La fissa Maga per il sionismo malvagio

Dopo la nomina di Montse Alvarado, dall’America sono arrivati attacchi al Papa: “Alla comunicazione ha messo una sionista”

6 GIU 26
Immagine di La fissa Maga per il sionismo malvagio

Foto Ansa

Che la nomina di Montse Alvarado alla carica di prefetto del dicastero per la Comunicazione abbia fatto tremare per qualche ora il Vaticano non ci sono dubbi. E’ un profilo talmente agli antipodi dell’uscente Paolo Ruffini che non poteva passare inosservato. Le perplessità erano quindi scontate, soprattutto perché subito sono state riportate a galla le accuse che Papa Francesco mosse al network di cui Alvarado è ceo dal 2023: attaccare la Chiesa e il Pontefice stesso, con fare quasi demoniaco. Quel che invece era meno atteso è che dalla galassia Maga americana – che in realtà non sarebbe poi troppo distante dalla linea di Ewtn – la prescelta da Leone XIV è stata accusata di essere una “sionista”.
Decine di profili social indugiano su quello che viene definito “errore” di Prevost, controllando il curriculm vitae di Montse Alvarado e imputandole di aver elogiato la dichiarazione conciliare Nostra Aetate su (tra le altre cose) il rapporto con gli ebrei. Alvarado, si legge, sarebbe contraria al fatto che “tutti gli ebrei debbano diventare cristiani” e, colpa delle colpe, ha collaborato con “il Philos Project, un’organizzazione non profit sionista finanziata dal miliardario ebreo Paul Singer”. Le accuse sono state prontamente riprese dall’ex (perché scomunicato) vescovo Carlo Maria Viganò, che definisce Alvarado un’eretica e che condanna Nostra Aetate quale documento che ha condotto alla “giudeizzazione del cattolicesimo romano”. Viganò sentenzia infine che la nomina è addirittura un ulteriore passo verso il “sovvertimento della dottrina cattolica”. Al di là delle boutade, il problema serio è relativo alla deriva antisemita che percorre sempre più intensamente la destra nazionalista americana. Un fenomeno non nuovo, ma a lungo riservato a piccole nicchie con poco seguito e (soprattutto) poca pubblicità. Oggi, invece, il quadro è cambiato e a farsi promotori dell’antisemitismo (e antisionismo) americano sono i più giovani. Cosa che in America non s’era mai vista.