Il “nuovo regime” della Repubblica islamica dell’Iran è lo stesso di prima. Non è cambiato, è vecchio, è soltanto indebolito, frammentato. Il presidente americano Donald Trump
si ostina a definirlo “nuovo” e quando lo fa indica le tante eliminazioni di politici e militari, della Guida suprema, uccisi tutti dagli attacchi di Israele.
Il regime è vivo, non è forte come prima. Mantiene però i suoi princìpi di base, fra i quali c’è l’idea di voler considerare come sue alcune aree del medio oriente, come il Libano. In Libano, il gruppo sciita Hezbollah, armato e finanziato dall’Iran, è stato il primo a unirsi alla guerra dalla parte di Teheran, dopo l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei e ha sparato il primo colpo il 2 marzo.
Hezbollah, il Partito di Dio, ha iniziato ad attaccare Israele, trascinando il Libano di nuovo in guerra. L’esercito israeliano, Tsahal, ha risposto, senza distrarsi dalla campagna di bombardamenti a Teheran e oggi gli attacchi in Libano sono continui, soprattutto nella parte meridionale del paese, nella valle della Beqa, nel quartiere Dahiyeh di Beirut, roccaforte di Hezbollah e centro operativo di molti funzionari di Teheran. Anche Israele continua a essere bombardato da Hezbollah che, sempre più spesso, porta avanti attacchi congiunti assieme all’Iran. Il nord di Israele si sta svuotando, le persone sono state evacuate proprio come era accaduto quando Hezbollah si era unito alla guerra di Hamas, dopo il 7 ottobre. Nel sud del Libano, Tsahal penetra e il piano è insediare una zona cuscinetto, per impedire per sempre l’avvicinarsi del gruppo armato al confine con Israele. Hezbollah non è il Libano, e il governo del paese ha cercato di dimostrare di essere molto contrario alle posizioni del gruppo armato. Ha annunciato che avrebbe arrestato membri di Hezbollah, ma l’esercito regolare e le forze dell’ordine non vogliono entrare in contrasto con il Partito di Dio e l’azione si è rivelata cosmetica.
Israele rimprovera al governo di Beirut la mancanza di determinazione, infatti finora l’impegno
per contenere il gruppo armato, che è anche un partito, è stato debole ed è arrivato molto in ritardo. Il governo libanese non ha forze e ha paura di usare quelle che ha, tanto che l’inviato americano Tom Barrack, nel 2025, definì il “Libano uno stato fallito”, ormai eroso e corrotto da Hezbollah, che ha occupato tutti gli apparati del potere, tutti i luoghi di rilievo, tutti i punti nevralgici come il porto o l’aeroporto, e che ha costretto Beirut a prendere ordini dal regime di Teheran.
Il legame fra il Libano e la Repubblica islamica dell’Iran è molto forte, il governo di Beirut sa che la fine delle guerre contro Israele è connessa alla presenza degli iraniani in Libano. Per mandare un segnale inconfondibile, una settimana fa, Beirut ha preso la decisione di espellere l’ambasciatore iraniano, dichiarando Mohammad Reza Shibani persona non grata. La scelta era stata lodata da molti anche fuori dal paese. Rimaneva la contrarietà di Hezbollah, di Amal, l’altro partito sciita del Libano il cui leader, Nabih Berri, è capo del Parlamento, e ovviamente della Repubblica islamica dell’Iran. Beirut aveva intimato all’ambasciatore iraniano di lasciare il paese entro il 29 marzo. A ultimatum scaduto, Mohammad Reza Shibani è ancora in Libano, dopo che Teheran ha ordinato che nessuno dei suoi diplomatici lascerà il paese. Il messaggio non può essere frainteso, Teheran ha voluto dire al Libano che vede il paese come un suo spazio e non intende andarsene.
L’Iran è presente in Libano dagli anni Ottanta, ha cresciuto il suo Partito di Dio, lo ha armato e finanziato come il più prezioso dei suoi gruppi armati. Lo ha mandato in Siria, a proteggere il dittatore Bashar el Assad e per imparare a fare la guerra e così si è assicurato un posto privilegiato in Libano, dando al gruppo sufficiente denaro per comprare e corrompere creando uno stato nello stato. I libanesi sono più spaventati da una guerra civile che da un conflitto contro Israele e così né il governo né l’esercito regolare sono mai intervenuti davvero contro il gruppo, venendo meno agli impegni presi riguardo al suo disarmo. Israele ora in Libano non combatte più contro Hezbollah, combatte contro la presenza dell’Iran. Ha già combattuto contro Hezbollah, l’ultima guerra si è conclusa con il cessate il fuoco del 2024, e in quel momento il gruppo era il fantasma di ciò che era stato, era rimasto senza la guida di Hassan Nasrallah, senza miliziani e senza le armi, elementi che lo avevano reso un vero esercito. Poi è intervenuto l’Iran e Hezbollah è tornato capace di iniziare una guerra. Il gruppo ha il suo denaro, le sue banche, è indipendente, ma Tsahal ha cambiato approccio e continua a ripetere che questa guerra è contro la testa del serpente.