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Ora tutti per Pizzaballa, ma la libertà religiosa di Ratzinger fu presa a schiaffi
Da Verdelli a Giannini, laici e agnostici scoprono la Settimana Santa. Gli stessi che tacciono sui cristiani perseguitati e che linciarono Ratzinger a Ratisbona ora cantano Osanna. Il bersaglio è Netanyahu, non il patriarca di Gerusalemme
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31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 02:20 PM

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa (Ammar Awad/AP)
Da un certo punto di vista fa piacere scoprire in una Domenica delle Palme, festa cattolica che di solito per gli italiani prelude alla ricerca di una trattoria per Pasquetta, che invece sui social mattutini e poi a cascata online fino a sera – roba da godersi l’autoplay – un marea di commentatori, giornalisti, persino politici della più adamantina laicità si sono scoperti difensori indignati dei sacri riti della Settimana Santa. Roba, fosse vera, da riempire le chiese. Da un Carlo Verdelli scatenato: “Netanyahu vieta a Pizzaballa, per la prima volta da sempre, di celebrare al Santo Sepolcro la messa delle palme”. Ovviamente si tratta di “un avvertimento a un cardinale sgradito a Israele. Ma un vicario di Cristo non può tacere davanti a Gaza”. A parte la promozione di Pizzaballa a Papa (vicario di Cristo) è evidente che l’interesse non è per il patriarca, ma per il suo nemico.
Repubblica ha rilanciato per un giorno intero i suoi “per la prima volta da secoli ai capi della chiesa cattolica…”. L’agnostico Fatto: “Gravissimo precedente”. Politici come il 5s Carotenuto: “A Gerusalemme l’aria che si respira da mesi a questa parte è irrespirabile”. E giornalisti à la Telese: “Siete rimasti soli con i nazisti dell’Illinois”. Massimo Giannini versione vaticanista: “Sta diventando una guerra di religione”.
Roba da organizzare subito una crociata per liberare i Luoghi santi. Non fosse che è solo un gioco di specchi, stare col patriarca per colpire il genocida in chief: “Arbitraria violenza” secondo Montanari, un habitué delle accuse di genocidio a Israele. Ma fa piacere, non fosse che ci ricordiamo anche tutti quei commenti, articoli, campagne di stampa quando la libertà religiosa della chiesa non andava di moda. Era Ratisbona e il linciaggio che Benedetto XVI subì? Scalfari, futuro intervistatore di Francesco tuonò sui “rischiosi enigmi di Benedetto a Ratisbona”. E come dimenticare quando la libertà religiosa di Ratzinger andò a sbattere sulle porte chiuse della Sapienza? Ma ora è tutto perdonato, per i cari fratelli tornati a cantare Osanna e a picchiare le Palme in testa a Bibi.