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Sánchez e la politica energetica spagnola: qualche puntino sulle i
Caratteristiche geografiche diverse, così come la ventosità e i consumi elettrici dei due paesi. Il modello spagnolo (molto in voga anche nella sinistra italiana) e qualche numero
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9 APR 26

Foto ANSA
La Spagna è di moda a sinistra. Lo è per le posizioni prese nei confronti degli Stati Uniti, ma lo è recentemente anche per la sua politica energetica in gran parte basata sulle rinnovabili che secondo Sánchez – e molta sinistra italiana – sarebbe la causa dei prezzi dell’elettricità spagnola, più bassi di quelli italiani. Ma le cose stanno veramente così? Cominciamo dalle rinnovabili. Il totale delle rinnovabili installate in Spagna è molto simile, solo leggermente superiore, a quello italiano. Anzi, nel solare siamo in vantaggio, seppur di poco (43 GW contro 42). La differenza la fa l’eolico per le ragioni che vedremo. Dal momento che i consumi elettrici totali della Spagna sono inferiori a quelli italiani (250 TWh contro i nostri 310) la percentuale soddisfatta in Spagna dalle rinnovabili è ovviamente più alta. A questo si aggiunge, in Spagna, un 20 per cento di energia prodotta da centrali nucleari completamente ammortizzate. Ma saranno chiuse presto, si dice. Intanto ci sono, e sono pronto a scommettere che chiuse non saranno, e che la Spagna non farà l’errore della Germania. Questo spiega gran parte delle differenze di prezzo, visto che noi quell’energia dobbiamo produrla con il gas.
Ma l’economia italiana è più grande, si dice, e quindi dovrebbe procedere più rapidamente verso l’installazione di nuove rinnovabili. Giusto. Ma sul potenziale rinnovabile di un paese, le sue caratteristiche geografiche sono essenziali. La Spagna è grande circa 500 mila km quadrati contro i 300 mila dell’Italia, la sua popolazione è di 10 milioni di abitanti in meno; molte zone sono praticamente spopolate, e quindi con una disponibilità di territorio assai superiore, ma anche l’irraggiamento solare medio in Spagna è superiore rispetto all’Italia di un buon 10/20 per cento, soprattutto grazie al diverso contributo delle regioni del Nord.
L’ultima differenza la fa poi la diversa ventosità del due paesi. Venti oceanici costanti per la Spagna, venti stagionali e incerti per l’ Italia. Il fattore di capacità media dell’eolico spagnolo, vale a dire la percentuale di tempo in cui gli impianti lavorano, è compreso fra il 25 e il 29 per cento, in Italia si ferma fra il 17 e il 21 per cento. Lo stesso impianto in Spagna produce fra il 30 e il 40 per cento in più. Quindi, a meno di sostenere che grandezza del territorio, orografia, ventosità e irraggiamento solare non dipendono dalla fortuna e dal caso ma da Pedro Sánchez, la storia è molto più semplice. I numeri difficilmente mentono, la propaganda politica spesso. Oppure, come dice quella T-shirt: se non passi alla storia almeno passa alla geografia.