Pedaggio ai talebani per aiutare la popolazione

Daniele Raineri

L'Amministrazione Biden allenta le sanzioni, in Afghanistan la carestia è imminente. Le Nazioni Unite pagheranno sei milioni di dollari in cambio di sicurezza a un leader che ha sul capo una taglia da cinque milioni di dollari

Prologo. I talebani sono al governo in Afghanistan da quattro mesi. Una gravissima crisi umanitaria colpisce il paese e senza aiuti e cooperazione dall’esterno si rischia la catastrofe.


    
Mercoledì il dipartimento del Tesoro americano ha annunciato di avere allentato un po’ le restrizioni che vietano di trattare con i talebani e con il gruppo Haqqani, una sottofazione dei talebani considerata ancora più pericolosa delle altre per la sua predisposizione agli attentati suicidi contro grandi obiettivi. Il Tesoro americano è stato costretto a fare questa apertura a causa delle condizioni disastrose dell’Afghanistan, che è appena entrato in uno dei peggiori inverni della sua storia. Ventitré milioni di persone rischiano di morire di fame, secondo le valutazioni angosciate del World Food Program annunciate in pubblico a inizio novembre, a meno che non ci sia un intervento di soccorso immediato da parte della comunità internazionale. La colpa di questa situazione non è soltanto dei talebani e risale anche agli anni precedenti, quando a Kabul c’era un governo filo occidentale – ma l’arrivo al potere dei guerriglieri islamisti ha peggiorato le cose. 

   

In teoria per gli Stati Uniti molti elementi dei talebani e del gruppo Haqqani sono terroristi e trattare con loro espone al rischio di sanzioni. Ma questi elementi sono oggi in posizioni chiave nel governo di Kabul e quindi è impossibile intervenire nel paese anche soltanto per prestare soccorso alla popolazione senza avere a che fare con loro. Per questo il Tesoro americano ha creato tre licenze, che proteggono dalle sanzioni le agenzie del governo americano, le Nazioni Unite e le organizzazioni non governative impegnate in progetti umanitari anche se e quando fanno accordi con i talebani e con il gruppo Haqqani.

   

Un punto interessante: in mezzo a trasferimenti di denaro più importanti, le Nazioni Unite propongono anche di pagare sei milioni di dollari al ministero dell’Interno afghano in cambio di sicurezza. Il denaro servirebbe a pagare gli stipendi mensili degli uomini del ministero che sorveglieranno le basi delle Nazioni Unite e anche per comprare loro il cibo. Il ministro però è Sirajuddin Haqqani, che è sulla lista americana dei ricercati per terrorismo perché guidava la fazione Haqqani e da anni è in contatto con al Qaida – al punto che durante gli anni della guerra era difficile dire se il gruppo Haqqani fosse più vicino ai talebani o ad al Qaida. Ancora oggi Sirajuddin non mostra il suo volto in pubblico e la taglia sulla sua testa è di cinque milioni di dollari, quasi quanto la somma che ora le Nazioni Unite vogliono fare arrivare ai suoi uomini. L’Amministrazione Biden si trova, con estrema riluttanza, davanti a una scelta difficile: se non approva i contatti e l’elargizione di somme di denaro ai talebani mette a repentaglio la vita di milioni di afghani; se approva, invece, sta di fatto mettendo quel denaro nelle mani di leader ricercati per terrorismo. 

   

Il punto di partenza per risolvere la questione è che l’occidente ha abbandonato il campo e quindi non può scegliere chi riempie quel vuoto – e chi dovrebbe riempirlo se non i suoi nemici storici? Se cedi il paese a Sirajuddin Haqqani, poi dovrai trattare con Sirajuddin Haqqani. Era prevedibile sin dal tempo degli accordi di Doha con i talebani nel marzo 2020 che l’Afghanistan avrebbe avuto bisogno di molti aiuti internazionali, perché da anni l’ottanta per cento del suo budget si fonda sugli aiuti internazionali. E’ quello che sta succedendo oggi. Tutti i governi afghani avevano bisogno di molti soldi da fuori per far andare avanti l’Afghanistan e gli Haqqani non fanno eccezione. 

   

Il punto più combattuto riguarda tuttavia le riserve in valuta estera dell’Afghanistan, circa nove miliardi e mezzo di dollari custoditi in America. Quando i talebani hanno preso il potere ad agosto, l’Amministrazione Biden ha congelato quei soldi – che però oggi sono necessari per far funzionare l’economia afghana. La Casa Bianca per ora è sfuggente e la portavoce Jen Psaki dice che uno dei motivi per i quali il denaro resta congelato è che ci sono cause da parte di americani che chiedono risarcimenti per l’11 settembre e li chiedono ai talebani per il loro legame con al Qaida. Se vincessero le cause, i risarcimenti sarebbero presi da quelle riserve. In generale e dal punto di vista legale i talebani sono ancora sulla lista dei gruppi terroristi e gli Stati Uniti non riconoscono il loro governo. Ma in questo stallo la popolazione rischia di soffrire conseguenze pesantissime.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)