Il dilemma europeo sugli Ets nel mezzo della crisi energetica

Le priorità dell’ultimo anno per facilitare la vita delle imprese facendo marcia indietro sul Green deal si scontrano con la crisi energetica che l’Ue si trova ad affrontare a causa della guerra in Iran. Il bivio di von der Leyen e della Commissione

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2 APR 26
Ultimo aggiornamento: 07:21 AM
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Da oggi sono obbligatori i cartelli esposti del prezzo medio nazionale del costo della benzina e diesel nei distributori di carburante di tutta Italia. Genova, 01 agosto2023.ANSA/LUCA ZENNARO

Bruxelles. La Commissione ieri ha presentato la prima misura chiesta dagli stati membri per aggiustare il sistema di scambio di quote di emissioni Ets per evitare che comprometta la competitività delle industrie dell’Unione europea. Per cercare di stabilizzare i prezzi degli Ets, l’esecutivo comunitario propone di porre fine all’annullamento automatico delle quote in eccesso ai 400 milioni detenute nella riserva di stabilizzazione del mercato. Questo dovrebbe consentire di liberare quote nel caso di un aumento improvviso del prezzo. La riduzione delle quote disponibili sul mercato potrebbe spingere verso l’alto i prezzi degli Ets. “Non possiamo permetterci che questa scarsità sia troppo penalizzante per le industrie europee”, spiega un funzionario della Commissione. È un piccolo cambio di direzione a cui ne seguiranno altri, senza sconvolgere il sistema Ets nel suo complesso, pilastro della transizione energetica e climatica. Entro la fine del mese di aprile, la Commissione dovrebbe proporre di modificare i cosiddetti “parametri di riferimento”, che determinano l’assegnazione di quote gratuite, per non penalizzare eccessivamente le industrie energivore. La grande revisione del sistema Ets sarà presentata a luglio. La Commissione sta lavorando alla possibilità di mantenere le quote gratuite oltre il 2034 in cambio di investimenti nell’Ue, a una traiettoria di riduzione degli Ets più lineare, alla presa in conto delle emissioni negative e della rimozione carbonio da parte di alcuni settori, e al lancio di una nuova iniziativa per incentivare gli investimenti nelle tecnologie pulite. Il sistema Ets non sarà sospeso o riformato in profondità, come chiedevano alcuni paesi come Italia e Polonia. Ma Ursula von der Leyen vuole mantenere l’impegno preso nel Consiglio europeo di marzo di dare maggiore attenzione alla competitività e all’industria.
Von der Leyen e la sua Commissione, in realtà, sono di fronte a un dilemma. Le priorità dell’ultimo anno per facilitare la vita delle imprese facendo marcia indietro sul Green deal si scontrano con la crisi energetica che l’Ue si trova ad affrontare a causa della guerra in Iran. La decarbonizzazione e la fine della dipendenza dagli idrocarburi diventa sempre più urgente per permettere all’Europa di essere meno vulnerabile agli shock energetici esterni. “E’ giunto il momento di imparare una volta per tutte questa lezione”, ha detto martedì il commissario all’Energia, Dan Jorgensen. “Per la sicurezza economica e per la sicurezza generale, l’Europa non può più permettersi di essere esposta alla volatilità dei mercati globali dei combustibili fossili”. Secondo Jorgensen, “l’unica via da seguire” è quella di “energia pulita prodotta internamente, elettrificazione, interconnessioni modernizzate ed efficienza energetica”. Il sistema Ets ha dimostrato di essere l’incentivo più efficace per le industrie per imboccare quella via. La modifica proposta ieri alla riserva di stabilizzazione del mercato, come la più ampia revisione promessa per luglio, invia il segnale opposto perché mira a stabilizzare il prezzo del carbonio invece di incrementarlo gradualmente. “Questo intervento sulla riserva di stabilità di mercato gonfierà indebitamente le emissioni dopo il 2030” e “rischia di diluire il segnale del prezzo del carbonio a lungo termine, minando i profondi investimenti di decarbonizzazione che devono essere intrapresi già oggi”, dice Lidia Tamellini, esperta di Carbon Market Watch. Dall’altra parte, anche se l’Ets in media incide in media solo per l’11 per cento sul prezzo dell’elettricità, di fatto aggiunge una tassa per le imprese europee che riduce la loro competitività rispetto ai concorrenti dove il gas costa meno, come gli Stati Uniti.
La Commissione è di fronte a dilemmi simili anche sul pacchetto di misure di emergenza che presenterà nelle prossime settimane per gestire l’impennata del prezzo di petrolio e gas. Alcuni stati membri si sono già mossi per tagliare le accise o altre forme di tasse sui carburanti, eliminando parte del disincentivo alla domanda in una situazione di scarsità dell’offerta. Alcuni governi invocano tetti al prezzo del gas sul modello del “Tope iberico”, che permetta di disaccoppiarlo dal prezzo dell’elettricità. Al di là dei costi fiscali che rischiano di essere enormi, la Commissione dovrà trovare il giusto equilibrio per evitare di scoraggiare investimenti rapidi nelle rinnovabili e nel nucleare, le due fonti pulite che possono garantire l’indipendenza energetica dell’Europa.