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Tira una brutta aria fra il Papa e Trump e anche per la Chiesa urge una corsa alle armi
Centotrentacinque guardie svizzere sono un po’ pochine per difendersi da un attacco del Pentagono. Si rende necessaria la leva obbligatoria, e non solo fra i preti: fare una crociata oggi sarebbe una bella operazione nostalgia, ma anche un’occasione di rebranding per un marchio che ha comunque fatto la Storia
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15 APR 26

Papa Leon XIV. Foto Ansa
Dopo l’attacco del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Papa Leone XIV, umilmente suggerisco alla Santa Sede di prendere in seria considerazione il piano ReArm Vatican. Obiettivamente, centotrentacinque guardie svizzere (a tanto ammonta l’organico dell’esercito oggi a disposizione di Robert Prevost) sono un po’ pochine per difendere la Città del Vaticano da un eventuale attacco militare da parte del Pentagono. Per non parlare dell’equipaggiamento: difficilmente un attacco con i droni potrà essere respinto con le alabarde in dotazione alla Santa Sede. Siamo nel 2026, non è più sufficiente che le guardie svizzere abbiano indosso un’armatura: ci vuole uno scudo antimissile, perché se gli americani dovessero bombardare il Vaticano come hanno fatto con l’Iran, per difendersi non basterà l’elmo in acciaio ben calzato sulla testa. Secondo le mie ricerche online, al corpo armato della Santa Sede manca tutto quello che serve oggi per non dico andare in guerra, ma almeno respingerla: non hanno una contraerea, non hanno satelliti né jet; e in caso di attacco militare alla Santa Sede, non ci sono più nemmeno le truppe francesi inviate in soccorso da Napoleone III come succedeva prima del 1870. Secondo le mie ricerche, le guardie svizzere dispongono solo di qualche pistola, delle mitragliatrici, fucili d’assalto e (riporto testualmente) del gas OC. Tradotto, spray al pepe: utile per condire il filetto, meno in caso di guerra nucleare.
Qui non solo bisogna far fronte al calo delle vocazioni, ma anche istituire la leva obbligatoria, e non solo fra i preti: basta con il nero e il bianco, che il velo delle suore sia mimetico. Ma forse bisogna giocare d’anticipo, e fare proprio il principio “la miglior difesa è l’attacco”. Papa Leone XIV ha il potere e l’autorità di indire una Crociata: la nona, stando alla numerazione ufficiale – decima, secondo altri. Qualunque Crociata sia, il Papa può mobilitare tutti i cristiani nel mondo in difesa della Fede e della Chiesa di Roma; in particolare, così facendo, sobillerebbe i cristiani americani, cioè si troverebbe con gli Stati Uniti già invasi dai suoi uomini, per giunta gente armata come solo gli americani sanno essere a casa propria. A quel punto, il Papa potrebbe assediare la Casa Bianca come fu per Costantinopoli ai tempi d’oro ed espugnarla dal presidente blasfemo, eretico e infedele; il quale in quanto tale potrebbe finire al rogo – quel ciuffo secondo me è sintetico, basta avvicinarlo a una fiamma che fa da miccia.
E’ dal 1270/72 che non si tiene una Crociata: sarebbe una bella operazione nostalgia, ma anche un’occasione di rebranding per un marchio che ha comunque fatto la Storia. Inoltre sarebbe un bel crossover con la Terza Guerra Mondiale in corso, che avrebbe molti vantaggi anche per l’Italia: non solo negli studi di La7 il professor Barbero prenderebbe il posto di Lucio Caracciolo, ma noi italiani potremmo fare quello che ci viene meglio, cioè vendere armi, per giunta al nostro vicino/coinquilino, cioè a chilometro zero – asta attraversare il Tevere. Dio lo vuole! (cit.)