Al Pentagono volano gli stracci tra Hegseth e Driscoll, che però ha un protettore importante

Il segretario alla Difesa vorrebbe liberarsi del suo rivale, però non può farlo, e per questo licenzia generali vicini a Driscoll nel tentativo di fargli terra bruciata intorno e costringerlo alle dimissioni. Ma il segretario all'Esercito è un protetto del vicepresidente J. D. Vance e non ha nessuna intenzione di lasciare il suo ruolo

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23 APR 26
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Il segretario alla Difesa Pete Hegseth (LaPresse) e il Segretario dell’Esercito Dan Driscoll (Ansa)

Tra il segretario alla Difesa Pete Hegseth e quello all’esercito Dan Driscoll volano gli stracci: Hegseth vorrebbe liberarsi del suo rivale, ma non può farlo, e per questo licenzia generali vicini a Driscoll nel tentativo di fargli terra bruciata intorno e costringerlo alle dimissioni. Il caos, tanto per cambiare, aumenta, perché a essere licenziati sono generali che si occupano di addestramento, equipaggiamento e scorte di armi, in un periodo di guerra. Da ultimo, a saltare è stato il capo di gabinetto dell’esercito Randy George, che Driscoll ritiene “un leader straordinario”. Il generale era un obiettivo da tempo, sia perché è stato selezionato dalla precedente Amministrazione, sia perché è stato assistente del segretario alla Difesa di Biden, Lloyd Austin. La causa del licenziamento, sebbene non dichiarata ufficialmente, dovrebbe essere legata a una fuga di notizie: secondo Hegseth, George avrebbe riportato al New York Times l’ennesima lite tra lui e Driscoll. In quel caso, la motivazione era la promozione di alcuni ufficiali a generali: Hegseth non voleva che alcuni afroamericani e donne venissero promossi, troppo woke, mentre Driscoll non era d’accordo. Alla fine, Hegseth ha espunto da solo due ufficiali afroamericani e due donne dalla lista.
Ma la paranoia di Hegseth, convinto che il trentanovenne Driscoll non veda l’ora di prendere il suo posto, ha radici più lontane. Innanzitutto, il segretario all’Esercito è un protetto del vicepresidente J. D. Vance: entrambi hanno frequentato l’Università di Yale e attraverso un gruppo di ex veterani sono diventati buoni amici. Hegseth, invece, avrebbe il sostegno di Trump, che gli ha perdonato ogni errore per via della sua comprovata lealtà e, pure se è stato pescato da un programma secondario di Fox News, pensa che sia “nato per questo ruolo”.
Nonostante le convinzioni di Hegseth, secondo il colonnello dell’esercito in pensione Kevin Carroll, intervistato da The Hill, Driscoll non starebbe affatto complottando per ottenere il suo posto. La prima volta, però, che Hegseth ha pensato di poter essere sostituito dal segretario all’Esercito è stato a marzo dello scorso anno, con il Signalgate, quando discusse di un’operazione militare contro gli houthi yemeniti in una chat non protetta cui era stato aggiunto il direttore dell’Atlantic per errore. A novembre, poi, Trump ha dato un ruolo a Driscoll nei negoziati di pace tra Ucraina e Russia, cosa del tutto inusuale per una figura che si occupa di training ed equipaggiamento dei soldati – non è durato molto, secondo il Wall Street Journal a causa delle pressioni dello stesso Hegseth, offeso.
Oggi la posizione di Driscoll potrebbe non essere del tutto stabile. Secondo un’indiscrezione del New York Post il portavoce del Pentagono Sean Parnell, vicino a Hegseth, avrebbe rivelato a dei confidenti di essere pronto a prendere il posto del segretario all’Esercito se ci dovesse essere un’apertura in questo senso. Indiscrezione che ha portato Driscoll ad affermare al Washington Post di non avere piani di dimettersi o di lasciare il suo ruolo al Pentagono.