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L’Italia vende armi e compra sicurezza. Come cambia la geografia della difesa
La relazione al Parlamento prevista dalla legge 185/90 fotografa un settore in forte espansione: oltre 9 miliardi di vendite (+19 per cento), quasi 2 miliardi di importazioni (+166 per cento) e un baricentro sempre più spostato fuori dall’Europa. Kuwait primo cliente, Ucraina in ascesa, Israele senza nuove licenze ma con forniture ancora in corso
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16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:20 PM | 17 APR 26

L’Italia si arma di più e vende più armi. Nel 2025 le importazioni militari balzano del 166 per cento (quasi 2 miliardi), mentre le esportazioni crescono del 19 per cento (oltre 9 miliardi). Il risultato è un settore della difesa che si espande su entrambi i lati e si muove dentro un mercato sempre più globale. Sono i numeri della Relazione prevista dalla legge 185/90 (il documento che fotografa export, import e transito di materiali militari), che viene trasmessa al Parlamento ogni anno. È il documento più completo per capire dove vanno davvero le armi italiane e come gira il settore difesa.
Nel primo anno di ReArm Europe, le autorizzazioni individuali all’export totalmente nazionale arrivano a 7,721 miliardi (oltre 2.500 provvedimenti), mentre i flussi finanziari legati al settore superano i 14 miliardi. L’import rimane concentrato e i fornitori restano quelli di sempre: Svizzera (circa 30 per cento del totale, per 596 milioni), Stati Uniti (575 milioni) e Regno Unito (281 milioni). La vera novità è però la destinazione delle vendite. Oggi quasi due terzi delle esportazioni italiane va fuori dall’area Ue/Nato (62 per cento, erano poco più del 50 per cento nel 2024), mentre solo il 38 per cento resta tra Europa e alleati. Il baricentro si sposta. E si sposta verso il Medio Oriente, che da solo vale il 37 per cento del totale.
A trainare è il Kuwait. Nel 2025 diventa il primo cliente con circa 2,6 miliardi di euro. Un salto (era 76° l’anno prima) spiegato da una singola grande commessa. Dietro ci sono programmi legati ad aerei ed elicotteri di cui le petromonarchie erano e rimangono caranti e che potrebbero alimentare le commesse anche nei prossimi anni. L’Europa resta centrale con Germania, Francia e Regno Unito che sono tra i principali destinatari. Gli Stati Uniti salgono al terzo posto e diventano importanti acquirenti con i nuovi programmi di spesa lanciati dall’amministrazione Trump (che nel budget 2027 vorrebbe destinare 1500 miliardi di dollari alla difesa, la cifra più alta di sempre in valore corrente).
In questo quadro si inserisce l’Ucraina. Nel 2025 sale dall’undicesimo al quarto posto con 349 milioni di euro. Kiev compra direttamente (oltre agli aiuti militari che non passano da queste statistiche) soprattutto sistemi d’arma di medio calibro, munizioni, apparecchiature per la direzione del tiro ed elettroniche. L’elenco è generico perché, a differenza di altri paesi, l'Italia ha secretato il contenuto delle forniture.
Poi c’è il capitolo Israele. Nel 2025 non risultano nuove autorizzazioni all’export, sospese dopo il 7 ottobre 2023 in applicazione della legge 185/90, che vieta la vendita di armi verso paesi coinvolti in conflitti armati. Le licenze già rilasciate prima dello stop restano però valide. Le forniture continuano, soprattutto sotto forma di materiali di ricambio e componenti. Nel corso del 2025 si registrano 228 operazioni di trasferimento verso Israele, per oltre 22,6 milioni di euro complessivi. Allo stesso tempo, Israele resta anche un fornitore: il 4,3 per cento delle importazioni italiane di armamenti proviene da lì.
Poi c’è il capitolo Israele. Nel 2025 non risultano nuove autorizzazioni all’export, sospese dopo il 7 ottobre 2023 in applicazione della legge 185/90, che vieta la vendita di armi verso paesi coinvolti in conflitti armati. Le licenze già rilasciate prima dello stop restano però valide. Le forniture continuano, soprattutto sotto forma di materiali di ricambio e componenti. Nel corso del 2025 si registrano 228 operazioni di trasferimento verso Israele, per oltre 22,6 milioni di euro complessivi. Allo stesso tempo, Israele resta anche un fornitore: il 4,3 per cento delle importazioni italiane di armamenti proviene da lì.
Cosa vende l’Italia? Non solo grandi sistemi. I materiali, pensiamo a Beretta o a Fiocchi munizioni, pesano per oltre il 58 per cento, ma i servizi arrivano al 34,7 per cento. Dentro ci sono sistemi di comunicazione, componenti per navi ed elicotteri, elettronica, ottiche, software per l'intelligence e la logistica militare. Spesso si tratta di pacchetti completi (manutenzione e addestramento inclusi): la difesa vende sempre meno singoli prodotti e sempre più sistemi pronti all’uso, con prestazioni e standard garantiti. Guardando al lato industriale il quadro mostra concentrazione con le prime 15 aziende che coprono oltre il 90 per cento delle autorizzazioni di vendita. Parliamo di Leonardo, ovviamente, di Iveco defense vehicles, Mbda, Beretta, Elettronica, e tutte le altre eccellenze italiane del settore. I primi quattro gruppi arrivano al 69,3 per cento e la sola Leonardo domina con il 54 per cento, seguita da Iveco Defence Vehicles, Rwm Italia e Mbda Italia.