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L’ultimo licenziamento al Pentagono mostra gli effetti perversi delle selezioni fatte per amicizia e non per competenza
Il segretario alla Marina John Phelan è stato licenziato da Pete Hegseth mentre la flotta americana combatte nello Stretto di Hormuz. Non ci ha creduto, ha chiamato Trump direttamente, convinto che l'amico lo salvasse. Il presidente non si è fatto trovare
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23 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:14 PM

Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth
L’ultimo caduto nella guerra interna al ministero della Difesa americano è John Phelan, ora ex segretario alla Marina, e questo licenziamento, a differenza di molti altri (se ne contano una trentina: le chiamano le purghe del segretario Pete Hegseth), è un colpo più per l’effetto che fa che per la sua sostanza, perché Phelan non è un militare di carriera, non è un esperto di affari militari: è un imprenditore che ha dato molti soldi a Donald Trump e che è stato premiato con un incarico nel suo governo. Questo per dire che con la sua dipartita non s’aggrava il già disastroso drenaggio di competenza in corso al Pentagono per volere di un ministro talmente insicuro del suo posto che caccia via tutti quelli che o dissentono o possono pestargli i piedi. Poi, certo, c’è l’effetto che fa.

Licenziare il responsabile della Marina americana dopo tredici mesi dall’inizio dell’incarico mentre questa è impegnata in un blocco navale ai porti iraniani nello Stretto di Hormuz che ogni giorno che passa si trasforma sempre più in una battaglia navale non sembra una decisione rassicurante, ma ecco, il licenziamento in tronco, all’inizio di aprile, del generale Randy George, chief of staff dell’Esercito, è stato in realtà più deleterio, perché Phelan è facilmente sostituibile mentre la competenza di George non lo è. Semmai la fuoriuscita di Phelan racconta in modo più vivido la disfunzionalità sistemica dell’Amministrazione Trump: la ragione del suo licenziamento sembra essere la sua lentezza nel mandare avanti il programma di costruzione delle navi militari americane e la sua propensione ad affidarsi anche a collaborazioni con partner internazionali, cosa che al protezionista Trump non piace per niente.
Secondo la ricostruzione della Cnn, mercoledì c’è stata una riunione alla Casa Bianca in cui si è discusso di questo programma, il presidente insoddisfatto ha detto che bisognava sostituire Phelan; Hegseth ha preso al volo l’occasione perché non gli piace Phelan, troppo vicino a Trump tanto che parlava di navi futuristiche da costruire (ovviamente con il nome di Trump sopra) direttamente con il presidente scavalcandolo, e non gli piaceva nemmeno il suo primo chief of staff, Jon Harrison, che però Hegseth si era già premurato di far fuori a ottobre, sostituendolo con Hung Cao che ora prenderà il posto di Phelan (che è nato a Saigon, ha una lunga carriera nell’esercito, ma è ricordato soprattutto perché era nel team di sommozzatori che recuperò i corpi di John John Kennedy, di sua moglie e di sua cognata dopo l’incidente aereo nel 1999). Il dettaglio delizioso è che, quando Hegseth ha comunicato il licenziamento, Phelan non gli ha creduto e ha cominciato a chiamare la Casa Bianca per parlare direttamente con Trump, sicuro che l’amico gli avrebbe detto: ma no, certo che non ti licenzio. Il presidente non si è fatto trovare e poco dopo il solerte portavoce di Hegseth, Sean Parnell, ha rilasciato il comunicato.
Gli esperti di cose militari dicono che l’impatto sulla guerra contro l’Iran di questo licenziamento è nullo: è l’esito del regolamento di conti permanente di Hegseth, che si affanna moltissimo a mostrare la sua fedeltà al capo, tra slogan di vittoria e preghiere, ma sa che in questa corte persino la lealtà cieca a volte non basta per salvarsi.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi