La Russia non vuole Hormuz libero, dice l’ambasciatore ucraino

Melnyk accusa Russia e Iran di destabilizzare i mercati energetici e bloccare Hormuz. Critica il veto al Consiglio di sicurezza e chiede una riforma del sistema Onu

18 APR 26
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Il rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite Andriy Yaroslavovych Melnyk (foto Wolfgang Kumm/picture alliance via Getty Images)

Pubblichiamo il discorso di Andriy Melnyk, rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite, all’Assemblea generale dell’Onu del 16 aprile scorso.
Prima di tutto desidero esprimere la solidarietà dell’Ucraina ai Paesi del Golfo persico e a tutti coloro che hanno sofferto a causa degli attacchi missilistici e dei droni iraniani, nonché porgere le mie condoglianze alle vittime. L’Ucraina si allinea alla dichiarazione dell’Unione europea, ma al contempo, permettetemi di fare alcune importanti osservazioni aggiuntive a nome del mio paese. Il Consiglio di sicurezza, purtroppo, ancora una volta non è riuscito ad agire con decisione di fronte a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. Non è riuscito a garantire lo sblocco dello Stretto di Hormuz, né a tutelare la libertà di navigazione e il passaggio sicuro e senza ostacoli per le navi mercantili. Nonostante avesse ricevuto undici voti favorevoli, la relativa bozza di risoluzione presentata dal Bahrein non è stata adottata a causa del veto di due membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Questo fallimento lancia un segnale devastante. Mina i nostri sforzi collettivi per garantire la stabilità delle catene di approvvigionamento globali e la sicurezza energetica. Questo non è solo un tradimento nei confronti di tutti i paesi direttamente colpiti dagli attacchi iraniani e che dipendono da rifornimenti ininterrotti provenienti dalla regione. Poiché lo Stretto di Hormuz è uno dei vasi sanguigni più importanti dell’economia globale, un blocco illegale da parte dell’Iran rappresenta una minaccia per la sicurezza dell’intero pianeta. Non si deve dare a Teheran l’opportunità di mettere in pericolo la navigazione internazionale e di destabilizzare i mercati globali con i suoi sfacciati attacchi di pirateria. Permettetemi di essere franco riguardo al contesto più ampio. L’Iran non agisce da solo. La Russia è un complice diretto, che agevola attivamente le azioni illegali e i crimini di guerra di Teheran, non solo contro gli stati del Golfo, fornendo all’Iran droni letali e informazioni di intelligence, ma anche contro la sicurezza delle rotte marittime. Questa complicità è la ragione principale per cui la Russia ha nuovamente abusato del suo potere di veto, bloccando cinicamente la relativa bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza. Abbiamo appena ascoltato la spiegazione del rappresentante russo in merito alle ragioni del veto. Beh, non sono molto convincenti. Questa è pura ipocrisia. Nel tentativo di presentarsi come un “grande amico e sostenitore” del Sud globale, la Russia ha di fatto votato per interrompere le catene di approvvigionamento globali di beni essenziali. Il forte aumento dei prezzi dei fertilizzanti dovuto al blocco dello Stretto di Hormuz non è solo uno schiaffo in faccia al Sud del mondo, ma rappresenta un duro colpo per le loro economie.
Diciamolo francamente: la Russia ha posto il veto alla bozza di risoluzione solo perché è il principale alleato dell’Iran e complice delle azioni illegali e dei crimini di Teheran. Ma oltre a questa complicità criminale, c’è un altro motivo per cui la Russia ha deciso di insabbiare questa bozza di risoluzione, soffocando la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il motivo è molto semplice: è la Russia ad aver tratto il maggior vantaggio dalla destabilizzazione dei mercati energetici globali. Il rapido aumento dei prezzi del petrolio e del gas ha fruttato a Mosca enormi profitti. Solo nel mese di marzo, il blocco ha riversato altri 9 miliardi di dollari nelle casse militari della Russia, permettendole di continuare l’invasione militare dell’Ucraina e il bombardamento delle nostre città, come è accaduto ieri sera, quando 16 civili, tra cui bambini, sono stati uccisi e oltre 100 feriti. Sorge quindi spontanea la domanda: perché Mosca dovrebbe essere interessata a sbloccare lo Stretto di Hormuz se può continuare a trarre profitto dal suo blocco a spese dei paesi in via di sviluppo?
E’ chiaro che la Russia è la principale beneficiaria di questo caos in medio oriente. Allora perché dovrebbe fermarlo? Putin si sta semplicemente sfregando le mani, ansimando per l’attesa di nuovi profitti astronomici. Vorrei ricordare all’Assemblea che quattro anni fa la comunità internazionale si trovò già ad affrontare tattiche brutali simili da parte della Russia nel Mar Nero. La flotta russa impose quindi un blocco ai porti ucraini, interrompendo deliberatamente le forniture alimentari globali e trasformando la fame in un’arma di guerra. Queste azioni hanno colpito non solo l’Ucraina, ma anche centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Questa volta osserviamo uno schema comportamentale simile, ma ancora più diffuso e violento.
Il veto russo è un altro esempio di come questo strumento venga utilizzato ripetutamente come mezzo di blocco. Il suo abuso mina la credibilità delle Nazioni Unite e indebolisce l’intero sistema. Per questo motivo l’Ucraina sostiene con forza una riforma significativa del Consiglio di sicurezza, che preveda la limitazione dell’uso del diritto di veto nei casi di aggressione, crimini di massa e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Accogliamo con favore anche un ruolo più attivo dell’Assemblea generale quando il Consiglio di sicurezza si trova in una situazione di stallo.
Cari delegati, non ci sono dubbi: non si tratta solo dell’Iran; è l’asse del male tra Teheran e Mosca e le loro azioni illegali coordinate nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti a rappresentare una delle maggiori minacce alla pace e alla sicurezza internazionale. L’Iran deve cessare immediatamente tutti gli attacchi e abbandonare qualsiasi tentativo di bloccare questa vitale rotta marittima. L’Ucraina sostiene tutti gli sforzi diplomatici volti a ripristinare la libertà di navigazione e a ridurre le tensioni in medio oriente. Rimaniamo pienamente impegnati in questi sforzi, anche attraverso il supporto concreto sul campo e la stretta collaborazione con i partner nella regione.