Chi sono, come si organizzano e come agiscono i picchiatori della Hammerbande

La banda del martello è uno dei gruppuscoli dell’estrema sinistra tedesca. Secondo loro “i fascisti” vanno combattuti anche con la violenza. L'idea fondamentale è che lo stato non detenga il monopolio della forza

3 APR 26
Immagine di Chi sono, come si organizzano e come agiscono i picchiatori della Hammerbande

Striscione "Free Lina" ad Amburgo nel 2023 (Google creative commons)

Berlino. “Questa sentenza è una disgrazia per l’indipendenza del sistema giudiziario ungherese”. Quando lo scorso febbraio il tribunale di Budapest ha condannato la cittadina tedesca Maja T. a otto anni di carcere per banda armata, a protestare era stata la Linke, il partito-socialcomunista tedesco che ha pure invocato “un nuovo processo, e giusto, in Germania” mentre il gruppo della Linke al Parlamento europeo ricordava che “l’antifascismo non è terrorismo ma un dovere democratico”. In questa frase apodittica vi è il bandolo di una matassa politica e giudiziaria che ha avviluppato aule giudiziarie e servizi di sicurezza tedeschi, ungheresi e anche italiani. Se l’assioma è che la democrazia va difesa, la domanda da porsi è: lo si può fare anche con il martello? E’ proprio Hammerbande, “la banda del martello”, il nome di uno dei gruppuscoli dell’estrema sinistra tedesca secondo cui “i fascisti” – un nome collettivo – vanno combattuti anche con la violenza.
A ottobre 2018, per esempio, il consigliere comunale di Lipsia, il neonazista Enrich Boehm, viene pestato da un gruppo di incappucciati. A fine mese lo stesso succede nella sassone Wurzen al neonazista dichiarato Cedric S. La lista è lunga e comprende diversi gruppetti e singoli fra i quali militanti di destra estrema e cittadini “colpevoli” di indossare cappelli o altri capi d’abbigliamento “da fascisti”: è successo a un lavoratore del sistema fognario di Lipsia a cui la Hammerbande avrebbe spaccato il cranio. Ad alcune delle aggressioni, testimonieranno gli aggrediti, partecipa anche una donna: non è Maja T. ma Lina E., la cui condanna arriva nel maggio 2023 quando la Corte regionale superiore di Dresda le commina cinque anni e tre mesi di carcere per appartenenza a un’associazione criminale estremista di sinistra e per lesioni personali a danni neonazisti reali o presunti tra il 2018 e il 2020 in Sassonia e in Turingia. La sentenza del 2023 è stata confermata il 19 marzo 2025 in via definitiva dalla Corte suprema federale. Nel febbraio 2022, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV) ossia il servizio di intelligence interna della Germania, da anni in primo piano per la sua attività di monitoraggio e repressione dei gruppi di estrema destra, AfD compresa, pubblica un documento in cui lega, fra l’altro, la violenza della sinistra radicale alla perdita dei Freiräume – gli spazi liberi – di norma occupati dagli stessi movimenti.
Il tema dello spazio è dunque ricorrente nelle estreme tedesche, evidentemente affette da una sorte di claustrofobia politica. Nel caso dei Freiräume occupati, spiega il BfV, “sgomberi di immobili o misure di sicurezza come ispezioni antincendio oppure perquisizioni sono intesi dalla scena estremista di sinistra come un attacco”. Al quale si risponde con la violenza difensiva. Vi è poi quella offensiva esperita con missioni punitive contro il cranio rasato di turno. Comune alle due forme è l’idea che lo stato non detenga il monopolio della forza. Picchiare dunque si può. Chi sono dunque i membri della Hammerbande, conosciuta sui media tedeschi anche come Antifa Ost (dove “ost” significa est)? Il capo dei picchiatori, più martello che falce, è Johann Guntermann (32): a lungo latitante, è stato arrestato nel 2024 a Dresda dove è sotto processo per atti di violenza e tentato omicidio. Noto alle forze dell’ordine, nel 2018 era stato condannato a 19 mesi di carcere per “grave violazione della pace” e per aver preso a sassate il tribunale distrettuale di Lipsia. Lina E., riferisce la Bild, è nata nel 1995 a Kassel (in Assia), dove è cresciuta e ha conseguito il diploma di maturità. Sua madre è un’educatrice sociale, il padre provveditore agli studi. Lina si è poi trasferita a Lipsia per studiare Pedagogia sociale. La sua tesi parla dei suoi interessi: “Come affrontare il neonazismo nel lavoro giovanile: il caso Nsu nel club giovanile Winzerla”.
Per le loro azioni, i membri della Hammerbande avrebbero usato cellulari con schede sim false e servizi di messaggistica crittografati come Jabber o Signal, avendo cura di salvare i contatti con nomi camuffati. A fornire hardware e software alla banda provvedeva Lennart A., condannato nel 2023 a tre anni per lesioni personali e falsificazione di documenti. Con loro, tra i principali responsabili della banda, c’era un maestro di arti marziali Jonathan M. – lui a disposizione metteva le braccia e un’automobile – aggiunge la Bild, molte ragazze: Anna M. (26) fermata a Budapest con bastoni e manganelli; Nele A. (21) e Clara W. (22) fermate per furti e aggressioni ed Emilie D. (21) che, per picchiare i neonazisti a Budapest, aveva un martelletto e due spray al peperoncino.