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Dagli M113 al Vtt Skif: così l'Ucraina trasforma l'icona Nato in un moderno mezzo corazzato
UkrArmoTech presenta un nuovo mezzo corazzato sul modello del cingolato americano che migliora protezione balistica e antimina, aggiungendo potenza di fuoco. La storia e le prospettive dell'industria militare ucraina
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23 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:22 PM

@UkrArmoTech
Il boom dell'industria bellica ucraina adesso coinvolge anche gli M113: glorioso pezzo di storia della Nato, di cui l'Italia ha fatto avere a Kyiv 400 esemplari, e che forniscono ora il modello per un ammodernamento in grado di affrontare le nuove sfide.
È stato nel maggio scorso che il ministro della Difesa Guido Crosetto, nell'annunciare l'undicesimo pacchetto di aiuti militari italiani all'Ucraina, vi aveva compreso anche 400 mezzi cingolati corazzati del tipo M113. L’azienda ucraina UkrArmoTech ha ora presentato il nuovo Vtt Skif, che ha già iniziato le prove in fabbrica. Il progetto parte proprio dal giudizio positivo sull'M113, di cui si vuole mantenere la mobilità, migliorandone però sia la protezione balistica e antimina sia la potenza di fuoco. È progettato con componenti standard prodotti in serie, spesso utilizzati anche negli M113 modernizzati, per garantire affidabilità e minor costo. Lo stesso scafo è fortemente ispirato all’M113, con una corazza inclinata frontalmente. Capace di trasportare un equipaggio di tre soldati e una squadra di otto fucilieri, che in stile M113 possono accedere e smontare a terra tramite un’apposita rampa posteriore, è costruito in leghe di alluminio, come l'M113, per ridurre il peso pur mantenendo una forte corazzatura. Vi saranno poi una o due mitragliatrici, un sistema di comunicazione moderno, un sistema di navigazione inerziale satellitare, un periscopio per osservazione a 360 gradi, un jammer anti-drone, diversi lanciagranate per artifizi fumogeni/oscuranti e telecamere per la guida e la sorveglianza. I tempi di realizzazione sono incerti, ma proprio la comunanza logistica con l’M113 potrebbe facilitarne la rapida messa in produzione.
Le prospettive dell'industria militare ucraina
L'Ucraina avrà la base industriale della difesa più importante del mondo libero, ha previsto l'ex direttore della Cia David Petraeus, spiegando in un'intervista a Fortune come “la trasformazione della guerra avvenuta dopo l'invasione russa dell'Ucraina quattro anni fa stia cambiando anche il modo in cui i paesi devono adattare le proprie industrie della difesa, e Kyiv è all'avanguardia in questo senso”. Un esempio è la “rivoluzione della guerra” annunciata dallo stesso Volodymyr Zelensky, quando il 14 aprile “per la prima volta è stata sconfitta e catturata una posizione russa utilizzando unicamente robot di terra e droni”. “Abbiamo obbligato i russi alla resa, non abbiamo perso neppure un nostro soldato”. In tre mesi questo tipo di nuovi droni ha compiuto oltre 22.000 operazioni e, come ha spiegato Zelensky, “significa che le vite dei nostri soldati sono state risparmiate più di 22.000 volte. Nelle zone pericolose delle prime linee abbiamo inviato droni meccanici anziché i nostri eroi. È il caso di dire che l’alta tecnologia protegge l’alto valore delle vite umane”. Un altro esempio sono gli importanti contratti di cooperazione militare che, di fronte all'emergenza degli attacchi iraniani, sia l’Arabia Saudita sia gli Emirati Arabi Uniti hanno concluso con le industrie belliche ucraine. Come ha evidenziato il segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale Rustem Umerov, “la capacità produttiva prevista del complesso industriale della difesa ucraino per il 2026 è stimata in 55 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra record, raggiunta grazie all'espansione sistematica delle capacità produttive, alle tecnologie innovative e all'integrazione su larga scala di produttori privati e statali in un ecosistema di difesa unificato”. Solo nell'ultimo anno, la capacità produttiva nel settore della difesa è aumentata di 20 miliardi di dollari e, dall'inizio dell'invasione su vasta scala, di ben 55 volte. “Questi dati dimostrano la capacità dell'Ucraina di rispondere alle realtà della guerra moderna”. “Oggi l'Ucraina vanta 200 aziende leader nel settore della difesa, 30 delle quali si collocano tra le migliori al mondo. Tra queste figurano aziende produttrici di droni, artiglieria, veicoli blindati, droni sminanti altamente sofisticati e sistemi robotici terrestri”, è il bilancio tracciato dallo stesso Zelensky.
La storia dell'M113
Si tratta di veicoli trasporto truppe, realizzati dopo la Seconda Guerra Mondiale a partire dall'esperienza per cui non erano solo i carri armati a poter aprire la strada alla fanteria, ma era anche la fanteria a dover appoggiare i carri armati, occupando concretamente le posizioni e combattendo dove i carri armati hanno difficoltà (come i centri urbani). Dopo che per queste funzioni si erano utilizzate la tradizionale fanteria appiedata e poi la fanteria motorizzata su camion, già prima del 1945 si iniziò ad avere l'idea di caricare i soldati su veicoli cingolati e semicingolati, sia per permettere loro di viaggiare alla stessa velocità delle truppe corazzate, sia per offrire loro una simile protezione: origine di quella che è stata poi definita fanteria meccanizzata. Su questa base, nel 1952 gli Stati Uniti crearono l'M75, che combatté in Corea. Dal 1954 fu sostituito dal più perfezionato M59 e, dal 1961, appunto, dall'M113 che combatté in Vietnam.
Ben 80.000 sono stati gli esemplari fabbricati. Fornito a tutta la Nato, è stato anche un veicolo base della fanteria meccanizzata italiana, e la Oto Melara lo fabbricava su licenza. Con 4,863 m di lunghezza, 2,54 di larghezza e 2,52 di altezza e 11,3 tonnellate di peso, aveva la capacità di portare 11 uomini. Tra i fucilieri italiani (di cui l'autore di queste note fece parte durante il corso da allievo ufficiale di complemento, anno 1985) ospitava però tipicamente una squadra da 9 uomini. Sette di loro scendevano per combattere a piedi: sei col fucile Fal; uno con un fucile mitragliatore Mg 42/59. Il pilota e il secondo pilota-addetto alla radio-mitragliere restavano invece a bordo, appoggiando gli assaltatori con la mitragliatrice Browning M2 montata in torretta. Tra i quattro M113 che formavano un plotone veniva comunque caricato anche un tiratore di bazooka. Tornando ai ricordi, l'autore di queste note ricorda che in un M113 ci dormì anche dentro (non era comodo...).
Anfibio e lanciabile col paracadute, l'M113 aveva il problema di essere solo un “veicolo di trasporto”. I soldati da dentro non solo non potevano combattere, ma neanche vedere il nemico, e dovevano per forza uscire dal portellone pieghevole. Per questo in seguito hanno iniziato a essere sviluppati anche i Vtc e i Vcc: veicoli da trasporto e combattimento e veicoli da combattimento corazzato, che permettono di combattere anche senza scendere. L'italiano Vcc-80 Dardo (https://www.youtube.com/watch?v=7juTCj0GF-8), ad esempio, oltre alla mitragliatrice Mg 42/59 ha anche un cannone, eventualmente due missili anticarro, e tre iposcopi permettono alla squadra trasportata di osservare l'esterno del mezzo senza esporsi. Capace di trasportare sei fanti e tre uomini di equipaggio, fu introdotto nel 2002 ed è stato impiegato sia in Afghanistan sia in Iraq. Anch'esso è però ora in fase di sostituzione.
L'M113, comunque, ha costituito la base per una quantità di successive varianti. E il modello originale è stato comunque apprezzato dai soldati ucraini, per muovere squadre di fanteria e fornire appoggio di fuoco ravvicinato.