26

Foto ANSA
Bruxelles. I negoziati tra i governi sul bilancio 2028-34 dell’Unione europea sono iniziati nel peggiore dei modi possibili. La presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue ieri ha presentato il primo testo di compromesso del nuovo Quadro finanziario pluriennale con le cifre attribuite a ciascun capitolo del bilancio per l’intero settennato. Si chiama “nego box”: la scatola per i negoziati, che devono concludersi con un accordo all’unanimità dei capi di stato e di governo, in teoria prima della fine dell’anno. Nonostante un taglio del 2 per cento delle risorse complessive, rispetto alla proposta iniziale della Commissione presentata nel luglio del 2025, la reazione dei paesi “frugali” è stata brutale. “I tagli sono appena visibili e del tutto insufficienti”, ha detto la ministra per gli Affari europei svedese, Jessica Rosencrantz. “Per i paesi questa è una ‘no-go box’”, ha detto il ministro delle Finanze olandese, Eelco Heinen: una scatola che non va da nessuna parte. Il messaggio venuto da Germania, Danimarca, Finlandia, Austria è più o meno lo stesso. I “frugali” vogliono un taglio più consistente dell’ammontare complessivo del bilancio dell’Ue. La Commissione aveva proposto 1.763 miliardi per sette anni. La presidenza cipriota ha ridotto a 1.730 miliardi. La Svezia esige di scendere a 1.400 miliardi. A prima vista sono cifre enormi. Ma rappresentano tra l’1,26 per cento e l’1 per cento del Reddito nazionale lordo dell’intera Ue. L’obiettivo fissato dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, di trovare un accordo entro dicembre è a rischio. L’urgenza è rafforzata dal calendario politico: con le elezioni in Francia, Italia, Spagna e Polonia, arrivare a un accordo nel 2027 è considerato impossibile.
L’irritazione dei “frugali” non deriva solo dal taglio troppo piccolo all’ammontare complessivo delle risorse del bilancio dell’Ue. Con la sua “nego box” la presidenza cipriota ha favorito il “gruppo degli amici della coesione”, minando l’obiettivo di modernizzare il bilancio per adattarlo alle nuove priorità. Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Spagna, Croazia, Ungheria, Italia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia sono la maggioranza degli stati membri. In una lettera inviata a fine maggio, avevano chiesto più soldi per le politiche tradizionali dell’Ue: la politica agricola comune e la politica di coesione. Ma i sedici paesi sono anche quelli che contribuiscono meno al bilancio dell’Ue. Nella maggior parte dei casi sono beneficiari netti. Per loro è facile vivere alle spalle dei “frugali”. Chiedono strumenti di debito comune, o almeno un modo per rinviare il rimborso di NextGenerationEU, il fondo per la ripresa post-pandemia. Diverse delle loro richieste non sono state inserite nella “nego box”, ma la presidenza cipriota ha premiato gli “amici della coesione” con un taglio minimo al capitolo di bilancio che finanzia l’agricoltura, la coesione e le politiche migratorie: 4 miliardi di euro sui 946 miliardi inizialmente proposti. I paesi con un reddito nazionale lordo inferiore al 90 per cento della media dell’Ue vedono le loro allocazioni aumentare di 5 miliardi. Anche il sostegno diretto agli agricoltori cresce: 2 miliardi di euro in più. I fondi per la pesca raddoppiano da 1,8 a 3,6 miliardi di euro. A essere stata sacrificata nel primo capitolo del bilancio dell’Ue è la flessibilità, che la Commissione chiedeva per affrontare eventuali crisi.
Nella “nego box” di Cipro a subire i tagli più consistenti è il capitolo dedicato alle nuove priorità dell’Ue: competitività e difesa, ma anche ricerca ed Erasmus: 21 miliardi su 522 miliardi inizialmente proposti. Per i “frugali” è un insulto alla promessa di modernizzare il bilancio. Anche il capitolo dedicato alla politica estera ha subìto una riduzione significativa in termini percentuali, con 7,5 miliardi in meno rispetto ai 190 miliardi previsti dalla Commissione. L’Ue vuole essere un attore geopolitico globale, ma non se ne dà gli strumenti finanziari. “I negoziati sulle risorse per competitività e difesa mettono alla prova la credibilità dei capi di stato e di governo”, spiega al Foglio un diplomatico di un paese frugale. “Vertice dopo vertice, i leader hanno detto di voler concentrarsi su questo. Aumentare i soldi per la politica agricola e la coesione, tagliando competitività e difesa, significherebbe adottare un bilancio per il secolo scorso”.
