oggi il consiglio europeo

Niente embargo: sul petrolio russo l'Ue si divide 

David Carretta

Il sesto pacchetto si svuota sempre di più e salta il compromesso sulle sanzioni energetiche, nonostante le deroghe previste per Ungheria e Germania. Continuano le trattative ma i veti si annunciano definitivi 

Il Consiglio europeo di oggi e domani rischia di trasformarsi nella prima grande dimostrazione di disunità dell'Ue dall'inizio della guerra di Vladimir Putin contro l'Ucraina, dopo che gli ambasciatori dei ventisette stati membri ieri non hanno trovato un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia. Il premier ungherese, Viktor Orbán, ha mantenuto il suo veto sull'embargo graduale sul petrolio, malgrado fosse stata offerta una deroga praticamente totale con l'esclusione dell'oleodotto Druzhba che trasporta il greggio russo in Ungheria. Nessuna delle concessioni fatte nelle ultime settimane è bastata. All'Ungheria erano stati offerti tempo in più prima di applicare l'embargo e centinaia di milioni di euro per ristrutturare le raffinerie, prima della deroga sull'oleodotto. L'unità “sta iniziando a sgretolarsi”, ha detto il ministro tedesco dell'Economia, Robert Habeck, parlando con dei giornalisti in Germania.

Malgrado la fumata nera, alcuni diplomatici sperano ancora in un accordo prima dell'inizio del Consiglio europeo. Gli ambasciatori torneranno a riunirsi questa mattina, mentre il vertice è convocato per il pomeriggio. "Continuiamo a lavorare sulla questione", ci ha detto una fonte dell'Ue: "Vedremo se ci saranno risultati". La Commissione appare meno ottimista su un'intesa già oggi e ritiene che un accordo a livello di ambasciatori sia possibile nel corso della settimana. Orbán ha chiesto di essere esentato dall'embargo non solo via oleodotto, ma anche via mare. Al di là del suo veto, ci sono dettagli tecnici e giuridici che complicano l'approvazione formale delle nuove sanzioni. Ma rimane il fatto che il sesto pacchetto si sta svuotando sempre più, mostrando i limiti di ciò che l'Ue e gli stati membri sono pronti a subire in termini di danni economici per far pagare un prezzo a Putin per la sua guerra.

L'obiettivo del sesto pacchetto "è vedere come fare in modo di colpire nel modo più duro possibile il regime di Putin e l'embargo sul petrolio è uno strumento", ci ha spiegato la fonte dell'Ue. L'embargo dovrebbe privare la Russia di risorse significative con cui finanzia la sua guerra. Ma l'entrata in vigore a sei mesi ne riduce l'efficacia. Inoltre, l'esenzione per l'oleodotto Druzhba significa salvare un terzo di tutte le importazioni di greggio russo nell'Ue. La deroga per Orbán ha aperto un vaso di pandora di richieste di altre eccezioni e di problemi nella sua attuazione. La proposta iniziale era di esentare unicamente l'oleodotto Druzhba sud, che rifornisce Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca. Ma la Germania ha insistito per includere anche l'oleodotto Druzhba nord, che trasporta il greggio russo in una raffineria di proprietà di Rosneft a Schwedt, nell'est del paese, permettendo di fornire di benzina e gasolio a Berlino e tutta la regione attorno alla capitale. C'è il sospetto che la Germania lo abbia chiesto "per mere ragioni economiche", ci ha detto un altro diplomatico europeo: "C'è puzza di marcio". In sostanza, alcuni stati membri temono che Budapest e Berlino vogliano usare l'eccezione per fare concorrenza sleale agli altri.

Il rischio concorrenza sleale ha alimentato il dibattito tra gli ambasciatori ieri. Italia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia e paesi Baltici hanno insistito per inserire garanzie giuridiche che il petrolio che arriva via Druzhba non sia raffinato e rivenduto nel resto del mercato interno dell'Ue. "Non vogliamo che il diesel raffinato in Ungheria con greggio russo a basso prezzo finisca in paesi dove, a causa dell'embargo, si è obbligati a raffinare petrolio molto più costoso", ci ha detto una terza fonte. "Se facciamo una deroga a qualcuno non deve approfittarne rivendendo i prodotti raffinati", ci ha detto la prima fonte dell'Ue: "Alcuni paesi hanno chiesto un forte monitoraggio". Nel frattempo, Grecia e Cipro hanno ottenuto di modificare il sesto pacchetto su altre misure significative. Il divieto di assicurare le petroliere che trasportano petrolio russo dovrebbe slittare da 3 a 6 mesi. Il divieto di transazioni immobiliari tra cittadini russi - una misura volta a combattere i tentativi di aggirare le sanzioni - sarebbe stato semplicemente tolto. "Su un regime di sanzioni si decide all'unanimità e dunque ogni stato membro ha margine" per strappare concessioni, ci ha spiegato la prima fonte.

La bozza di conclusioni del Consiglio europeo che è stata discussa ieri dagli ambasciatori contiene un paragrafo intitolato "sanzioni", che per ora dunque rimane vuoto. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, sperava che l'esclusione dell'oleodotto Druzhba avrebbe convinto Orbán a ritirare il veto. Invece, la riunione dei capi di stato e di governo rischia di essere monopolizzata dal sesto pacchetto di sanzioni. Alcuni stati membri hanno già iniziato a chiedere un settimo pacchetto. Ma le oltre tre settimane di negoziati sull'embargo sul petrolio precludono che l'Ue voglia fare un passo analogo sul gas. "Sul gas sarà molto molto più difficile", ci ha confessato la nostra terza fonte. Semmai potrebbero risorgere vecchie idee come un tetto sul prezzo o un dazio sul gas russo importato. Nella parte "energia" della bozza di conclusioni, c'è un passaggio in cui il Consiglio europeo invita la Commissione a esplorare con i nostri partner internazionali (…) la fattibilità di introdurre tetti temporanei ai prezzi".

 


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