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negoziati scandinavi •
In Svezia la destra estrema punta al governo
Il partito dei democratici guidato da Jimmie Akesson è arrivato al secondo posto, dietro i Socialdemocratici della premier uscente Magdalena Andersson. Nei negoziati per la formazione del nuovo esecutivo, tuttavia, potrebbero esserci sorprese

<span style="font-family: Arial, Verdana, sans-serif; font-size: 12px;">(LaPresse)</span>
Bruxelles. L’estrema destra andrà al governo in quel modello di democrazia scandinava che è la Svezia? Questo scenario, impensabile fino a pochi mesi fa, è diventato meno improbabile, dopo il successo dei Democratici svedesi nelle elezioni legislative di domenica.
Secondo i risultati preliminari, i Socialdemocratici della premier uscente, Magdalena Andersson, rimangono di gran lunga il primo partito: con il 30,5 per cento, hanno guadagnato tre punti rispetto al 2018. Ma i Democratici svedesi, il partito di estrema destra guidato da Jimmie Akesson, è arrivato al secondo posto con il 20,7 per cento dei voti, superando quella che tradizionalmente era la principale formazione della destra, il Partito moderato (19 per cento). Nel loro insieme i partiti di opposizione di destra (Democratici svedesi, Moderati, Liberali, Cristiano-democratici) avrebbero conquistato 175 seggi nel nuovo Riksdag, uno in più dei 174 del blocco di sinistra (Socialdemocratici, Centro, Sinistra e Verdi).
I risultati definitivi sono attesi dopodomani, dopo il conteggio dei voti dall’estero. Il margine è così stretto che tutto potrebbe ancora cambiare. Ma la nuova composizione del Riksdag potrebbe portare alla fine della breve premiership di Andersson e al ritorno al potere della destra, che aveva governato dal 2006 al 2014. Il nuovo premier diventerebbe il leader dei Moderati, Ulf Kristersson. “Se c’è una maggioranza, sono pronto a fare un governo stabile ed efficace”, ha detto Kristersson. Con o senza i Democratici svedesi al governo? “Se c’è un cambiamento di maggioranza, avremo una posizione centrale. La nostra ambizione è di essere al governo”, ha detto Akesson ai suoi militanti entusiasti.
In Svezia il cordone sanitario per escludere l’estrema destra dal governo è stato rotto, ma fino a un certo punto. Prima i Cristiano-democratici, poi il Partito moderato hanno iniziato a dialogare con i Democratici svedesi, un partito che ha radici neonaziste, ma che sotto la leadership Akesson si è dato un’immagine più presentabile. Alle prime alleanze a livello locale è seguita un’intesa secondo cui i Democratici svedesi dovrebbero garantire il loro sostegno esterno a un governo della destra moderata. E’ quella la “posizione centrale” evocata da Akesson, che potrebbe imporre alcune delle sue priorità a un futuro esecutivo Kristersson, senza farne formalmente parte.
Ma la sua richiesta di “essere al governo” rischia di complicare il ritorno della destra al potere. Prima delle elezioni, i Liberali avevano promesso di non sostenere un esecutivo con ministri dei Democratici svedesi – Akesson ha risposto con disprezzo. Nei complicati negoziati per la formazione del nuovo governo potrebbero esserci sorprese. Lo scenario più probabile rimane quello di un governo minoritario, anche se non è chiaro di quale colore. Nel 2018 c’erano voluti quattro mesi per la conferma del socialdemocratico Stefan Löfven alla testa di un governo di sinistra minoritario, dopo un risultato inconcludente tra i due blocchi.
Il successo di Akesson è innegabile. I Democratici svedesi, entrati al Riksdag nel 2010, hanno incrementato i loro seggi a ogni elezione. Le posizioni più estreme sono state abbandonate, anche se il partito rimane anti immigrazione, anti islam e anti europeo. Il risultato di domenica è anche la conseguenza di una campagna elettorale incentrata sul tema della sicurezza, in particolare le guerre tra bande nel sud della Svezia, dove i Democratici svedesi hanno la loro base.
La ragione principale per cui Akesson vuole andare al governo è evitare di fare la fine del Partito popolare danese, altro partito dell’estrema destra scandinava che, dopo aver garantito il sostegno esterno a governi della destra liberale senza mai assumersi responsabilità dirette, alla fine è stato punito dagli elettori. Paradossalmente, il voto è stato un successo anche per Andersson: la premier uscente ha saputo rilanciare un Partito socialdemocratico in crisi, che stava perdendo terreno nei consensi. Data l’incertezza, Kristersson ha evitato trionfalismi, ha lanciato appelli alla “pacificazione” e ha ringraziato Andersson per la campagna elettorale.