il panel

Quanto manca ancora alla parità di genere. Bonetti: “Serve un cambiamento culturale”

Priscilla Ruggiero

“Un tavolo di soli uomini è un tavolo con un’idea in meno”, dice la ministra per il Sud Mara Carfagna durante il dibattito “No Women No Panel. Senza donne non se ne parla”, organizzato nell'ambito dell'iniziativa della Rappresentanza in Italia della Commissione europea e Radio1

Ieri nella sede della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea a Roma si è tenuto il dibattito sulla campagna “No Women No Panel - Senza donne non se ne parla”, per il raggiungimento di una rappresentanza equilibrata e paritaria in tutti i contesti di dibattito pubblico. L’iniziativa è stata organizzata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre, dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea e da Rai Radio1 per presentare il Memorandum d’intesa per un protocollo specifico con cui agire concretamente in favore della parità di genere, già prevista dalla Costituzione ma ancora non completamente raggiunta.

 

L’evento ha ricevuto l’adesione del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha inviato una medaglia di grande formato della Presidenza come premio di rappresentanza. Sono intervenute la ministra per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti, la ministra per il Sud Mara Carfagna, l'eurodeputata per il Partito democratico Irene Tinagli, la Commissaria europea all'Uguaglianza Helena Dalli, il direttore della rappresentanza in Italia della Commissione Europea Antonio Parenti, la comica Geppi Cucciari e i giornalisti Giorgio Zanchini e Simona Sala (ormai ex direttrice di Rai Radio1 e nuova direttrice del Tg3).

 

“Assicurare un’equa rappresentanza delle donne nei panel arricchisce il dibattito” – così apre Valeria Fiore, responsabile dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, ricordando che “un terzo delle donne in Europa è vittima di violenza sessuale, cinquanta donne a settimana vengono uccise e il 75 per cento ha subito violenza sul lavoro. Sono dati inaccettabili. Abbiamo ancora tanto su cui lavorare, in tutti i campi: l’Europa lo sta già facendo”. Geppi Cucciari, in collegamento da Torino illustra delle “Brevi regole per panel”: “Sono tutti uomini a parlare? Non va bene. Sono tutti uomini perché non c’erano donne competenti? Non avete cercato abbastanza bene. Sono tutti uomini perché si è fatto così? Fate in un altro modo. Sono tutti uomini perché dovete ‘piazzare’ un amico? Pensate a un’amica. Sono tutti uomini perché volevate davvero tutti uomini? In quest’ultimo caso, ricordate che di ‘manel’ si può guarire”. 

 

“Nelle discussioni e nei dibattiti vanno invitati esperti sia uomini che donne”, è ciò che si legge in un comunicato Rai – dice Simona Sala – la quale ha portato esempi di realtà editoriali che fanno propria una policy specifica già da moltissimi anni, come Bloomberg: “Appartenente al mondo finanziario – per anni sempre associato al mondo maschile – eppure ha adottato una policy per cui nessun giornalista può andare in panel o congressi dove non ci sia almeno una donna”. Come anche BBC e Al Jazeera, che grazie a specifici software di analisi da anni operano monitoraggi di genere sui numeri di esperte donne ed esperti uomini, e che nel giro di pochi anni hanno riequilibrato molti programmi in base al principio di parità.

 

Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e la famiglia, dice che “serve un cambiamento culturale nel nostro paese. La monotonia di una unidirezionalità di un messaggio comunicativo che non tenga in conto del necessario dialogo tra la diversità di genere è una prospettiva miope, che promuove un modello culturale e sociale non solo obsoleto, ma del tutto inadeguato ad affrontare le sfide della complessità in un approccio sistemico capace di nascere dalla doppia esperienza dell’umanità: quella femminile e quella maschile. Le donne e gli uomini hanno competenze in tutti i settori e in tutti i campi che vengono interpretate sulla base della loro personalità ed esperienza di vita e che non solo hanno il diritto di essere espresse ma sono necessarie per avere un quadro totale. Lo dico da donna di scienza, un mondo in cui per tanto tempo si è pensato che le donne dovessero essere escluse perché non portate”. Bonetti ha portato l’esempio del Covid: le prime scoperte straordinarie come la sequenza del virus e la prima anestesista che ha individuato i sintomi sono state tutte donne, e “ciò non deve stupire”.

 

Secondo Bonetti non ci si può poi sottrarre al lavoro sul tema della leadership interpretata dalle donne: “Abbiamo fatto dei passi avanti, come l’introduzione del principio di parità di genere nel meccanismo di selezione dei candidati e nomina (Ddl concorrenza), così come l’introduzione della rappresentanza equa di genere nei concorsi pubblici nel decreto semplificazioni (poi convertito in legge) – il tutto con un approccio meritocratico. La nostra intenzione è quella di non fermarci su questo tema”. La ministra ha poi citato come esempio Ursula von der Leyen: servono più donne nei ruoli di leadership, soprattutto in questa fase di ripresa.

 

Spesso mi capita nei panel di essere l’unica donna e personalmente mi batto perché ci sia maggiore partecipazione delle donne ai tavoli, non soltanto per una questione di equità e di giustizia” dice Mara Carfagna. Secondo la ministra per il Sud è importante che siano presenti più donne all’interno dei dibattiti pubblici, delle istituzioni, dei comitati e dei tavoli che si occupano di tematiche che hanno a che fare con il benessere del nostro paese “perché noi donne rappresentiamo la metà della popolazione, non siamo una minoranza da coinvolgere quando c’è bisogno di parlare dei nostri problemi specifici: non siamo dei panda a rischio estinzione. La metà femminile della popolazione si è qualificata moltissimo negli ultimi anni, in tutti i campi – scienza, ricerca, politica, istituzioni, giornalismo, cultura, cinema, letteratura – e ha sempre portato un punto di vista differente, ma soprattutto ricco. Carfagna dice che privarsi del contenuto e del talento delle donne significa impoverire il dibattito pubblico e la nostra democrazia. “Un tavolo di soli uomini è un tavolo con un’idea in meno: questa è la logica che deve spingerci a coinvolgere più donne”. La ministra ha poi ricordato gli stereotipi di genere radicati soprattutto nel sud d’Italia ed estesi in tutto il paese - “Essere donna in Italia è difficile, nel sud ancora di più: se in tutto il paese lavora una donna su due, al sud lavora una donna su tre. Il lavoro è un’arma formidabile di emancipazione e di libertà per le nostre donne e continuo a pensare che il più grande ostacolo per l’ingresso delle donne nel campo del lavoro sia rappresentato dalla carenza o assenza totale di servizi e infrastrutture sociali”.

 

Carfagna ricorda come soltanto nel 2020 il 73 per cento delle persone che hanno lasciato il lavoro sono state donne e di queste il 66 per cento lo abbia fatto in coincidenza della nascita del primo figlio. Numeri che evidenziano un problema tutto femminile: l’impossibilità di riuscire a conciliare vita familiare e vita lavorativa. “Questo governo per le donne e in particolare per le donne del sud ha compiuto un importante passo in avanti, abbiamo stanziato dei finanziamenti nella legge di bilancio che da qui ai prossimi sei anni arriveranno a superare i 6 miliardi di euro, per inserire definire e finanziare per la prima volta dopo vent’anni i livelli essenziali delle prestazioni per la funzione degli asili nido – livelli minimi di posti negli asili nido che i comuni italiani sono obbligati a garantire, dietro finanziamento dello stato, ai bambini di età compresa tra gli zero e i trentasei mesi. Consentiranno tutti i comuni italiani dal sud al nord di garantire che almeno trentatré bambini su cento trovino posto in asilo nido. Un passo importante per la formazione dei più piccoli e per consentire a tante donne lavoratrici di cercare lavoro, trovarlo e mantenerlo, per garantire posti per le donne di emancipazione e libertà”.

 

Sul tema dei femminicidi, grazie alla sua esperienza come ministro per le Pari Opportunità, Carfagna dice che il quadro legislativo italiano è all’avanguardia per quanto riguarda il sistema sanzionatorio. “Bisogna invece fare molto di più sotto il profilo della prevenzione: quando leggo di donne uccise da persone che erano state denunciate per stalking o per violenze, leggo di una sconfitta dello stato. Non si può invitare una donna a denunciare e poi lasciarla sola. Con le ministre Gelmini, Lamorgese, Cartabia, stiamo studiando delle soluzioni normative e innovative che possano rafforzare la tutela penale contro gli atti di violenza sessuale e persecutori, soprattutto nei confronti delle donne che hanno avuto il coraggio di denunciare. Per quanto riguarda le mie competenze, ho voluto personalmente dedicare un bando pubblico – che ho fortemente voluto con la ministra Bonetti e che verrà pubblicato oggi – che stanzia 250 milioni di euro per la valorizzazione di beni confiscati alla mafia: all’interno di questo bando ho voluto inserire una premialità per i comuni e le associazioni che vorranno destinare questi immobili confiscati alla mafia a luoghi di protezione per donne vittime di violenza”.

 

“A Bruxelles si respira un’altra aria rispetto all'Italia”, dice invece l’eurodeputata Irene Tinagli, “negli ultimi anni ci sono stati dei progressi notevoli e von der Leyen è stata la prima a spingere tanto da questo punto di vista: ‘Mi dovete dare un uomo e una donna’. Oggi la Commissione è totalmente paritaria”. Anche per Helena Dalli, Commissaria europea all’Uguaglianza, c’è bisogno di un cambiamento culturale. “Deve iniziare tutto dall’educazione dei ragazzi a scuola, insegnare il rispetto delle diversità e la lotta agli stereotipi: va intensificata la battaglia”.