Cos’è Mi Hazank mogalom, il partito neonazista terzo in Ungheria

Reportage da Budapest tra i militanti del movimento più radicale del Parlamento ungherese. Una galassia fatta di nazionalismo, milizie e antisemitismo che vive all’ombra di Viktor Orbán, ma guarda già oltre
14 APR 26
Ultimo aggiornamento: 07:38 AM
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"Comunque vada, sarà una festa. Il fatto che noi siamo qui non è previsto, non abbiamo nessuno dietro. Ma leggi il nostro programma. Siamo gli unici che cercano di salvare questo paese dal baratro in cui Orbán lo sta portando". Siamo nella Casa della Cultura dell’undicesimo distretto di Budapest, Ungheria. È l’undici aprile, il giorno alla vigilia delle elezioni. Ma chi mi parla non è un simpatizzante di Peter Magyar. Il suo nome è Henrietta, ha circa 40 anni ed è da due anni una militante di Mi Hazánk Mozgalom, movimento "Nostra Madrepatria", l’unico partito alla destra di Fidesz in Parlamento. Nato nel 2018 come versione "purista" dell’estrema destra di Jobbik, ne ha raccolto le battaglie più forti e la maggioranza dell’elettorato.
Anche in questa elezione, Mi Hazánk sarà in Parlamento, guidato dal suo segretario László Toroczkai. Il suo volto, sguardo minaccioso e una mano in segno di "alt", è sui manifesti che tappezzano tutta la città di Budapest. Dietro quell’immaginario, c’è un programma politico preciso: ordine, sovranità e rifiuto tanto del governo quanto dell’opposizione.
Quando mi avvicino a loro, c’è una coppia di van neri parcheggiati sul viale. Portano il segno del gruppo Bűnvadászok, una milizia di estrema destra collegata al partito. Intorno a uno dei van ci sono ragazzini vestiti in tuta o con abbigliamento militare: sono in fila per un selfie con il fondatore di Bűnvadászok, András Bartha. Creati nel febbraio 2025 come "influencer" di Mi Hazánk, i Bűnvadászok si presentano come un gruppo di giustizia fai-da-te e sono seguiti da 380 mila utenti su YouTube (più o meno lo stesso numero di elettori del partito). Hanno ottenuto visibilità con irruzioni nelle abitazioni di persone rom, azioni di polizia e persino un "manuale di autodifesa per i cittadini" contro i rom.
"Vieni a parlare con il nostro presidente. È lui che ha avuto l’idea dei Bűnvadászok". La fila verso Toroczkai è lunghissima e sembra non scorrere mai. Incontriamo due ultras del Ferencváros, la squadra di calcio di Budapest. Fra un "Forza Lazio" e l’altro (le due squadre sono gemellate per ragioni politiche), ci spiegano come si sono avvicinati al partito. "Andavamo ogni domenica allo stadio, da quando eravamo ragazzini. Molti nella curva condividono le nostre idee, ci siamo avvicinati così al movimento", dicono.
Mentre aspettiamo, continuiamo a parlare con Henrietta. "Sono tornata in Ungheria nel 2015, dopo 20 anni in Italia. Ma non mi sono mai sentita a casa, mai sentita accettata", dice. "Adesso noi stiamo soffrendo gli errori di Orbán. Quell’uomo dice di volerci proteggere dai migranti, ma poi ci riempie di loro. Per non parlare dei suoi legami con Israele…". Secondo Marc Losteanu, antropologo, professore alla Central European University ed esperto di estrema destra ungherese, questo è coerente con la loro identità. "Il loro gruppo è apertamente antisemita: celebrazioni del governo nazista, provocazioni [come rendere il Giorno dell’Onore, la ricorrenza che attira neonazisti da tutta Europa, festa nazionale] e provocazioni riguardo l’Olocausto. C’è un odio atavico per il mondo ebraico, che prescinde dalle politiche israeliane", dice.
Pensavamo che un calo di Fidesz li avrebbe avvantaggiati alle urne il 12 aprile. Invece, la loro percentuale di voti resta costante: 5,7 per cento, lo stesso risultato del 2022. "Mi Hazánk ha uno spazio di manovra estremamente limitato: l’unica cosa che li distingue da Fidesz è il loro convinto antisemitismo", dice Losteanu. "Questo limita il loro spazio di manovra: Orbán, nel corso degli anni, ha assorbito molte delle battaglie su migranti e temi identitari che erano di Jobbik prima e di Mi Hazánk poi. E Tisza ha il monopolio sulla questione morale e sulla lotta alla corruzione". Questo ha reso estremamente difficile per Mi Hazánk uscire dal suo bacino di elettori storici, finora.
Dopo quasi un’ora, ci avviciniamo a Toroczkai. Ci nega un’intervista in virtù dei tempi contingentati per le foto opportunity, ma ci regala materiali e contatti, forse anche conscio che l’attenzione dei media non li favorisce. Nei prossimi mesi, la caduta di Viktor Orbán e la probabile resa dei conti dentro Fidesz potrebbero rompere il cordone sanitario intorno a loro e aprire possibilità di crescita insperate per Toroczkai.