I giornali della gauche processano Sansal e un collega pro Israele (quindi razzista)

Il presupposto dell'attacco allo scrittore franco-algerino da parte del Monde e di Libération è che Sansal appartenesse a un campo (la sinistra letteraria, Gallimard, il bene) e che l’abbia poi tradito. Intanto Jean Quatremer dovrà comparire davanti al dipartimento risorse umane di Libé perché non professa l'odio per Israele

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9 APR 26
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Boualem Sansal. Foto Ansa

“Indegno. Questo scrittore urla la sua verità e ne ha pagato il prezzo in Algeria. Non lo lapideremo in Francia. Si ripristina il linciaggio per opinione e altri deliziosi piaceri staliniani?”. Così il romanziere Alexandre Jardin su un lungo articolo del Monde contro il romanziere autore di “2084”, Boualem Sansal, che ha rotto con Gallimard per passare alla casa editrice di destra Grasset. Scrive il Monde: “Da quando è stato liberato, Sansal divide l’opinione pubblica a causa delle sue prese di posizione”. L’entusiasmo per Sansal è durato poco. “Da martire della libertà di espressione, difeso da decine di personalità, Sansal si è rivelato una figura ambivalente, per non dire ambigua, per le sue previsioni apocalittiche sulle minacce di islamizzazione che pesano sulla Francia”. Il giornale poi vira sul venale. “Il prezzo di questa transazione, sotto forma di anticipo sul prossimo libro di Sansal, non è noto, nonostante le voci. Un milione di euro?”. Come se i romanzieri di sinistra scrivessero pro bono. Sansal è tornato a Parigi povero. Ha perso la casa di Boumerdès, fuori Algeri, la pensione da alto funzionario algerino, i suoi conti sono bloccati e il passaporto confiscato. Persino telefono e computer sono rimasti dall’altra parte del Mediterraneo.
Anche Libération attacca Sansal: “Un milione di euro, un appartamento parigino, vicinanza a Sarkozy”. Intitolato “Dérive”, il dossier non lascia dubbi: Sansal si è “fatto risucchiare da movimenti vicini alla destra” ed è questo il vero scandalo per questo giornale, più della sua prigionia da parte di una dittatura. Il titolo è degno dei bollettini sovietici: “Transfuge de clash”. Un transfuga è chi tradisce. Il presupposto è che Sansal appartenesse a un campo (la sinistra letteraria, Gallimard, il bene) e che l’abbia tradito. E poi: “Si è indurito, roso dall’idra islamista”, “mescolando islam e islamismo”, “destrificazione”. Libération non lo ha difeso quando Sansal era vulnerabile e in catene, lo attacca ora che è ingombrante. Se si riconoscono gli amici nella sventura, si scoprono anche i codardi.
Intanto un anziano giornalista di Libération starebbe facendo soffrire un’intera redazione. Il giornalista di Libé Jean Quatremer dovrà comparire davanti al dipartimento risorse umane per le sue posizioni pro Israele. Erwan Seznec riporta sul Point che i dipendenti di Libé hanno tenuto un’assemblea per esprimere “disagio e angoscia” causati dai commenti di Quatremer, corrispondente da Bruxelles per il quotidiano. Chiedono sanzioni perché “la libertà di espressione non può essere un cavallo di Troia per il razzismo”. Quatremer non professa l’odio per Israele, come Sansal. E non odiare lo stato ebraico è razzismo. La cosa sconvolgente non è che i giornalisti siano influenzati dalla propaganda mélenchonista, ma che pretendano la criminalizzazione di opinioni che non condividono. Questa sì che è una deriva.