La ferita che il Papa e Rubio non rimargineranno riguarda l’AI e la nuova religione dei dati

Il segretario di stato americano cercherà di ricucire il rapporto con il Pontefice. La vera frattura tra Stati Uniti e Vaticano non è però su migranti e guerra in Iran, è un'altra, e resterà aperta: la prossima enciclica del Papa punta a regolare l'intelligenza artificiale secondo una visione antropocentrica che si scontra frontalmente con il "vangelo dei dati" di Thiel, Vance e Palantir

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7 MAY 26
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Un'immagine dell'incontro tra Papa Leone XIV e Marco Rubio del maggio 2025 (foto Ansa)

Ci sono ferite che, anche nei traumi più dolorosi, si possono provare a ricucire e certamente su alcune di quelle ferite proverà a concentrarsi oggi Marco Rubio, segretario di stato, nel suo incontro con Papa Leone XIV in Vaticano. Ci sono ferite che si possono rimarginare, anche nei traumi più dolorosi, e ci sono ferite che invece non si possono neanche sfiorare, perché più le si tocca e più tenderanno a procurare dolore. Tra le ferite che Rubio e Leone proveranno a rimarginare oggi ci sono temi legati alle formalità e alle apparenze. Tre settimane fa, il capo politico di Rubio, Donald Trump, ha definito il Pontefice “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”. Il giorno dopo, il vice di Trump, J. D. Vance, ha suggerito al Papa di “prestare attenzione quando parla di questioni teologiche”. Il Papa, rispondendo a Trump, prima delle frasi di Vance, aveva detto di “non avere paura di Trump” e di non voler fare alcun “dibattito” con la sua Amministrazione. E due giorni fa, come sapete, Trump è tornato a pizzicare il Ponteficesostenendo che la linea del Vaticano sia irresponsabile rispetto al dossier iraniano: questo è il clima che si presenta oggi, di fronte a Rubio.
Ci sono ferite che si proverà a rimarginare oggi, ed è immaginabile che Rubio faccia un qualche riferimento al desiderio dell’Amministrazione americana di chiudere il prima possibile i conflitti che incendiano il mondo. Ci sono ferite che non si potranno rimarginare oggi, come le distanze sul conflitto con l’Iran. E ci sono ferite che restano sullo sfondo e che riguardano un tema che non sarà al centro dell’incontro tra Rubio e il Pontefice ma che è destinato a diventare già dai prossimi giorni un terreno strutturale su cui la distanza tra l’Amministrazione americana e il Pontificato di Leone tornerà presto a confrontarsi, a dibattere e a scontrarsi. Un tema oggi sotto traccia ma che potrebbe diventare il detonatore di un altro conflitto ad alta intensità: l’intelligenza artificiale.
Papa Leone XIV, come è noto, da mesi è al lavoro sulla sua prima enciclica e da mesi ha offerto segnali espliciti circa un suo desiderio: dedicare una parte dell’enciclica all’intelligenza artificiale, provando ad aggiornare alcune delle lezioni offerte nel 1891 da Leone XIII con la sua Rerum Novarum (l’enciclica venne firmata il 15 maggio di quell’anno e chissà che la data da segnare in rosso per fare i conti con la nuova enciclica non sia la stessa). Lo spirito della Rerum Novarum era quello che tutti conoscete: difendere la dignità del lavoro, criticando lo sfruttamento capitalistico ma condannando il socialismo rivoluzionario, dando alla proprietà privata una funzione morale. In sintesi: né mercato senza limiti né stato padrone. “Se la sfida del nostro tempo è quella dell’intelligenza artificiale, penso alla necessità di regolare la comunicazione secondo il paradigma umano e non secondo quello tecnologico. Che vuol dire, in ultima istanza, saper distinguere tra i mezzi e i fini”, ha detto il Pontefice lo scorso 16 marzo. Se l’impostazione che Papa Leone XIV userà per declinare i suoi ragionamenti sull’intelligenza artificiale resteranno questi, e tutto lascia sospettare che resteranno questi, non è difficile indovinare verso quale traiettoria saranno indirizzate le attenzioni del Papa.
La traiettoria è quella che arriva diritta verso il cuore del trumpismo tecnologico ed è una traiettoria che in modo implicito avrà un bersaglio preciso: le tecno-oligarchie di cui sono rappresentanti J. D. Vance, vicepresidente americano, e Peter Thiel, fondatore di Palantir, una delle principali aziende globali di analisi dei dati. La tesi di Peter Thiel, rispetto al futuro dell’intelligenza artificiale, è che il nuovo mondo dovrà sempre di più affidarsi a coloro che sanno prevedere il futuro attraverso la lettura dei dati. I nuovi sacerdoti del sapere hanno la conoscenza necessaria per permettere alle classi dirigenti di prendere le decisioni giuste. Per non prendere le decisioni sbagliate occorre fidarsi dei nuovi sacerdoti e della nuova religione. La visione di Thiel e di Palantir, che è anche quella di Musk, e che è la stessa di tutto quel pezzo di Silicon Valley che si è ribellata alla stagione passata in cui Google e Meta si limitavano a utilizzare i dati solo per fatturare, è che la tecnologia applicata alla lettura dei dati oggi non può più essere considerata solo come un semplice business ma deve diventare necessariamente uno strumento con cui superare i limiti dell’umanità. E per questo è necessario, come sostiene Thiel, politicizzare la tecnologia, trasformandola in uno strumento di accelerazione, di disintermediazione e di creazione di nuove gerarchie. Non è più dunque l’algoritmo a essere al servizio dell’essere umano ma è l’essere umano che, fidandosi della nuova religione, diventa razionale solo se sceglie di affidarsi alla forza dei dati. Thiel e Vance sostengono dunque la necessità, per questioni ideologiche e non solo di business (Palantir giorni fa ha pubblicato un suo spaventoso ed efficacissimo manifesto politico con cui ha ricordato quanto sia necessario uscire dalla stagione della neutralità dei dati, perché una democrazia che vuole difendersi deve affidarsi a chi sa leggere i dati per evitare che questi vengano usati solo da chi le democrazie le vuole distruggere), di creare una nuova fede basata sulla razionalità, un illuminismo che si fonda non sulla ragione ma sui dati. Ed è evidente che di fronte a questa piattaforma la visione della Chiesa di Prevost non può che trovarsi all’opposto. Il mondo Maga, sull’AI, ha una visione non antropocentrica, ma “datocentrica” verrebbe da dire. La Chiesa ha una visione che si trova all’opposto. Il dato al servizio dell’uomo e non il contrario. L’uomo che usa il dato e che non si fa usare dal dato. L’approccio di Thiel e Vance è da questo punto di vista inconciliabile con quello della Chiesa: i tecno-oligarchi sognano di creare una nuova religione, con i suoi apostoli, i suoi sacerdoti, il suo vangelo e il suo Papa. E non è un caso che nel corso delle scorribande romane fatte alla fine di marzo, Peter Thiel abbia spiegato in anticipo, nei suoi seminari riservati incentrati su teologia e tecnologia, che nel Vangelo dei dati, modello Palantir, l’anticristo non è una bestia cornuta ma è il movimento che pone dei paletti per fermare il progresso umano. Il tema in fondo è tutto lì e non è solo filosofico: è il crinale su cui si giocherà un pezzo di futuro. Considerare la persona come fine o come un dato da estrarre?
Ci sono ferite che si possono rimarginare, forse, ma quale che sia la ferita che proveranno a sanare oggi un pezzo dell’Amministrazione americana e il Vaticano nulla potrà mettere al riparo il mondo trumpiano dal prossimo scontro inevitabile con il mondo di Leone. La vera ferita, quella che non si rimarginerà, quella che rimarrà sullo sfondo, al netto dell’Iran, è questa: arrendersi o no alla nuova religione dei dati. Chi vincerà? Gli indizi ci sono. Buona visione.