il vertice

Dubbi sul futuro dell'Osce, ora che ha scelto di isolare la Russia

Pietro Guastamacchia

C'è una domanda sempre più assillante che accompagna i lavori dell'Organizzazione riunita in Polonia: che spazio rimane se non porta più Washington, Parigi e Berlino al tavolo con Mosca?

LódzSi aprono stamattina i lavori del vertice Osce e per la prima volta dal 2004 non si vedrà Sergei Lavrov: la Polonia gli ha negato il visto. Sono attesi invece il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba e il sottosegretario americano per gli Affari politici Victoria Nuland. La volontà di Varsavia è chiara, isolare la Russia a tutti costi anche dove Mosca è di casa, come l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, nata a Helsinki nel 1975 quando i leader del blocco sovietico e quelli del mondo occidentale firmarono una serie di accordi per abbandonare la corsa alla distruzione reciproca e garantire la pace nella casa comune europea. Una pace che per anni si è poggiata sugli architravi stabiliti in Finlandia, come gli accordi di disarmo e non proliferazione, oggi in crisi come dimostrato dal rifiuto di Mosca di partecipare all’incontro di monitoraggio dell’accordo NewStart sulla riduzione delle armi nucleari. O come l’articolo tre degli accordi di Helsinki: “Gli stati partecipanti considerano inviolabili i confini reciproci nonché i confini di tutti gli stati in Europa, e si asterranno ora e in futuro da assalire queste frontiere”, principio oggi ridotto in brandelli dall’invasione russa dell’Ucraina.

 

“Le azioni di Mosca violano i princìpi base dell’Organizzazione stessa”, ha ripetuto più volte il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau a conferma della sua scelta, ma lo schiaffo alla diplomazia russa fa tremare le fondamenta dell’Organizzazione stessa e per qualcuno potrebbe anche essere un colpo mortale. Da Helsinki a oggi infatti molto è cambiato, sul vecchio continente è iniziata la lunga marcia dell’allargamento a est dell’Ue e dei suoi progetti politici rivolti al vicinato, tra cui il recente rilancio della Comunità politica europea. Che spazio rimane dunque per l’Osce se perde la sua peculiarità di portare Washington, Parigi e Berlino al tavolo con Mosca?

 

Per Michael Carpenter, l’ambasciatore americano presso l’Organizzazione e uno degli esperti di Russia dell’Amministrazione Biden, “L’Osce non è solo un forum di dialogo, è un'organizzazione con 13 missioni tra cui quattro su campi di conflitti sensibili, e tre istituzioni con compiti ben definiti: la protezione delle minoranze, il monitoraggio elettorale e la protezione della libertà di stampa. L'Osce andrà avanti e se Mosca si metterà di traverso, troveremo modo di aggirarla”. Il riferimento è alla regola del consenso, principio base dell’Organizzazione che dà a ognuno dei suoi partecipanti il potere di veto su qualsiasi decisione. Il veto è strato però aggirato durante la gestione di Varsavia con la pratica dei progetti extra bilancio (quindi senza bisogno di approvazione dei membri) promossi da Rau e sovvenzionati da Washington, pratica con cui i polacchi sono riusciti per esempio a riaprire la missione a Kyiv.

 

Escludere Mosca però è un pratica che può costare cara all’Osce. I ruoli chiave che l’Organizzazione ancora esercita infatti sono quelli di mediatore nel processo di pace in Georgia, con la copresidenza della Ginevra International Discussion, del conflitto in Nagorno Karabakh, con la struttura dei Minsk Co-Chair e del formato 5+2 per la risoluzione del conflitto in Transnistria, tutte partite in cui il ruolo della Russia rimane essenziale. Sul vertice di Lódz, ultimo atto della presidenza polacca, pesa quindi una domanda esistenziale per il futuro dell’Organizzazione stessa: ha senso portare avanti la missione di coinvolgere la Russia nella salvaguardia della sicurezza in Europa nel momento in cui è la Russia stessa a metterla in crisi?, e la risposta sembra variare a seconda della prospettiva di tempo. Varsavia ha capito che oggi, nella quotidianità dei missili sulla popolazione inerme, la risposta è no. Gli accordi di Helskinki però fanno da monito: una sicurezza duratura si costruisce dialogando anche, anzi soprattuto, con il nemico.

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