Dal rifiuto militare all’apertura diplomatica: Madrid riporta l’ambasciatore a Teheran

Il governo spagnolo sembra aver accettato di essere passato dal free-rider passivo della Nato al ruolo di ostruzionista attivo, anteponendo un’agenda interna radicale alla sopravvivenza dell’architettura di sicurezza transatlantica

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11 APR 26
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© foto Ansa

Il 9 novembre 2023, Alejo Vidal-Quadras stava camminando a Madrid quando uno scooter gli si è affiancato da dietro e un sicario ha sparato un colpo di pistola in pieno volto al’ex vicepresidente del Parlamento Europeo. 
Vidal-Quadras è sopravvissuto per miracolo, settimane di ricostruzione facciale e cicatrici che non svaniranno mai. Un mese dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre, mentre Vidal-Quadras conduceva una importante campagna mediatica contro la linea antisraeliana della Spagna di Pedro Sánchez, Teheran lo aveva già condannato a morte. Nel 2022 Teheran lo aveva inserito in cima alla lista di nemici europei a causa della sua posizione filoisraeliana e del suo sostegno all’opposizione iraniana in Europa, in particolare al Consiglio nazionale della resistenza iraniana e ai Mojahedin del popolo. Per gli ayatollah, Vidal-Quadras non era un semplice critico. Era un obiettivo da eliminare.
Oggi, mentre Vidal-Quadras porta ancora i segni di quell’attentato, la Spagna è il primo paese occidentale a riaprire la propria ambasciata a Teheran. “Sei una completa e totale nullità”, il commento rivolto a Sánchez dei ministri israeliani, che ieri hanno anche escluso la Spagna dal centro multinazionale per la supervisione della tregua a Gaza. Prima in un vero e proprio regalo strategico per Teheran, il governo spagnolo aveva chiuso il proprio spazio aereo e le basi militari alle forze statunitensi impegnate nell’Operazione Epic Fury. E dopo il boicottaggio logistico, lo sdoganamento diplomatico di Teheran.
Madrid sembra aver accettato di essere passata da free-rider passivo della Nato al ruolo di ostruzionista attivo, anteponendo un’agenda interna radicale alla sopravvivenza dell’architettura di sicurezza transatlantica. Negando agli Stati Uniti l’uso della Naval Station Rota e della base aerea di Morón, storiche porte d’accesso al Mediterraneo, Sánchez ha interrotto il principale ponte aereo logistico della guerra, costringendo gli aerei cisterna americani a trasferirsi in hub più distanti in Germania e nel Regno Unito. Il nuovo percorso attorno alla Penisola iberica ha aggiunto fino a mille chilometri nautici a ogni missione americana. In questo contesto, il Wall Street Journal ha riportato che Donald Trump starebbe valutando sanzioni contro alcuni membri della Nato. La proposta consisterebbe nel ritirare le truppe dagli stati che si sono dimostrati non collaborativi e nel ridispiegarle nelle nazioni che hanno sostenuto la campagna militare contro Teheran. Rota e Morón sarebbero in cima alla lista della Casa Bianca.
Già a dicembre 2023, Madrid aveva rifiutato di entrare nella missione navale contro i terroristi filo iraniani houthi nello Yemen che teneva sotto scacco la rotta commerciale del Mar Rosso. L’influenza di partiti al governo in Spagna come Sumar e EH Bildu (quest’ultimo con legami storici al terrorismo basco) ha di fatto esternalizzato la politica estera di Madrid a una “alleanza rosso-verde” che considera Stati Uniti e Israele nemici più grandi dei pasdaran iraniani, responsabili anche dell’attentato nel 1985 al ristorante El Descanso a Madrid, frequentato dai militari americani e in cui rimasero uccise diciotto persone. Madrid ha anteposto un’agenda interna radical-progressista alla coesione atlantica. La vuota moralità della posizione del governo Sánchez è stata smontata dal generale Fernando Alejandre, ex capo di Stato maggiore della Difesa spagnola. In un’intervista ad Abc, Alejandre ha avvertito che gli slogan “No alla guerra” usati dal governo sono solo “pubblicità semplicistiche” che ignorano la realtà delle minacce all’occidente. Alejandre ha detto che la Spagna ha “sublimato la parola pace”, credendo erroneamente che una “pace ingiusta” sia preferibile a una difesa necessaria, una strada che porta inevitabilmente alla dismissione della sicurezza. La Spagna è il paese dell’Alleanza atlantica con la spesa per la difesa più bassa (1,28 per cento del Pil) e Sánchez ha lottato al vertice Nato dello scorso anno per ottenere un trattamento speciale ed evitare il nuovo obiettivo del cinque per cento. Il mese scorso, il governo spagnolo ha ritirato definitivamente il suo ambasciatore da Israele. Ora Madrid riapre la missione a Teheran. L’esibizionismo morale spagnolo al posto della responsabilità strategica sta in quel messaggio inciso da Teheran sui suoi missili diretti sui paesi arabi e Israele: “Grazie, Sánchez”.