Mercado Hidalgo il 27 gennaio 2017, a Tijuana in Messico (foto by Justin Sullivan/Getty Images) 

il frutto del desiderio

Americani e messicani si minacciano e l'amato avocado finisce sotto scorta

Maurizio Stefanini

Sul terzo prodotto di esportazione più importante dopo birra e tequila è in corso una guerra. I prezzi salgono e 400 mila posti di lavoro sono a rischio

Sull’avocado è in corso una guerra, i prezzi salgono e 400 mila posti di lavoro sono a rischio. La miccia del conflitto? Le minacce a un ispettore che hanno spinto gli Stati Uniti a sospendere le importazioni di avocado dal Messico, proprio nel bel mezzo del Super Bowl. La finale del campionato della National Football League è l’evento sportivo più seguito degli Stati Uniti ed è tradizione tra i tifosi mangiare quantità record di tortilla chips intinte nel guacamole, la salsa messicana il cui nome deriva dalla lingua degli aztechi: “ahuácatl” per avocado; “mollis” per salsa.  

   
Dagli avocado per i quali gli yuppies dei film di Vanzina pagavano conti omicidi ai ristoranti di Cortina agli avocado toast oggi amati dagli hipster e celebrati dalla canzone di Annalisa, in Italia il frutto che arriva dai tempi dei dinosauri è stato inserito nel paniere Istat nel 2018. E da un po’ si è iniziato anche a coltivarli, sulle pendici dell’Etna. Ma il primo produttore mondiale è il Messico, e in particolare lo stato di Michoacán, mentre il primo mercato del mondo sono appunto gli Stati Uniti.  

 

Però su questo “oro verde” ha iniziato a metterci le mani sopra la criminalità organizzata. Il dipartimento all’Agricoltura di Washington lavora in loco, con ispettori che controllano i prodotti agricoli in modo da evitare parassiti e malattie: nel Michoacán, che è l’unico stato messicano certificato. Uno di questi ispettori ha messo in dubbio l’integrità di una particolare spedizione di avocado e non l’ha autorizzata. La mafia ha allora minacciato la vita sua e della sua famiglia; il governo americano ha risposto annunciando da venerdì 11 febbraio un blocco dell’import.

   
“Riprenderemo queste ispezioni il prima possibile”, hanno promesso rassicuranti i funzionari del dipartimento dell’Agricoltura. Tra le varie proposte: la scorta ai camion che trasportano il prodotto; una rete di comunicazione radio; un centro di monitoraggio per tracciare i veicoli; l’implementazione di posti di blocco fissi e mobili. Da vecchio esponente di una sinistra populista e anti americana che ricorre  agli slogan proprio perché di concreto fa molto poco, però, il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador non si è lasciato scappare l’occasione: “Ci sono molti interessi economici e politici, c’è concorrenza, non vogliono che l’avocado messicano entri negli Stati Uniti o prevalga per la sua qualità”, ha detto lunedì. Il blocco continua da una settimana. Il governatore di Michoacán Alfredo Ramírez Bedolla, che pure è del suo stesso partito, ha invece detto di essere ottimista sul fatto che presto si farà un accordo con gli Stati Uniti. Il dipartimento dell’Agricoltura di Washington ha ricordato che un suo dipendente è stato assassinato nel 2020 mentre lavorava a un programma contro i moscerini della frutta, i parassiti e le malattie degli agrumi nel nord del Messico: non c’è un problema solo con l’avocado. 

 
Per il Messico, l’avocado è il terzo prodotto di esportazione più importante dopo birra e tequila. L’anno scorso ne ha prodotte 2,45 milioni di tonnellate, i tre quarti in Michoacán. Poco più della metà della produzione messicana totale viene esportata e otto avocado su dieci finiscono negli Stati Uniti.  La Asociación de Agricultores y Empacadores de Aguacate de México ha denunciato che, solo durante il primo fine settimana del divieto, ci sono state perdite per 20 milioni di dollari al giorno. Gli Stati Uniti  producono soltanto il 10 per cento del loro consumo di avocado, e nel 2021 il 90 per cento dell’import è arrivato dal Messico, per 2,8 miliardi di dollari.
 

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