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Fazioni, conti e la corsa contro il tempo. Il prossimo bilancio Ue
La ricerca dell’equazione finanziaria e l’unanimità che rende i negoziati ancora più complicati. Costa vuole arrivare a un accordo definitivo entro il Consiglio europeo di dicembre, ma il pericolo una guerra interna per lo 0,1 per cento del pil è dietro l'angolo
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24 APR 26

Foto ANSA
Bruxelles. L’Unione europea può permettersi un lungo dibattito di diversi mesi, con negoziati drammatici a tutti i livelli e un potenziale scontro tra gli stati membri, per appena lo 0,1 per cento del pil? Al vertice informale di Cipro, i capi di stato e di governo si metteranno a discutere per la prima volta della proposta della Commissione per il nuovo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio 2028-34 dell’Ue. António Costa, il presidente del Consiglio europeo, ha previsto tre ore di dibattito. Il suo obiettivo è individuare i parametri della “equazione finanziaria” del prossimo bilancio: come finanziarlo, dove destinare le risorse, quali politiche devono essere prioritarie. Costa vuole arrivare a un accordo definitivo entro il Consiglio europeo di dicembre. Il 2027 sarà un anno elettorale estremamente delicato. Senza un accordo, se la Francia eleggerà un o una presidente di estrema destra in maggio, l’Ue potrebbe ritrovarsi senza bilancio nel 2028. Il Quadro finanziario pluriennale deve essere adottato all’unanimità. E l’unanimità rende i negoziati ancora più complicati.
La proposta della Commissione per il nuovo Quadro finanziario pluriennale è stata presentata nel luglio del 2025: 2 trilioni di euro (anche se a prezzi costanti la cifra scende a 1.76 trilioni). A prima vista può sembrare una cifra enorme, ma in realtà rappresenta appena l’1,26 per cento del Reddito nazionale lordo. E’ quasi niente rispetto alla potenza di fuoco dei bilanci nazionali e a quanto spesso viene chiesto di fare all’Ue. Tanto più che una parte – 150 miliardi di euro, pari allo 0,11 per cento del Reddito nazionale lordo – servirà a ripagare il debito accumulato per finanziare il fondo post pandemia NextGenerationEU. Secondo la proposta della Commissione, ai programmi finanziati dal bilancio comunitario andrà solo l’1,15 per cento del Reddito nazionale lordo. Ma per alcuni stati membri è già troppo. Il gruppo dei paesi frugali – Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Finlandia – vorrebbe limitare all’1 per cento. Il Parlamento europeo chiede di aumentare almeno all’1,38 per cento. La proposta di von der Leyen rappresenta una rottura sulle politiche tradizionali dell’Ue. E’ prevista una forte riduzione delle risorse per la Politica agricola comune e la Politica di coesione, per destinare più fondi alle nuove priorità della competitività, della doppia transizione verde e digitale, e della difesa. Gli stessi paesi che chiedono all’Ue di spendere di più nei settori innovativi, si stanno battendo anche per restaurare le risorse della Pac (Francia, Italia e Polonia) e della coesione (Spagna, Italia e paesi dell’Europa centrale e orientale).
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In questo contesto l’equazione finanziaria che Costa vuole cercare di risolvere è estremamente complessa. I governi hanno fatto progressi nei negoziati sulla struttura del bilancio. Ci saranno quattro grandi capitoli, come proposto da von der Leyen: un grande fondo unico per agricoltura, coesione e politica migratoria basato sul modello del Pnrr; un fondo europeo per la competitività; un fondo per l’azione esterna chiamato Global Europe; e le spese per l’amministrazione. Ma i ventisette non hanno ancora osato affrontare il tema delle cifre. La presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue vorrebbe trovare un accordo su delle forchette a giugno per preparare l’intesa per dicembre.
Il dibattito di tre ore al vertice informale di Cipro servirà soprattutto a Costa a testare la buona volontà dei leader nazionali. Il presidente del Consiglio europeo aveva già posto ai capi di Stato e di governo due domande prima del vertice del 18 marzo. “Come garantiamo che il bilancio disponga delle risorse necessarie affinché l’Unione europea possa raggiungere gli obiettivi prefissati? Quale sarà il ruolo delle nuove risorse proprie nel prossimo Quadro finanziario pluriennale, in particolare alla luce del futuro rimborso di Next GenerationEU?”, aveva chiesto nella lettera di invito ai leader. Ma la guerra lanciata da Donald Trump in Iran e le sue ripercussioni sui mercati dell’energia avevano dirottato l’attenzione dei leader. Il dibattito sul bilancio era stato cancellato per mancanza di tempo. I paesi frugali, da un lato, e gli amici della Pac e della coesione, dall’altro, sono pronti a uscire dalle rispettive barricate per negoziare in modo costruttivo? La Germania e i Paesi Bassi manterranno la loro linea rossa su qualsiasi strumento di debito comune, anche per la competitività e la difesa? Sulle risorse proprie – tasse che finiscono direttamente al bilancio comunitario, a cui i leader faticano a rinunciare perché significa meno risorse per i bilanci nazionali – si uscirà dallo stallo che prosegue dal 2020? Le incertezze legate alla crisi dei prezzi dell’energia complicano ancora di più l’equazione finanziaria. Se Costa vedrà buona volontà, i ventisette da oggi inizieranno a negoziare sul serio. Altrimenti il pericolo è una guerra interna per lo 0,1 per cento del pil, una cifra ridicola rispetto alle necessità finanziarie per rendere l’Ue un attore geopolitico ed economico indipendente.