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editoriali

La lunga marcia dei Grünen

Redazione

I Verdi tedeschi sono i partner privilegiati di coalizione e la Cdu li chiama per i governi dei Lander di Schleswig-Holstein e Nordreno-Vestfalia. Le capacità di influenzare l'agenda tedesca

Con la conferma, martedì, di Daniel Günther alla presidenza del nordico Schleswig-Holstein, i Verdi tedeschi proseguono spediti nella loro marcia. Il giorno prima era stato il turno della riconferma di Hendrik Wüst alla testa del Land più grande: il Nordreno-Vestfalia (Nrw). Come Günther anche Wüst è un moderato della Cdu (entrambi esponenti centristi, un grattacapo per il presidente del partito, il conservatore Friedrich Merz) ed entrambi hanno scelto i Grünen per formare la nuova amministrazione: in entrambi i casi a farne le spese sono stati i Liberali. I Verdi tedeschi però non fanno complimenti a nessuno, contenti di sottrarre voti a tutti. Oggi sono al governo in 11 Länder su 16 e hanno cinque ministri federali su 17, ma soprattutto hanno la capacità di dettare l’agenda.

 

Lo si vede da mesi a livello federale dove spronano il titubante cancelliere socialdemocratico sulla via dell’atlantismo ma imponendo anche a una Germania affamata di energia un’ostinata chiusura a fine 2022 delle tre centrali nucleari ancora attive. Ieri hanno lasciato il segno a Kiel: con la sua Cdu, Günther era forte di un poderoso 43,3 per cento dei consensi eppure fra i primi obiettivi della sua nuova maggioranza c’è quello di rendere lo Schleswig-Holstein carbon neutral già dal 2040. Anche nella Renania di Wüst il contributo dei Grünen è ben visibile: su tutti si nota il diritto di voto alle regionali ai 16enni, l’espansione delle rinnovabili e l’uscita dal carbone. Il cancelliere Olaf Scholz deve stare attento: il modello di governo nero-verde si è già imposto in quattro Länder occidentali e potrebbe diventare la regola anche per il prossimo esecutivo nazionale. Un primo segnale di allarme arriva dal sondaggio RTL/n-tv secondo cui con il 24 per cento i Verdi hanno superato i socialdemocratici (al 20) e rincorrono la stessa Cdu (26). L’obiettivo del partito ecologista adesso deve essere uno solo: non sopravvalutarsi

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