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Israele vieta al cardinale Pizzaballa di entrare al Santo Sepolcro
Per la prima volta dopo secoli, al Patriarca latino di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa è stato impedito di celebrare la messa della Domenica delle Palme nel luogo simbolo per i cristiani
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29 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 05:17 PM

Il Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa
Questa mattina, al cardinale Pierbattista Pizzaballa (Patriarca latino di Gerusalemme) e al Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, è stato vietato l’ingresso alla Basilica del Santo Sepolcro, dove avrebbero voluto celebrare la messa della Domenica delle Palme, inizio della Settimana santa. La polizia israeliana ha motivato il divieto adducendo “ragioni di sicurezza”, ricordando che dal 28 febbraio l’accesso a tutti i luoghi di culto (anche ebraici e musulmani) è interdetto. Quel che la Polizia non ha detto, però, è che il limite vale per le celebrazioni con più di cinquanta persone, proprio per evitare assembramenti. Il cardinale Pizzaballa e fra Ielpo avrebbero celebrato privatamente con altre due persone. Da qui il comunicato congiunto in cui si legge che “per la prima volta dopo secoli, ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro”. “Questo episodio – prosegue il documento – rappresenta un grave precedente e non tiene conto della sensibilità di miliardi di persone nel mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme. I capi delle Chiese hanno agito con pieno senso di responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, hanno rispettato tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state cancellate, la partecipazione è stata vietata e sono state predisposte trasmissioni delle celebrazioni per centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo che, durante questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro”. Si tratta, sostengono Pizzaballa e Ielpo, di “una misura manifestamente irragionevole e gravemente sproporzionata. Questa decisione affrettata e profondamente viziata, influenzata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema deviazione dai principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”.
A stretto giro sono arrivate le reazioni. La premier Giorgia Meloni ha fatto sapere che “il Governo italiano esprime vicinanza al cardinale Pizzaballa, a padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro” che “è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. Più tardi, la stessa premier ha telefonato a Pizzaballa. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha convocato per lunedì l’ambasciatore d’Israele in Italia e ha dato mandato a quello italiano in Israele di “ esprimere alle autorità di Tel Aviv la protesta del governo e confermare la posizione italiana a tutela, sempre e in ogni circostanza, della libertà di religione”.
Ma anche all’estero la reazione è stata forte. Il presidente francese Emmanuel Macron ha diffuso un messaggio in cui condanna “questa decisione della polizia israeliana, che si aggiunge al preoccupante aumento delle violazioni dello status dei Luoghi Santi di Gerusalemme. A Gerusalemme deve essere garantito il libero esercizio del culto a tutte le religioni”. Dagli Stati Uniti s’è pure levata la protesta e a farsi portatore della contrarietà al divieto imposto ai due alti rappresentanti cattolici è stato l’ambasciatore in Israele Mike Huckabee, non certo un “nemico” dell’attuale governo israeliano: “Sebbene tutti i luoghi sacri della Città Vecchia, tra cui il Muro occidentale, la Chiesa del Santo Sepolcro e la moschea di al Aqsa, siano chiusi per motivi di sicurezza legati agli assembramenti, la decisione odierna della Polizia nazionale israeliana di impedire al Patriarca latino, cardinale Pierbattista Pizzaballa, e ad altri tre sacerdoti di entrare nella Chiesa per impartire una benedizione la Domenica delle Palme, rappresenta un’ingerenza eccessiva che sta già avendo gravi ripercussioni in tutto il mondo. Le linee guida del Comando del Fronte Interno limitano gli assembramenti a un massimo di cinquanta persone. I quattro rappresentanti della Chiesa cattolica erano ben al di sotto di tale limite. Le dichiarazioni del Governo israeliano indicano che il divieto di ingresso del cardinale Pizzaballa nella Chiesa del Santo Sepolcro è stato imposto per motivi di sicurezza, ma chiese, sinagoghe e moschee in tutta Gerusalemme hanno rispettato il limite di cinquanta persone. E’ difficile comprendere o giustificare che al Patriarca sia stato impedito l’ingresso in Chiesa la Domenica delle Palme per una cerimonia privata. Israele ha dichiarato che collaborerà con il Patriarca per trovare una modalità sicura per lo svolgimento delle attività della Settimana Santa”. Il presidente polacco Karol Nawrocki, vicino a Donald Trump, ha scritto su X che “le azioni della polizia israeliana, che condanno, sono espressione di mancanza di rispetto per la tradizione e la cultura cristiana”. E se dall’Ufficio del premier Benjamin Netanyahu si è spiegato che “non c’era alcuna intenzione malevola dietro l’esclusione del Patriarca latino dalla Chiesa del Santo Sepolcro” e che la scelta della Polizia era dovuta a mere ragioni di sicurezza, per cercare di chiudere il caso è intervenuto direttamente il presidente della Repubblica, Isaac Herzog, che ha telefonato a Pizzaballa “per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente avvenuto questa mattina nella Città Vecchia di Gerusalemme”. Ha aggiunto Herzog: “Ho chiarito che l’incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele, a seguito di precedenti episodi in cui missili iraniani sono caduti nella zona della Città Vecchia di Gerusalemme nei giorni scorsi. Ho ribadito l’incrollabile impegno dello Stato di Israele a favore della libertà religiosa per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme”.
Nel pomeriggio, senza fedeli, il cardinale Pizzaballa ha guidato un momento di preghiera al Getsemani: “Oggi, in questo pomeriggio di Domenica delle Palme, siamo qui senza la processione, senza le palme che sventolano per le strade. Non è una mancanza formale: è la guerra che ha sospeso il nostro cammino festoso, rendendo difficile persino la gioia semplice di seguire il nostro Re. I nostri fratelli e sorelle di Terra Santa oggi non possono riempire le strade né unire la loro voce al corteo festoso. Ma la loro assenza non è vuota davanti al Signore. Lui non cerca strade trionfali, ma entra là dove la porta è socchiusa, dove la fedeltà è pane quotidiano”. In serata, il cardinale Pizzaballa è intervenuto a Tv2000: “E’ vero che la Polizia aveva detto che gli ordini del comando interno aveva impedito qualsiasi genere di aggregazione nei luoghi dove non c’è un rifugio però noi non avevamo chiesto nulla di pubblico, solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l’idea della celebrazione nel Santo Sepolcro. Non ci sono stati scontri, tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera”.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.