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Bye bye Bondi. L’insaziabile Trump licenzia la sua ministra della Giustizia fedelissima ma inefficace
Il presidente americano non ha perdonato a Bondi la gestione degli Epstein files e, in particolare, quando disse di avere sul tavolo “la lista dei clienti” del finanziere pedofilo, prima di smentirsi. Inoltre le aveva chiesto di incriminare i suoi avversari politici. Lei ci ha provato, ma i casi sono stati archiviati
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3 APR 26

Donald Trump e Pam Bondi. Foto LaPresse
Donald Trump ha licenziato la sua segretaria alla Giustizia, Pam Bondi che sarà sostituita temporaneamente dal suo vice, Todd Blanche (quello che era andato in carcere a parlare con Ghislaine Maxwell, la complice di Jeffrey Epstein che molto sa e che molto vuole la grazia), mentre il favorito per l’incarico permanente è Lee Zeldin, che oggi guida l’Agenzia per la protezione dell’ambiente. Il rapporto tra Trump e la sua ministra risale al primo mandato, quando Bondi faceva parte del team legale che aveva difeso Trump nel primo processo di impeachment e che ha portato avanti la teoria falsa dell’elezione rubata nel 2020, sostenendo che il presidente aveva vinto la Pennsylvania (aveva vinto Joe Biden). Mercoledì scorso, in un confronto definito da alcune fonti della Cnn “duro”, il presidente aveva parlato con Bondi della possibilità del licenziamento.
Qualche settimana fa questa sorte era toccata a Kristi Noem, ma le era stato creato un incarico ad hoc: sembra che lo schema possa ripetersi, visto che Trump ha infatti scritto su Truth che per Bondi è pronto un “lavoro importante nel settore privato” (tralasciamo il fatto che nel privato non è il presidente a decidere). Il rapporto tra i due si è incrinato in vari momenti: Trump non perdona a Bondi la gestione degli Epstein files, e in particolare la dichiarazione del febbraio del 2025 in cui disse di avere sul tavolo “la lista dei clienti” del finanziere pedofilo, prima di smentirsi e affermare che il dipartimento non aveva nulla di rilevante da mostrare. Quella contraddizione ha scatenato il movimento che ha portato al rilascio di molti documenti che il governo possiede sul caso. Inoltre, Trump le aveva chiesto, in un post su Truth Social, di incriminare i suoi avversari politici. Bondi ci ha provato, e sono stati emessi capi d’accusa contro l’ex direttore dell’Fbi James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James, ma i casi sono stati archiviati. Così nel bilancio di Bondi sono rimasti buchi inaccettabili da un presidente mai sazio di fedeltà incondizionata e fattiva.