Fuga dai russi. Anatoly ci racconta com’è scappato da Kherson

Mosca è capace di prendere solo città distrutte (come Mariupol) o vuote. Molti scelgono di fuggire, anche se questo comporta passare su ponti minati o tra piogge di proiettili
di
19 MAY 22
Immagine di Fuga dai russi. Anatoly ci racconta com’è scappato da Kherson

(foto di Ansa)

Si scappa da Kherson anche sui ponti minati e sotto le bombe. Anatoly ci ha provato tre volte, la settimana scorsa ci è riuscito. La strada che ha percorso passa per Beryslav, attraversa il ponte dove ci sono le mine e finisce dentro “la zona grigia” (quella dei villaggi disabitati tra l’ultimo posto di blocco russo e il primo dei militari ucraini). Ieri, su quella strada, i cannoni russi hanno sparato contro un corteo di auto in fuga: hanno fatto tre morti e sei feriti. Anatoly parla a voce bassa, si interrompe e poi ricomincia: ha vissuto sotto l’occupazione per due mesi e mezzo, e racconta al Foglio che nella città dove gli abitanti manifestano una volta alla settimana sventolando la bandiera ucraina i russi hanno paura di tutti.
“Alla fine erano così paranoici da costringerci a rimanere chiusi in casa, non potevi spostarti neppure da un isolato a un altro e questo serviva a evitare che ci organizzassimo tra di noi”. Anche se conquistare Kherson è stato semplice (i soldati di Putin hanno potuto contare sull’effetto sorpresa e il primo giorno dell’invasione le città ucraine non erano difese), controllarla è impossibile. I russi sul campo sono scoordinati e, per esasperazione, alcuni preferiscono che i residenti scappino purché la smettano di complottare contro di loro e passare le posizioni all’esercito di Kyiv. L’armata di Mosca è capace di prendere solo città distrutte (come Mariupol) o vuote. “I miei vicini sono spariti, i cortili e le strade sono deserte: prima di partire gli unici rumori che si sentivano erano quelli dei russi che sfondavano le porte per saccheggiare gli appartamenti”.
A Kherson hanno imposto il rublo, ma non c’è più nulla da comprare. Una settimana fa Kirill Stremousov, un filo-russo che è nell’amministrazione cittadina per conto di Mosca, ha detto che non ci sarà nessun referendum per diventare una “Repubblica popolare” sul modello di quelle separatiste di Donetsk e Lugansk: il braccio politico degli occupanti chiede una vera e propria annessione. Quel giorno, Anatoly ha deciso di fuggire e che il tentativo non sarebbe stato come i precedenti, nel senso che non si sarebbe fermato davanti ai pericoli. Era in una carovana con altre auto, ha passato dieci posti di blocco: “con alcuni non è stato necessario dare una spiegazione, mentire sulla destinazione finale, anzi ci hanno detto che ci lasciavano andare senza troppe domande”. Rimanevano da fare i controlli di routine: lo hanno perquisito, hanno guardato il rullino foto dello smartphone e lo hanno fatto spogliare.
Poi ha aspettato sei ore fermo prima di poter entrare a Beryslav: “All’alba ci siamo messi in macchina, fino al ponte bisognava schiacciare il pedale sull'acceleratore. Sul ponte bisognava stare attenti perché è una zona minata e ci sono già state delle vittime. Appena superato, siamo stati bombardati: gli altri alla guida erano in preda al panico, hanno smesso di curarsi delle mine, sfrecciavano. E’ una strada disastrata dai combattimenti e io ho forato la gomma”. Ha tirato fuori il cric e la ruota di scorta dal bagagliaio sotto le bombe: “Stavo fissando i bulloni e vedevo i proiettili atterrare sul lato destro del minivan. Poco più in là è arrivato un calibro 152 millimetri dell’artiglieria pesante che ha fatto una voragine. Si alzavano le nuvole di polvere e di fumo e io non riuscivo più a distinguere il rombo dei motori dai mortai”. E’ risalito in macchina con la ruota fissata per metà e ha iniziato a correre: “Una delle auto che era con me è stata colpita, non mi sono potuto fermare, nessuno poteva. Non so nulla di che fine abbiano fatto quelle persone”. Lui era libero, ha continuato a muoversi in velocità: direzione Kryvyi Rih. Ha incontrato il primo posto di blocco ucraino. “Perdere la paura è stata una sensazione incredibile”.