Esteri
il tweet del direttore •
Il giorno in cui l'Europa ha battuto Orbán (e il trumpismo)
Sedici anni di potere si chiudono con una telefonata di resa. La destra che fa campagna contro Kyiv, si mette al servizio di Putin e cede al trumpismo d'esportazione perde. Sempre. Lezione da Budapest (e non solo)

Elezioni Ungheria, il primo ministro Viktor Orban al voto, parla con i giornalisti fuori dal seggio. a Budapest, il 12 aprile (AP Photo/Petr David Josek)
Sedici anni di potere, poi una telefonata.Viktor Orbán ha chiamato Péter Magyar per congratularsi della vittoria. Il risultato, ha detto, è "chiaro e doloroso".
"La straordinaria sconfitta di Orbán dimostra che il trumpismo è radioattivo, che l’Ue è più forte di come la raccontiamo, che fare campagna contro Kyiv non porta voti e che la destra per avere futuro deve combattere e non assecondare il modello dei Patrioti per Putin", ha scritto su X il direttore del Foglio Claudio Cerasa.
E ancora: "Effetto Trump: liberali rivitalizzati in Canada, sovranisti che perdono il governo in Olanda, progressisti rafforzati in Australia, destre indebolite in Europa, Meloni ammaccata, Orbán sconfitto, lepenisti che fingono di non conoscerlo, Afd continua a perdere elezioni. Che altro?"
Orbán ha fatto di tutto per salvarsi: ha inasprito lo scontro con l'Ucraina tirando in ballo gli interessi nazionali, ha cercato l'abbraccio di Mosca e ha ottenuto persino la visita di JD Vance a pochi giorni dal voto. Ma il trumpismo d'esportazione non ha funzionato. Anzi, ha probabilmente accelerato la fuga degli indecisi verso Magyar. Fare campagna contro Kyiv non ha portato voti, e l'allineamento con i Patrioti per Putin si è rivelato un boomerang.
Quest'ultimo punto, come scrive Cerasa, apre a un nodo interno alla destra europea. Tisza ha i suoi eurodeputati nel gruppo del Ppe, mentre Fidesz siede con i Patrioti insieme a Rassemblement National, Lega, Pvv e Vox. Ora la sfida è tra chi vuole stare in Europa e chi ci sta solo per romperne le regole. Budapest ha risposto. Gli altri sono avvertiti.
Lunedì nel Foglio in edicola e online l'editoriale del direttore e il reportage da Budapest di Micol Flammini