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I volti e le idee dei nuovi capipopolo della protesta contro Macron
Le nuove leve dell'opposizione al premier francese riscuotono grande successo nel dibattito contro la riforma pensionistica. Ecco chi sono
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3 MAY 23

Foto Ansa
Michaël Zemmour ha un cognome ingombrante, oggi, nella politica francese, ma questo economista e professore alla Sorbona non ha nessun legame di parentela né alcuna prossimità ideologica con il leader della destra radicale d’oltralpe e presidente del partito Réconquête! Éric Zemmour. E’ invece uno dei volti della mobilitazione contro la riforma delle pensioni voluta e promulgata lo scorso 14 aprile dal presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. Come durante la Manif pour tous, il movimento ostile alla legge Taubira che autorizzò i matrimoni gay in Francia, e le proteste oceaniche dei Gilet gialli, sono emersi nuovi guru e capipopolo in questi quattro mesi di scioperi e rivolte, di scontri e indignazioni contro l’innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni. E Zemmour (Michaël), di queste figure fino a poco tempo fa sconosciute, è l’economista-intellò di riferimento, il nuovo Piketty e pensatore del fronte anti macronista, l’unico che nei talk-show ha la legittimità per definirsi portavoce delle proteste. Grande oratore, Zemmour moltiplica le conferenze in giro per la Francia, arringando studenti e riottosi di ogni generazione contro il governo “neoliberale” di Macron e Borne, che avrebbe prodotto una legge di “ingiustizia sociale”. “E’ una riforma che produce perdenti. Alcune persone vengono costrette a lavorare più a lungo contro la loro volontà”, ha dichiarato lo scorso marzo davanti agli studenti dell’Università Paul-Valéry di Montpellier. Zemmour se la prende con chi, come Bruno Le Maire, il ministro dell’Economia, sostiene che la riforma delle pensioni permetterà di garantire a tutti una pensione minima di 1.200 euro: un’affermazione falsa, secondo il professore della Sorbona. “L’unica misura nella riforma è una rivalorizzazione di alcune piccole pensioni, se non si hanno sgravi, e questa rivalorizzazione è compresa tra i 0 e i 100 euro. E’ di circa 33 euro per i nuovi pensionati, e di 50 per gli attuali pensionati. Al termine della riforma ci saranno ancora 4,2, 4,3 milioni che saranno sotto i 1.200 euro”, ha spiegato l’economista.
Altro fenomeno mediatico emerso durante il movimento sociale anti riforma è Manès Nadal, 15 anni, leader del sindacato La Voix lycéenne a Parigi, il più giovane dei manifestanti, ma già in possesso di un lessico da agit-prop che lascia immaginare un futuro politico tra le fila della sinistra mélenchonista. Figlio di un ex prefetto, Nadal è onnipresente sui canali all-news per difendere “la pensione a 60 anni” e suscita un grande fascino tra i coetanei. Altri puntano il dito contro la sua scarsa esperienza, i suoi toni immaturi e le sue proposte fuori dal tempo. “Prima finisca i suoi studi e poi dopo ricostruirà la società”, ha commentato il deputato Renaissance Éric Worth, infastidito dallo spazio offerto dai media a questo quindicenne, ribattezzato il “Che Guevara del cortile della ricreazione”. “Si vede subito quando la classe dominante e i suoi media iniziano ad aver paura”, commenta Nadal dinanzi alle critiche ai suoi interventi catodici.
Ogni mobilitazione ha i suoi slogan e le sue colonne sonore. Lo scorso 14 marzo, su Twitter, il video di una ragazza con la frangetta e gli occhiali scuri mentre balla la techno gridando “Retraites, climat, même combat” (Pensioni, clima: la stessa battaglia) fa il giro dei social. Lo slogan diventa l’inno della protesta, e da allora Mathilde Caillard (Mc danse pour le climat su Twitter) viene acclamata come eroina della piazza. Militante del collettivo di estrema sinistra Alternatiba e attivista, anzi “techno-gréviste” come si è autodefinita, Caillard è anche l’assistente parlamentare della deputata mélenchonista Alma Dufour. “I miei genitori erano a favore della decrescita prima che diventasse cool”, ha detto la giovane militante al quotidiano comunista L’Humanité. Ma i suoi detrattori le danno della “borghese” che non sa nulla dei problemi delle classi popolari e che fa i suoi balletti solo per acquisire notorietà. Tra i sindacalisti, è il volto ruvido di Olivier Mateu a essersi affermato, il leader della Cgt nelle Bocche del Rodano (il dipartimento di Marsiglia), che a Macron non promette tregua fino a quando non ritirerà la riforma. E’ lui l’emblema della radicalizzazione della mobilitazione.