Lapresse

Inseguire la guerra

A Kyiv servono munizioni, carburante e ricambi prima di una nuova iniziativa russa

David Carretta

La coalizione internazionale che sostiene l'Ucraina continua a essere in ritardo sulle effettive necessità del paese. "Ora dobbiamo consegnare quello che abbiamo promesso", dice il segretario della Nato Stoltenberg

Bruxelles. La coalizione internazionale che sostiene l’Ucraina nella guerra di aggressione della Russia continua a essere in ritardo rispetto a ciò di cui l’esercito ucraino ha effettivamente bisogno sul campo di battaglia per difendersi e riconquistare territorio. Mentre la Russia avanza lentamente sul fronte di Bakhmut e prepara una nuova grande offensiva, il problema della mancata pianificazione di guerra del campo occidentale sulle armi è riemerso nella riunione del gruppo di Ramstein ieri. “La questione degli aerei non è la più urgente ora”, ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg: “L’urgente necessità ora è di consegnare quello che abbiamo promesso” e “assicurare che abbiamo le munizioni” per le armi già fornite all’Ucraina.

 

Prima della riunione del Gruppo di contatto a difesa dell’Ucraina – questo è il nome ufficiale della coalizione Ramstein, che riunisce una cinquantina di paesi che forniscono armi a Kyiv – Stoltenberg è stato costretto più volte a insistere sulla necessità di accelerare la consegna di munizioni. “Siamo in una corsa di logistica”, ha spiegato il segretario generale della Nato lunedì: “Capacità chiave come munizioni, carburante e pezzi di ricambio devono raggiungere l’Ucraina prima che la Russia possa prendere l’iniziativa sul campo di battaglia. La velocità salverà vite”. Sulle munizioni “l’attuale tasso di consumo è più alto del tasso di produzione”, ha detto Stoltenberg: “Sì, abbiamo un problema. Ma i problemi ci sono per essere risolti”. 

 

In realtà, il problema non è nuovo. Fin dalla primavera del 2022 alcuni paesi dell’est europeo avevano suonato il campanello d’allarme degli arsenali che si stavano svuotando. Gli Stinger, i sistemi anticarro e i droni, nonché i proiettili per gli obici e i carri armati di fabbricazione sovietica usati dall’Ucraina, iniziavano a scarseggiare a causa dei trasferimenti massicci all’inizio del conflitto. Francia e Germania si erano improvvisamente rese conto di non avere arsenali adatti a una guerra ad alta intensità che dura più di qualche settimana. L’Unione europea aveva redatto un rapporto per individuare le penurie negli stock di armamenti dei suoi stati membri. A luglio la Commissione aveva proposto acquisti congiunti di armi. A settembre l’Alto rappresentante, Josep Borrell, aveva lanciato un nuovo allarme: “Le scorte militari della maggior parte degli stati membri sono, non direi esaurite, ma diminuite in proporzione elevata”. A dicembre Borrell è stato costretto a rilanciare l’allarme: gli stock dei paesi europei “sono quasi vuoti”. Se il problema è soprattutto europeo, anche gli Stati Uniti hanno avuto difficoltà a stare al passo della domanda.

 

Dato che non sono in conflitto diretto con la Russia, né gli americani né gli europei hanno voluto mobilitare l’industria militare in una pianificazione e produzione di guerra. Gli europei dell’est hanno riciclato i vecchi equipaggiamenti sovietici. Quelli dell’ovest hanno fatto ricorso alle riserve. Se Mosca ha usato l’inverno per riorganizzare il suo esercito, il campo occidentale non è riuscito ad anticipare le fasi successive della guerra e ora si ritrova costretto a inseguire le urgenze sul campo di battaglia. I ritardi, che hanno implicazioni negative per l’Ucraina, sono diversi. Sono stati riscontrati praticamente per ogni nuovo sistema di armamento che la coalizione Ramstein ha deciso di fornire a Kyiv. Il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, ieri ha annunciato un contratto con Rheinmetall per la produzione di proiettili per il carro armato antiaereo Gepard. I proiettili di fabbricazione tedesca saranno consegnati a luglio. Eppure il primo annuncio della Germania della fornitura dei Gepard risale allo scorso maggio.

 

L’esempio di ritardo più recente riguarda i carri armati da combattimento. Alcuni paesi europei sono andati a verificare i loro stock solo dopo la svolta sui Leopard 2 avvenuta alla riunione di gennaio del Gruppo di contatto. Il ministro spagnolo della Difesa, Margarita Robles, ieri ha spiegato di non poter ancora specificare quanti Leopard fornirà il suo paese, perché alcuni di quelli promessi sono in un deposito a Saragozza “in disuso da molto tempo e in condizioni deplorevoli”. La Germania, che era stata riluttante a fornire i Leopard 2 senza la copertura degli Stati Uniti con gli Abrams, ora accusa altri membri della coalizione di aver rinnegato alcuni impegni sui carri armati. I primi Leopard 2 arriveranno solo a marzo. Il grosso dei carri armati rischia di non essere schierato quando ci sarà la nuova offensiva russa. “La mia massima priorità è garantire che gli impegni presi dagli alleati per i veicoli da combattimento della fanteria, per i mezzi corazzati, per i carri armati, vengano consegnati il prima possibile perché ogni giorno conta”, ha detto Stoltenberg. Il segretario americano alla Difesa, Lloyd J. Austin III, ha cercato di mettere un po’ di ordine, chiedendo alla coalizione Ramstein di “concentrare l’attenzione” perché questo è “un momento cruciale nel corso della guerra”. “Il nostro obiettivo non è solo fornire equipaggiamento: è fornire capacità complete e durature”, ha detto Austin, ricordando che la guerra sarà lunga: “Il Cremlino scommette ancora di poter aspettare che noi abbandoniamo” la difesa dell’Ucraina.

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