La roulette bielorussa dei processi: ora tocca a Tikhanovskaya

Per chi è in prigione spuntano crimini sempre nuovi. È il turno dell'oppositrice del dittatore Lukashenka, ora in esilio. Imputata di dieci crimini, la sceneggiata in tribunale sarà in sua assenza. L'ennesima opera di demonizzazione
18 GEN 23
Ultimo aggiornamento: 05:00
Immagine di La roulette bielorussa dei processi: ora tocca a Tikhanovskaya

Foto di Heikki Saukkomaa, Lehtikuva, via AP, via LaPresse&nbsp;<br />

Sono molte le caratteristiche che ormai uniscono Russia e Bielorussia. Tra queste c’è il sistema giudiziario e la mania di martoriare gli oppositori con processi senza fine. Non basta una condanna severa, improvvisamente spuntano altri crimini, si riaprono processi e gli anni di pena diventano infiniti, come il numero di crimini. Svjatlana Tikhanovskaya, la leader dell’opposizione bielorussa in esilio, è fuggita dal suo paese nel 2020, dopo che il dittatore Aljaksandr Lukashenka si era dichiarato vincitore delle elezioni per le quali non ha mai permesso di contare i voti: le schede elettorali sono state distrutte.
A Tikhanovskaya era stato detto: o la galera o l’esilio. Lei, con due figli piccoli e un marito già in prigione, ha scelto l’esilio, e dopo pochi mesi è stata dichiarata un pericolo per il paese assimilabile a una terrorista. Vive da allora in Lituania, senza poter avere contatti con suo marito, l’oppositore Sergei Tikhanovski, e cercando di rappresentare la Bielorussia che vuole un cambiamento nel nome della democrazia.
Ieri è iniziato un processo contro di lei, si svolgerà in sua assenza, senza che lei possa difendersi. I crimini che le vengono imputati sono più di dieci, e la sceneggiata in tribunale fa parte di un’opera di demonizzazione che il dittatore porta avanti per depotenziare l’opposizione in un paese spopolato e spaventato. Tikhanovskaya non può tornare in Bielorussia, il rischio è molto alto. Per gli altri oppositori che sono finiti in prigione, come suo marito, continuano i processi, che aggiungono al martirio giudiziario, psicologico e fisico anni in più.
A fine 2022, la collaboratrice di Tikhanovskaya, Maria Kalesnikava, si è sentita male mentre era detenuta in una colonia penale; la sua salute si è rimessa, ma non si sa cosa avvenga in questi posti della paura in cui Lukashenka rinchiude i suoi oppositori. Voleva che i bielorussi dimenticassero questi coraggiosi rappresentanti di un futuro che non arriva. Non ci è riuscito, spera allora che, un processo dietro l’altro, i bielorussi li rinneghino. Non gli riuscirà neppure questo.