Perché Hegseth vuole Mythos, il supermodello di Anthropic

A fine febbraio, Amodei ha rifiutato un accordo con gli Stati Uniti per motivi etici ma l'amministrazione Trump non molla. Ora l'azienda è in una posizione di forza nelle trattative

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18 APR 26
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Foto LaPresse

Milano. I rapporti tra Anthropic e la Casa Bianca non sono mai stati così tesi. Ma l’uscita di Mythos, l’ultimo nato in casa Amodei, potrebbe contribuire a distenderli. Axios ha rivelato oggi che le due parti sono in trattativa per consentire al governo federale americano di accedere a Mythos Preview. Una scelta logica, non fosse che Anthropic ha una causa aperta contro il Pentagono, dopo che questo ha inserito l’azienda nella lista nera come “supply chain risk” per aver rifiutato di cedere i propri modelli senza restrizioni all’uso militare. Le trattative alla Casa Bianca rappresentano il primo segnale di distensione in una disputa che sembrava destinata a trascinarsi a lungo.
Mythos Preview è un modello di intelligenza artificiale progettato per identificare vulnerabilità nei sistemi informatici (le cosiddette “zero days”), con capacità che durante i test interni hanno consentito di rilevare falle di sicurezza in quasi tutti i principali sistemi operativi, compresi quelli che fanno girare i sistemi più sensibili del pianeta. Anthropic ha deciso di non distribuirlo al pubblico generale, preferendo un rilascio controllato a un gruppo ristretto di 40 aziende tecnologiche e di cybersecurity. La motivazione dichiarata è che se uno strumento così potente finisse nelle mani sbagliate prima che le difese fossero aggiornate potrebbe causare danni sistemici. E’ una scelta insolita, ma comprensibile in un settore dove la corsa al rilascio è quasi sempre la norma.
La disputa con il Pentagono nasce precisamente da questa logica di controllo. Il dipartimento della Difesa vuole accedere ai modelli Anthropic per “tutti gli scopi leciti”, una formula abbastanza ampia da includere sistemi d’arma autonomi e sorveglianza di massa. Amodei ha rifiutato a fine febbraio, sostenendo che queste applicazioni rientrano tra i limiti etici che l’azienda si è data. Il Pentagono ha reagito designando Anthropic un rischio per la filiera di approvvigionamento, bloccando i contratti federali e chiedendo alle aziende che collaborano con i militari di rimuoverne i software. Anthropic ha risposto con una causa.
Ciò che rende la situazione difficile da gestire per Washington è che il conflitto con il Pentagono non riflette la posizione dell’intero governo. Le agenzie di intelligence statunitensi usano già i modelli Anthropic. Il dipartimento dell’Energia, che ha il compito di proteggere la rete elettrica da potenziali attacchi cinesi, vuole accedere a Mythos. Il Tesoro e altre agenzie civili sono in lista. La Cisa, l’agenzia federale di cybersecurity, sta conducendo test sul modello. Un funzionario della Difesa ha detto ad Axios che i colloqui proseguivano solo perché “questi ragazzi sono così bravi”. La frattura non è quindi tra il governo e Anthropic, ma ancor prima all’interno del governo stesso.
Una fonte citata da Axios sintetizza la situazione: tutte le agenzie di intelligence usano Anthropic; ogni agenzia tranne il dipartimento della Difesa vuole usare Mythos. Il motivo è che Anthropic non vuole essere coinvolta in operazioni letali, mentre la posizione del testosteronico Pentagono guidato da Pete Hegseth è che nessuno gli dica cosa fare. Per il dipartimento dell’Energia questa contesa non ha rilevanza diretta: ciò che conta è la protezione della rete elettrica da attacchi di origine statale.
Quello che questa vicenda mette in luce è un problema strutturale nel modo in cui le democrazie occidentali si rapportano allo sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata. I modelli più capaci non sono più prodotti da laboratori governativi, ma da soggetti privati che hanno elaborato proprie politiche sull’uso accettabile delle tecnologie che sviluppano. Anthropic ha costruito la propria identità attorno alla premessa che il rischio esistenziale dell’AI sia reale e che certi utilizzi vadano esclusi esplicitamente, anche quando chi li richiede è il governo degli Stati Uniti. Questa posizione ha un costo operativo e politico evidente, ma produce anche un effetto reputazionale che si riflette nell’attuale dinamica negoziale: dire no a un contratto da 200 milioni di dollari diventa un costo ragionevole di marketing, se è vero che nel giro di due mesi Anthropic ha raggiunto OpenAI come prima piattaforma usata negli Stati Uniti. Il fatto che l’Amministrazione Trump stia cercando un accordo segnala che il peso tecnologico di Mythos è considerato sufficiente a giustificare un compromesso. “Rinunciarvi sarebbe un regalo alla Cina”, ha detto una fonte vicina ai negoziati. Anthropic ha intanto ingaggiato consulenti vicini all’Amministrazione, e un accordo con le agenzie civili potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane, mentre la questione del Pentagono resta separata e aperta.
Rimane un cambio di paradigma che racconta molto dell’attuale èra della tecnocrazia: la decisione su chi può accedere a un modello come Mythos spetta oggi ad Anthropic, che seleziona i destinatari e fissa le condizioni. Il governo americano può negoziare l’accesso, ma i termini li detta l’azienda. E’ una configurazione di potere senza precedenti nella storia delle tecnologie dual-use.