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La nomina di Todd Blanche a nuovo procuratore generale è un altro premio fedeltà
Così si completa la trasformazione del dipartimento della Giustizia nell’ufficio legale di Donald Trump, dopo l'allontanamento di Pam Bondi

Con la nomina sempre più probabile di Todd Blanche a nuovo Procuratore Generale degli Stati Uniti, si completa la trasformazione del Dipartimento di Giustizia americano nell’ufficio legale di Donald Trump, obiettivo da sempre nel mirino del presidente. Blanche, al momento a capo del dipartimento solo ad interim, era stato dal 2022 l’avvocato difensore principale dell’allora imputato Trump in ben quattro diversi processi penali per vari reati legati al tentativo di ribaltare le elezioni del 2020 ma anche al pagamento segreto della pornostar Stormy Daniels per coprire un tradimento coniugale. Per premiarlo della sua fedeltà, dunque, Trump lo sceglie, secondo un retroscena ben fondato della Cnn, come il successore di Pam Bondi, allontanata per la sua scarsa efficacia nel gestire dossier delicati, in primis il rilascio dei file legati al processo Epstein, inizialmente branditi come arma per dimostrare un presunto coinvolgimento di una non precisata “élite dem”, poi diventati un capo d’accusa gigantesco per inchiodare Trump a un’amicizia pluridecennale con il finanziere pedofilo newyorchese.
Blanche, di fatto, ha già cominciato a lavorare in qualità di capo del team legale di Trump con stipendio pagato dal governo federale: è stata sua l’idea di stilare un condono fiscale tombale per l’intera famiglia presidenziale valido anche per il futuro, così come la costituzione di un fondo da un miliardo e ottocento milioni per compensare gli insorti del 6 gennaio 2021 “vittime” di “giustizia politicizzata”, ipotesi tossica persino per i senatori repubblicani. Gli stessi che lo dovranno confermare nel giro di qualche settimana e probabilmente avranno qualche obiezioni nei confronti di Blanche, soprattutto quelli come John Cornyn e Bill Cassidy, sconfitti alle primarie da candidati trumpiani che ora si sentono liberi di esprimersi senza condizionamenti su un’operazione politica sfacciatamente faziosa.