Xu Zewei estradato negli Stati Uniti, il governo italiano chiude il caso in fretta

Dopo il via libera della Cassazione e la firma del ministro Nordio, l’ingegnere accusato dall’Fbi di spionaggio informatico è stato consegnato il 25 aprile alle autorità americane. Tutto risolto nel giro di dieci giorni. Palazzo Chigi archivia un dossier diventato un nodo diplomatico tra Washington e Pechino

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27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:40 PM
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Udienza a Palazzo di Giustizia per estradizione di Xu Zewei - Milano, Italia - Martedì, 8 luglio 2025 (foto Stefano Porta / LaPresse)

Xu Zewei, il cittadino cinese arrestato a Malpensa il 3 luglio del 2025 su richiesta delle autorità americane, è stato ufficialmente estradato negli Stati Uniti. Dopo l’iter giudiziario e la sentenza della Cassazione che dava il via libera al trasferimento,  il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha firmato il consenso e l’ingegnere accusato dall’Fbi di essere parte del sistema di spionaggio informatico di Pechino dovrà affrontare ora la giustizia americana.
Secondo quanto risulta al Foglio, la consegna alle autorità americane da parte del carcere di Pavia è avvenuto il 25 aprile scorso, e né il suo avvocato Enrico Giarda né la sua famiglia a Pechino ne hanno ricevuto comunicazione – secondo l'articolo 708 del Codice di procedura penale la comunicazione formale va fatta obbligatoriamente solo al diretto interessato e al paese che lo deve prendere in consegna: “Ad oggi non abbiamo alcuna notizia sulla attuale collocazione del cittadino cinese”, ha fatto sapere l’avvocato Giarda.

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L’estradizione di Xu era diventato un problema politico e diplomatico per il governo Meloni, diviso fra la richiesta di Washington e la necessità di mantenere buoni rapporti con la Repubblica popolare cinese, i cui diplomatici nei mesi scorsi si erano interessati direttamente al caso. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è appena rientrato da una missione a Pechino e Shanghai per promuovere il partenariato strategico fra Italia e Cina, l’intesa-compromesso che ha seguito l’uscita dell’Italia dalla Via della seta. 

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I giudici della Cassazione hanno depositato le motivazioni della sentenza arrivata il 15 aprile in tempi particolarmente brevi (la media dei depositi è di sessanta giorni), e anche la firma del consenso di Nordio ha avuto modalità molto celeri – segnale, forse, che il governo italiano volesse risolvere la questione nel più breve tempo possibile.