Chi è André Ventura, l’uomo che ha fatto sbarcare il sovranismo in Portogallo

Professore di giurisprudenza, ex commentatore sportivo e prete mancato: “Dio mi ha chiesto di trasformare il paese”, dice il giovane leader di Chega!. Dopo l’exploit elettorale lo applaude anche Meloni
31 GEN 22
Ultimo aggiornamento: 18:55
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E' materiale da romanzo, il percorso di Ventura. 39 anni, figlio di un commerciante di biciclette e di una segretaria. A 14 rifiuta l’educazione laica impartitagli dalla famiglia e intraprende il cammino verso il sacerdozio. Lo abbandona solo perché all’università si innamora – ma mantiene la fervida fede: “Mi ispiro a San Paolo, nella vita bisogna essere radicali o non ne vale la pena. E a me Dio ha affidato la missione di trasformare il Portogallo”, scriveva nel 2020. Nel mezzo è stato studente modello tra Lisbona e Cork, con tesi di dottorato contro il giustizialismo e la stigmatizzazione delle minoranze – si fa presto a cambiare idea. Poi è tornato in patria e ha lavorato all’agenzia delle entrate. Ha preso la cattedra in giurisprudenza ed è stato commentatore di calcio per Cmtv e Benfica Tv.
Le ha provate tutte, Ventura. Ma si è fermato sulla politica: cinque anni fa diventa consigliere comunale per il Partito socialdemocratico, presto rompe con la leadership di Rui Rio – sconfitto dai socialisti alle elezioni di domenica, anche per i voti rosicchiatigli da Chega! – e nel 2019 decide di fondare un organismo tutto suo. Antisistema, nonostante Ventura si dichiari europeista. Giustiziere della mala gestione del denaro pubblico, in nome della trasparenza – anche se la raccolta firme che portò alla nascita del partito contava persone minorenni o decedute. Aperto alle minoranze, ma soltanto alcune – contro la comunità Rom il professore nutre un’antica ossessione, costatagli numerose multe e il licenziamento da Cmtv.
Fra i lusitani il bacino elettorale di estrema destra è debole e spurio. Eppure Chega! brucia le tappe. In appena cinque mesi ottiene il suo primo seggio, alle legislative del 2019. Il partito cresce. E si consolida a immagine e somiglianza del suo leader: l’11,9 per cento conquistato alle presidenziali dell’anno scorso è un traguardo ancora più netto di quanto dicono le urne delle ultime elezioni. Anche oggi, Ventura sperava di sfondare quota 10 per cento. Non ci è riuscito perché nell’operoso nord i socialdemocratici hanno retto – lo smacco più amaro a Porto, dove Chega! chiuse la campagna elettorale in pompa magna: il terzo posto è andato ai liberali. Mentre a Faro e in altre regioni del sud l’exploit sovranista ha toccato il 12 per cento. “Sta cambiando il vento”, ha esultato Maria Vieira, una nota attrice locale che ha abbracciato la causa di Ventura.
Lui alla fine sorride. Per ora si accontenta, assicura che finalmente il Portogallo avrà un’opposizione agguerrita e credibile. Stempera i toni sulle accuse di xenofobia e rifiuta le etichette. Anche se si limita a glissare, quando gli avversari politici lo bollano come “erede di Salazar”. Difficile fare altrimenti: il motto del regime era “Dio, patria e famiglia”. Ventura l’ha fatto suo e ci ha aggiunto la parola “lavoro”. Manca solo la visita di Giorgia a Lisbona: “Eu sou uma mulher, eu sou mãe, eu sou cristã…”. Siparietto già visto.