Vecchi volti, nuove presenze per negoziare a Islamabad

I colloqui fra americani e iraniani con Vance, il prescelto dal regime di Teheran, mentre Arghchi e Ghalibaf arrivano da sopravvissuti 

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10 APR 26
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Jonathan Ernst/Pool via AP

La Repubblica islamica dell’Iran ha avuto la presenza di J. D. Vance a Islamabad, in Pakistan. Il regime iraniano non si fida di Steve Witkoff e Jared Kushner, l’inviato speciale per il medio oriente della Casa Bianca e il genero del presidente americano. A Teheran credono che il presidente americano sia stato influenzato e abbia scelto per due volte di colpire il regime per l’influsso non soltanto del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ma anche per i consigli dei due mediatori, Witkoff e Kushner, che hanno gestito gli ultimi colloqui con gli iraniani. A giugno dello scorso anno, quando gli americani presero la decisione di bombardare l’impianto nucleare di Fordo per mettere fine alla guerra dei Dodici giorni fra Israele e Iran, era soltanto Witkoff a partecipare a incontri indiretti con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. L’operazione di Israele “Leone che si erge” era partita quando già era in programma un nuovo incontro fra i due. 
Prima dell’operazione americana Furia epica, erano ugualmente previsti nuovi vertici fra americani e iraniani, e oltre a Witkoff c’era Kushner a negoziare con Araghchi. Per questo a Teheran non si fidano più dei mediatori mandati da Washington e hanno chiesto la presenza del vicepresidente J. D. Vance, visto anche come meno favorevole agli interventi armati degli Stati Uniti. Quando è arrivata la notizia del cessate il fuoco e che quindi ci sarebbe stato un vertice a Islamabad, Vance era in Ungheria a dare il suo sostegno al premier Viktor Orbán. La presenza del vicepresidente è la vera concessione che gli americani hanno fatto agli iraniani fino a questo momento, ma non hanno accettato di mandarlo da solo o di rinominare completamente la squadra negoziale che però continua a non comprendere esperti diplomatici e di negoziati con la Repubblica islamica dell’Iran.
Secondo gli iraniani, Trump ha iniziato le due guerre anche a causa dei suoi negoziatori, quindi con un interprete più cauto, come Vance, la posizione potrebbe cambiare. Americani e iraniani hanno delle priorità molto diverse, inconciliabili, e per due volte Washington ha deciso di agire militarmente, nonostante fosse nel mezzo dei colloqui, perché vedeva nel ministro degli Esteri iraniano Araghchi la strategia di portare avanti negoziati inconcludenti, condotti soltanto con l’obiettivo di fermare l’azione militare con il logorio diplomatico. A Islamabad, oltre ad Araghchi, ci sarà Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano. Arrivano in Pakistan da sopravvissuti, sono fra i pochi funzionari di rilievo del regime a non essere stati eliminati dagli israeliani. Sanno però di essere sulla lista, Israele conosce le loro posizioni, potrebbe ancora raggiungerli anche grazie alle segnalazioni dei civili iraniani che in queste settimane hanno aiutato a identificare dove si trovavano gli uomini del regime. Ghalibaf e Araghchi fanno la voce grossa, dicono di aver vinto e che gli Stati Uniti accetteranno tutto quello che chiedono. Lo stesso fa Trump. Nel silenzio, dietro a chi urla più forte, si stabilirà se il cessate il fuoco diventerà un accordo o di nuovo guerra.